Ottobre 30, 2020

    Login to your account

    Username *
    Password *
    Remember Me

    L'opinione

    L'opinione
    Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

    In questi giorni si registra, tra gli osservatori politici, istituzionali accademici ed economici, il quasi unanime convincimento che la sola via di uscita dalla situazione che attraversiamo presupponga un massiccio intervento finanziario pubblico in campo economico e, al tempo stesso, la momentanea sospensione di norme sui bilanci pubblici che, ormai palesemente, impediscono adeguate misure di politica economica e che, per tale ragione, dovrebbero giustificatamente essere passibili di deroghe.

    L'opinione
    Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

    Ho sempre immaginato alla vita dei miei nonni come a momenti in cui la casa, il focolare domestico, per dirla come nei libri di letteratura italiana, diventava il centro del mondo. Si usciva, certo, per le faccende quotidiane, per andare in campagna a raccogliere le castagne, per trovare un parente. Ma in una suddivisione ideale dei tempi, le mura domestiche rimanevano un nido caldo dal quale allontanarsi con parsimonia. C’era chi, come nel caso dei pastori transumanti e dei venditori di “truddas e tazzeris” cantati da Montanaru, vi stava lontano per più tempo e son certa che al ritorno il desiderio di risentirne l’odore, di toccarne le pareti e gli oggetti cari fosse così forte da paventarne ogni altro di uscita. E’ facile, leggendo Grazia Deledda, visualizzarle queste case, sentirne rumori e profumi, toccarne le pareti di pietra e legno, scenderne le scale ripide, muoversi nelle corti con giardino, vederne gli abitanti impegnati nella vita di tutti i giorni. Ecco, immaginando la vita in Sardegna 50 anni fa io la vedo così: domestica nel senso di legame con la casa, gli affetti; domestica come unione e, anche, come immaginazione.

    Pagina 1 di 63

    Share


    X

    Right Click

    No right click