Giugno 14, 2021

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    L'intervista

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    Che cosa si sarà sussurrato per i vicoli dei paesi e le strade di città, tra le campagne e le piazze delle chiese, nei giorni seguenti allo sbarco sulla Luna? Quanti, ma soprattutto come, nella Sardegna del 1969, prima dell’arrivo del turismo di massa e degli smartphone, degli hashtag e delle story, hanno vissuto con la trepidazione da grande occasione quel momento, cercando, intimamente, di non perdere uno e un solo istante della diretta tv che avrebbero ricordato per tutta la vita?

    Sicuramente, nelle case degli italiani, in quel 21 luglio 1969, si respirava un gran profumo di caffè: chi aspettava sul divano, chi a letto, chi sul terrazzo, guardando la Luna, chi cercava di non farsi sopraffare dal sonno e chi raggiungeva i fortunati possessori di una televisione in bianco e nero. Oltre 50 anni sono passati da quel momento storico che non ha subito l’ingerenza di dirette social, di opinionisti dell’ultima ora o complottisti da tastiera. Non allora, perlomeno. Ed è per questo che, forse, sembra che di anni ne siano passati molti di più. Un momento che è stato unico. E c’è, in questa vicenda che ancora oggi fa parlare e fantasticare, un protagonista indiscusso che, per l’Italia, ha rappresentato più dei tre pionieri dell’Apollo 11. Chiedete a chiunque avesse più di 6 anni nel 1969 di citarvi un nome legato al momento dello sbarco sulla Luna e sarà il suo, Tito Stagno. Di lui e di quella infinita diretta, condotta in mutande per sopportare il caldo torrido, si è detto e letto tanto, così come ha fatto storia la diatriba con Ruggero Orlando sull’esatto momento in cui la sonda toccò il suolo lunare. Il solo fatto di pronunciare il suo nome rievoca un’epoca di scoperta e immaginazione ma, anche, di cronache di grandi avvenimenti storici che videro spiccare la sua firma. Tito Stagno era, già prima dello sbarco sulla Luna, “il vostro inviato da qualunque luogo”. Nato a Cagliari il 4 gennaio del 1930, esordisce su Radio Sardegna per arrivare a Roma nel 1955 e, da lì, iniziare una fulgida carriera in Rai. La sua firma si lega a doppio filo a memorabili eventi del secolo scorso, documentando i viaggi di due Presidenti, Segni e Saragat, il primo viaggio di Papa Giovanni XXIII – in treno, a Loreto -, le visite dei Presidenti USA Kennedy e Eisenhower in Italia, indimenticabili eventi sportivi, e, soprattutto, le grandi conquiste spaziali.

    Resistere alla possibilità di fare una chiacchierata con lui è impossibile. Averne l’occasione è un regalo da condividere.

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    Francesco Casula nasce a Ollolai (NU). Dopo gli studi medi-superiori fatti dai Gesuiti, -frequenta il Liceo Sociale di Torino, dove studiò Cesare Pavese - a Roma nel 1970 si laurea in Storia e Filosofia. È stato docente di Storia, Filosofia e Italiano negli Istituti Superiori. È giornalista pubblicista dal 1989. Attualmente è Direttore Responsabile e redattore di “Liberatzione sarda“, periodico bilingue e “Madiapolis” periodico degli studenti universitari di Cagliari. Negli anni passati è stato direttore responsabile de “Il Solco” il prestigioso giornale del PSD’AZ e di Emilio Lussu e del periodico bilingue della Confederazione sindacale sarda “Tempus de Sardinnia“. Ha complessivamente scritto circa mille articoli su riviste, periodici e quotidiani sardi e italiani; ha scritto e pubblicato numerosissimi saggi e novelle; sono sue le undici monografie in lingua sarda per la collana “Omines e feminas de gabbale”; ha composto numerose prefazioni a saggi e romanzi legati alla Sardegna. Ha scritto “Letteratura e civiltà della Sardegna”: un’opera antologica che raccoglie le opere di scrittori e poeti bilingui, scrittori e poeti in lingua italiana, scrittori e poeti in lingua sarda. Inoltre è stato consulente-esperto in materia di Lingua e Storia della Sardegna, dell’Assessorato della Pubblica istruzione, Beni culturali, Informazione, spettacolo e sport della Regione autonoma della Sardegna.

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