Novembre 14, 2019

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    Sardegna Ieri

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    Stesso periodo e non meno affascinanti delle grosse torri megalitiche. Sono i pozzi sacri: pietre che formano templi per il culto dell’acqua. Si tratta di strutture cariche di mistero, costruite nei pressi di fonti e sorgenti d’acqua, composte da un atrio, solitamente recintato con dei massi, e un ingresso da cui parte la gradinata che conduce al fondo buio del pozzo, non sempre buio, come vedremo a breve. Una sorta di mistica discesa verso l’acqua, fonte primaria della vita. Non abbiate timore di introdurvi in questi spazi: il livello dell’acqua difficilmente supera il primo gradino, e lo spettacolo, comunque, vale molto più di una sola bagnata. Esistono vari tipi di pozzo sacro. Il tipo a Tholos, di forma circolare, è una sorta di nuraghe sotterraneo. Il tipo a Megaron ha invece un perimetro rettangolare, e può essere diviso in più camere, coperte da un tetto a spioventi. 

     

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    “L’invasione delle cavallette. Contro le voracissime locuste che infestano molte zone della Sardegna e minacciano di divorare i raccolti sono in corso vere e proprie battaglie. Contadini armati da lanciafiamme attaccano le zone più infestate distruggendo in pochi minuti milioni e milioni di quei terribili insetti“.

     Il 2 giugno del 1946 la Domenica del Corriere accompagnava con questa descrizione una dinamica illustrazione sintesi della piaga che da mesi affiggeva le zone della Sardegna. E’ l’altra storia. Quella che se da una parte celebra, dall’altra sottolinea arretratezza e difficoltà; è quella vicenda che scivola nei meandri di un momento importante, troppo importante per la storia moderna. Perché il 2 giugno 1946 è sintesi del cambiamento. Sintesi di una scelta. Sintesi di una vittoria. Non solo quella della Repubblica sulla Monarchia ma quella del popolo che stringe finalmente in mano, matita alla mano, la propria libertà di scegliere.

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