Luglio 30, 2021

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    *DI MATTEO PORRU

    C’è un uomo a terra fuori dal tribunale di Nuoro. Si chiama Giuseppe, ha cinquantaquattro anni, gli hanno sparato. È un avvocato, un politico, un padre di un bambino che di anni ne ha dieci e di nome fa Gonario. L’agonia dura due giorni. E il ventuno settembre mille novecento otto del bambino non è rimasto niente, o quasi. Perché Gonario, nella vita che lo attende, sarà il padre che ha perso e che ha amato tanto. Per esserlo, studia e studia ovunque. Prima a Sassari, dove inizia ad appassionarsi alla letteratura italiana, poi a Firenze, al liceo classico Michelangelo. Ma poi arriva la guerra e chiama alle armi e le chiama lontano.

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    DI MARGHERITA ZURRU*

    L’otto marzo è Tonina, 83 anni, la patente di guida nel cassetto da 40, sempre rinnovata con cura e tirata fuori quando suo marito, a causa di qualche problemino di salute, non ha più potuto guidare. E siccome la vita l’ha abituata a ben altre sciagure, non si è certo persa d’animo, con granitica risolutezza ha superato le resistenze di figli e nipoti, preso lezioni di guida e speso i suoi risparmi in un’auto con le marce automatiche. Poche settimane dopo, gira libera per le strade della sua città. Vedeste che sguardo fiero sfodera, mentre mi dice: “Me ne sento sessanta, non uno di più”. Vedeste con quanta ammirazione la guarda sua nipote, poco più di vent’anni e tutta una vita di sfide davanti.  

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