Settembre 19, 2021

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    L'intervista

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    Di Angelica Grivèl Serra

    Sul set è Efy. Un appellativo breve e versatile, che sa di volteggio o di danza, come del resto è anche il suo muoversi affabile da una parte all’altra, tra una modella e l’altra nel backstage, macchina fotografica a portata di occhio. All’anagrafe, il nome cui risponde è più massiccio: Efisio Rocco Marras. Lì, sì, porta con sé il grande onore (e l’onere, confessa con una spontaneità che muove al sorriso) di un cognome pregiato.

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    “Il Mancaspazio di Nuoro è uno degli spazi indipendenti più innovativi nel panorama europeo”. Cosi è scritto nella menzione che The Independent Project del MAXXI di Roma. ha assegnato alla creatura di Chiara Manca.


    Nuorese, 33 anni, Chiara ha collaborato con musei e istituzioni culturali di tutto il mondo per la realizzazione di mostre su Maria Lai, di cui è esperta, tra i quali La Biennale di Venezia, Palazzo Pitti a Firenze, i Musei Civici di Cagliari e il Museo MAN di Nuoro. Dell’indimenticabile artista ogliastrina ha curato la catalogazione delle opere e l’Archivio. Inoltre, nel 2016 ha curato la mostra e il catalogo “I maestri e la terra” per il Museo Stazione dell’Arte di Ulassai, accostando alle opere di Lai quelle di Arturo Martini e Renato Marino Mazzacurati, portandole per la prima volta in Sardegna. Ha aperto il Mancaspazio nel 2018 e tra qualche giorno inaugura la sua trentesima mostra: le opere che Francesco Del Casino, l’artista autore di molti dei murales di Orgosolo, ha dedicato ad Antonio Gramsci.

    Chiara Manca – Fondatrice Mancaspazio

    Cosa ti ha spinto ad aprire il Mancaspazio?

    Quando ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’arte ho avuto la fortuna di incontrare la gallerista Sandra Piras.

    Per chi non la conosce, prova a dire chi è

    Sandra per oltre trent’anni ha fatto vivere la Chironi88, una galleria che ha aperto a Santu Predu, rione storico di Nuoro. È stata una maestra, per me un’ispirazione. Mi ha insegnato tanto, soprattutto a concretizzare le idee.

    È lei che ti ha ispirato il Mancaspazio

    Quando è venuta a mancare, nel 2018, ho aperto Mancaspazio: per me è un modo per portare avanti il suo lavoro, nel quartiere che aveva scelto lei e che ora sento mio.

    Che accoglienza ha avuto la tua galleria?

    Positiva, oltre le mie aspettative. Quando per visitare una mostra arrivano persone da Cagliari, da Sassari, da Olbia vuol dire che il pubblico è curioso e ha fame d’arte. In Sardegna c’è bisogno di mostre.

    Te lo aspettavi?

    Un successo del genere mi sorprende ancora oggi.