Ottobre 23, 2019

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    Ha fatto bene il giornalista Luciano Piras, con il suo ottimo articolo “Atene Sarda capitale degli insulti”, a richiamare l’attenzione sul fatto che Nuoro «sia travolta da una crisi di rappresentanza che lascerà il segno nella storia». Una crisi di rappresentanza che sta coinvolgendo l’intero territorio sempre più in difficoltà nel far valere le proprie istanze. Eppure Grazia Deledda, descrivendo le principali caratteristiche del capoluogo, lo aveva definito “il luogo più colto e battagliero della Sardegna”. Se la cultura resta una peculiarità distintiva di Nuoro e dei nuoresi, si è persa invece proprio la capacità di lottare per il territorio e il bene comune. Sono subentrate indifferenza, inerzia e arrendevolezza, manca una reazione convinta ed efficace al degrado e al declino.

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    Nel manifesto dei 200 giuristi che appoggiano la riforma costituzionale si afferma, tra le altre cose, che “il testo non è, né potrebbe essere privo di difetti e discrasie” in quanto le riforme “le fanno i rappresentanti del popolo, non comitati di esperti”. Affermazioni giustificabili per un regolamento di condominio, non per una riforma di questa portata; che, a differenza di quanto si sostiene in tale documento, stravolge – eccome – la Costituzione. Il manifesto si espone a numerose critiche nel merito.

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    Secondo il nuovo accordo collettivo nazionale della medicina generale e pediatria, i medici di famiglia dovrebbero essere operativi dalle 8 alle 24, sette giorni su sette. Nelle ore notturne e in caso di chiusura degli studi medici resterà solo il 118 o il Pronto Soccorso. Manovra che vedrà la scomparsa della guardia medica e che, secondo le logiche “celesti”, dovrebbe alleggerire i Pronto Soccorso. Ma non si comprende bene la ragione, visto che la guardia medica doveva servire proprio a evitare affollamenti nei luoghi di primo intervento.

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