Di nuovo Settembre, di nuovo Cabudanni. Ma un anno dopo. Un anno dopo nuove chiusure, aspettative, paure e ipotesi di rilancio in cui tanto si è parlato delle opportunità di una giusta ripresa turistica. Si è discusso di rilancio dei piccoli centri, dell’importanza di potenziare la rete dei servizi, di come la Sardegna potesse inserirsi nel tema del southworking.
Tema, questo, che è rimasto per lo più una moda social, pronta a trasformarsi in un fuoco di paglia al ritmo di algoritmi e tendenze anche, però, a causa nostra. Terminato il momento di totale emergenza, quello in cui la corsa verso località dal clima mite, stile di vita slow e tranquillità a un costo della vita inferiore ma senza rinunciare alla potenza di una connessione internet, è terminata anche la necessità (e volontà) di promuovere le nostre realtà come i luoghi ideali dove lavorare a distanza.
E da lì, ci siamo nuovamente adagiati sui canonici tre mesi estivi. Tre mesi che conferiscono il pretesto per attribuire alla Sardegna l'etichetta di destinazione turistica.
Mariella Cortes
L'opinione