Aprile 23, 2021

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    *DI Matteo Porru

    L’uomo che passeggia da solo in centro a Torino con lo sguardo chino e spento l’hanno dimenticato tutti, o quasi. Riesce a campare da mesi quasi per miracolo, con le poche migliaia di lire che gli passano le redazioni della città per gli articoli che scrive, se li pubblicano, e gli bastano a malapena per togliersi di dosso la fame. Ha un fortissimo accento sardo e il cognome lo è ancora di più: si chiama Vittorio Angius ed è morto il 19 marzo del 1862, dopo anni trascorsi sotto vuoto, senza aria. Eppure prima, perchè c’è stato un prima, e che prima, quando la vita gli aveva dato la fede, la penna, un vigilissimo sguardo sul mondo e gli brillavano gli occhi davanti alle storie che leggeva o sentiva raccontare, prima sì che lo ricordavano. Il prima lo ricordava bene anche lui.

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    *Di Matteo Porru

    Ho conosciuto Matteo Porru in una delle prime vere calde mattine di maggio del 2018. Ero tornato da qualche giorno, forse tre, dal Salone del libro di Torino, dove avevo presentato il mio secondo libro. Ricordo che c’era una lezione di storia, e quando c’era lezione di storia con Luisa Mereu, che poi sarebbe diventata una delle persone più care che ho al mondo, non volava una mosca.

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