Ottobre 20, 2021

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    In tutta la Sardegna, come altrove, era uso fare dei nodi a delle cordicelle, che potevano essere di varia materia, per favorire o per impedire rapporti, carnali e non, tra uomini e donne, agevolare matrimoni, dirimere le controversie, legare o slegare le persone, ma anche per fissare un intenzione, una preghiera, un desiderio. Si pensava che in questo modo si potessero legare insieme o separare le persone, che il gesto compiuto in modo simbolico si sarebbe poi ripetuto nella realtà, con la forza del rito e dell’intercessione.

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    DI ALESSANDRA DERRIU*

    Fin dalla preistoria l’uomo sviluppa “forme” di cura e di medicina e, nel tentativo di alleviare le sofferenze e guarire le malattie, acquisisce, con l’esperienza, saperi e pratiche nuove, in Sardegna come altrove. La “scienza medica” è inizialmente legata al culto, alla magia, al misticismo ed ancestrali credenze. L’arte della guarigione, in passato più che adesso, ma ancora adesso, aveva due anime, una scientifica, razionale, e una sacra, informale e magica, che nel tempo è stata definita superstiziosa e popolare. La prima è la medicina come si intende nell’accezione comune, la seconda, ha un rapporto con il trascendente ed il divino.

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