Novembre 28, 2020

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    L'intervista

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    Che cosa si sarà sussurrato per i vicoli dei paesi e le strade di città, tra le campagne e le piazze delle chiese, nei giorni seguenti allo sbarco sulla Luna? Quanti, ma soprattutto come, nella Sardegna del 1969, prima dell’arrivo del turismo di massa e degli smartphone, degli hashtag e delle story, hanno vissuto con la trepidazione da grande occasione quel momento, cercando, intimamente, di non perdere uno e un solo istante della diretta tv che avrebbero ricordato per tutta la vita?

    Sicuramente, nelle case degli italiani, in quel 21 luglio 1969, si respirava un gran profumo di caffè: chi aspettava sul divano, chi a letto, chi sul terrazzo, guardando la Luna, chi cercava di non farsi sopraffare dal sonno e chi raggiungeva i fortunati possessori di una televisione in bianco e nero. Oltre 50 anni sono passati da quel momento storico che non ha subito l’ingerenza di dirette social, di opinionisti dell’ultima ora o complottisti da tastiera. Non allora, perlomeno. Ed è per questo che, forse, sembra che di anni ne siano passati molti di più. Un momento che è stato unico. E c’è, in questa vicenda che ancora oggi fa parlare e fantasticare, un protagonista indiscusso che, per l’Italia, ha rappresentato più dei tre pionieri dell’Apollo 11. Chiedete a chiunque avesse più di 6 anni nel 1969 di citarvi un nome legato al momento dello sbarco sulla Luna e sarà il suo, Tito Stagno. Di lui e di quella infinita diretta, condotta in mutande per sopportare il caldo torrido, si è detto e letto tanto, così come ha fatto storia la diatriba con Ruggero Orlando sull’esatto momento in cui la sonda toccò il suolo lunare. Il solo fatto di pronunciare il suo nome rievoca un’epoca di scoperta e immaginazione ma, anche, di cronache di grandi avvenimenti storici che videro spiccare la sua firma. Tito Stagno era, già prima dello sbarco sulla Luna, “il vostro inviato da qualunque luogo”. Nato a Cagliari il 4 gennaio del 1930, esordisce su Radio Sardegna per arrivare a Roma nel 1955 e, da lì, iniziare una fulgida carriera in Rai. La sua firma si lega a doppio filo a memorabili eventi del secolo scorso, documentando i viaggi di due Presidenti, Segni e Saragat, il primo viaggio di Papa Giovanni XXIII – in treno, a Loreto -, le visite dei Presidenti USA Kennedy e Eisenhower in Italia, indimenticabili eventi sportivi, e, soprattutto, le grandi conquiste spaziali.

    Resistere alla possibilità di fare una chiacchierata con lui è impossibile. Averne l’occasione è un regalo da condividere.

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    Maurizio Carta, siniscolese, è un reporter finanziario e giornalista di The Post Internazionale, con la passione per la politica, l’economia e il calcio. Vive e lavora a  Londra dal 2013 ed è un esperto di Brexit e Unione Europea, prerogative che lo hanno visto ospite in numerose trasmissioni radio e televisive italiane. Laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Sassari e studi alla London School of Journalism, ha scritto un romanzo, “La brace sotto la cenere”, ma non vorrebbe essere definito propriamente uno scrittore. Pensa alla sua Sardegna “tutti i giorni”. Una perla, come ama chiamarla, ricca di petrolio.

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    L’energia vitale di Valeria Pecora è un tutt’uno con l’energia trascinante della sua scrittura. Valeria nasce a Cagliari il 6 aprile 1982. Vive ad Arbus, un piccolo paese del sud Sardegna tra mare e miniere. Si è laureata in Storia dell’arte e specializzata in arte contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Si definisce emozionante, tagliente, profonda. Vorrebbe vivere come fa la luna che riesce a splendere anche quando è uno spicchio.  Con "Mimma" nel 2017 ha conquistato il Premio letterario Antonio Gramsci, per la sezione in lingua italiana, riconoscimento prestigioso dedicato alle opere inedite scritte da autori sardi. Un racconto fortunato che pochi mesi fa ha primeggiato nella sezione “Opere letterarie e teatrali”  alla XIV edizione del premio nazionale Giacomo Matteotti.  Mimma, come Valeria, crede nel riscatto e nella libertà di rompere tutte le leggi non scritte.

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