Marzo 02, 2024

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    Arte e Cultura

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    In un'epoca sempre più incline alla dematerializzazione, il tessuto assume il ruolo di protagonista come oggetto simbolico di trame tra persone, territori e storie. Nel Centro Polifunzionale di Nuoro due mostre celebrano il lato artistico del tessuto. "Intrecci di luce: 50 Anni di Fiber Art" di Nietta Condemi De Felice e "Notte stellata: un’interpretazione tessile del capolavoro di Van Gogh", curata da Eva Basile e Fabio Giusti, esaltano l'arte tessile, sottolineando l'importanza dell'artigianato, della condivisione e della materialità nell'arte contemporanea. 

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    Che cos’è la grazia?

    Forse per trovarla, per rintracciarne il significato più profondo e immediato, serve perdersi, lasciarsi trasportare da quello che ascoltiamo, che accade, che ci circonda.

    Emiliano Deiana è partito da questa stessa domanda e l’ha trasformata in un libro, L’infinito in un istante (MaxOttantotto edizioni), un delicato gioiello di richiami, suggestioni, richiami.

    Seguendo lo spirito dell’opera, l’intervista è stata al buio: prima le risposte, poi il libro.

    Di questo testo, infatti, a parte i post sulla pagina social di Deiana, non avevo letto nulla. Ho deciso, allora, di lasciarmi guidare dalle parole dell'autore di La morte si nasconde negli orologi per indagare le suggestioni e le domande che portano poi, in fase di lettura, a una ricerca personale che si appiglia alla nostra esperienza, a quello che siamo, ascoltiamo, ricordiamo.

    Alla nostra idea di grazia.

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    Ci sono luoghi della letteratura capaci di riassumere l’animo umano.

    Non quello che si vede, ma quello che cerchiamo di celare, che ci fa paura, che vogliamo nascondere sperando che non esca mai allo scoperto. Sono luoghi in cui ci piace dipingere un’anima di purezza, luoghi che niente e nessuno può disturbare.

    Luoghi che diventano, per tutte le ragioni sopra elencate, universali.

    Sarà anche per questo che il posto scelto da Matteo Porru per riassumere le sfumature mai dette dell’animo umano ha un nome quasi impronunciabile, lontano da tutto, anche dalla possibilità della parola.

    Jievnibirsk.

    Provate a dirlo ad alta voce. E immaginatelo ovunque, dall'estremo nord del globo a un paese vicino al vostro, a qualunque luogo in cui vengano creati equilibri apparenti, sospesi nella paura che quello che si sa e non si vuol far sapere venga alla luce.

    Bene, eccoci pronti alla lettura, eccoci pronti per “Il dolore crea l’inverno”.

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