Contos de foghile

Contos de foghile: Su maschinganna

Una ‘orta, da’ ora da’ ora, is pastores de Tonara fianta in sa pratza de Toneri orrostinno sa petza, in d-unu fogu mannu chi pariat su fogu chi s’alluet po sa die de Sant’Antoni e’su fogu e in Tonara finas po festare a Santu Trebestianu, in su mese de ghennargiu. Fut giai iscuriganno a dae funnu de sa’adde non beniat perunu sonu. Is pastores nn’haiant appena accorrau is crabas e is brebes in su cuile. Fut una die de ierru, de cussas dies frittas de astrore e chiligia, de cussas nottes chi toccat a ibettare accanta de su fogu chi no unu s’atteterat e si marcoriat su samene de su frittu...

Contos de foghile: Su maschinganna

Contos de foghile: Sa musca matzedda

Sa gente manna de Tonara narant custu contu dae dae su babbu a su figgiu, dae prus de chimechentos annos. Nanta ca una ‘orta un omine erriccu de Tonara, su prus erriccu de tottu sa idda, fut deasi erriccu chi no ischiat prusu inue nne ponnere su dinare. Teniat in domo ischisorgios de nne prennere duos aposentos; duos aposentos intreos.... e no ischiat prus comente faere po ammantare tottu cussa gratzia poite no ischiat prusu inue dda ponnere. E non nn’arrennessiat de dromire prusu, poite timiat chi cale si siat male intragnau nne dd’esset intrau a domo a intro ‘e notte e nne dd’esset furau tottu cussu bene chi haiat ammuntonau in tottu cussos annos, unu pagu po abilesa sua e in bona parte po mores ca fut fortunosu e deus dd’haiat aggiudau in tottus is affarios chi haiat fattu, giranno su munnu comente haiat fattu fintzas a tanno.

Contos de foghile: Sa musca matzedda

Gli esseri fantastici in Sardegna

Quello che altrove si è perso in Sardegna resiste, radicato nella vita delle comunità. Il sacro e il profano si mescolano. Echi di riti ancestrali, di culti pagani dispersi nell'ardore cristiano di marca spagnola. E le mille tetre leggende che ancora qualche anziano racconta vicino a su fochile.

Gli esseri fantastici in Sardegna

La possessione dell'Argia: la ballerina variopinta

In Sardegna la amano perché dà vita a feste e divertimenti, la odiano perché provoca malattia e umiliazione: si tratta dell'argia, una vera e propria ballerina variopinta. In realtà è un animaletto piccolo e molto velenoso: alcuni lo descrivono come un ragno, altri come una grossa formica. In ogni caso, la sua puntura può essere mortale se non curata nei tempi e nei modi imposti dalla tradizione. S'argia è avvolta da mille misteri: per i sardi è la sola sopravvissuta allo sterminio voluto da Dio degli animali velenosi dell'isola. Rari gli incontri con qualche "argia maschio": quasi unicamente "femmina", si presenta con tanto di corpetto e gonna. I colori degli abiti indicano il suo stato civile, come per le donne sarde: nubile, sposata o vedova. Il nero indica la vedova, il bianco la nubile, il maculato la sposa.

La possessione dell'Argia: la ballerina variopinta

Contos de foghile: Is gianeddas de Su Toni

Una orta, dae ora meda, dae is orroccas de Su Toni, orroccas artas da inue si biet tottu sa badde de s’Isca, s’intennianta sonos e ‘oges melodiosas, chi nemos haiat intenniu prusu. Parianta cantos, comente chi calecunu s’esset tzetziu, incarannosi a b-ardiare sa idda de Tonara e d’esset cantau cuddas cantzones armoniosas. Pariat una litania antiga, de cussas litanias chi non s’intennente prus, poite si funti perdias in in sa memoria passada de su tempus...... Su contu narat ca cussas boges chi pariant de piggioneddos chi cantant in beranu fiant is boges de is gianeddas, chi in’istade crocaiant in foras in Su Pranu e in s’erru dromiant in sa lutta de ‘Ucca e Trò, a sutta calencunu concale, po s’acconcolare dae su frittu e dae su entu.

Contos de foghile: Is gianeddas de Su Toni

Nostra Signora del Buon Consiglio

Oggi, miei piccoli amici, voglio raccontarvi una storia che vi commuoverà moltissimo, e che, se non vi commuoverà, non sarà certamente per colpa mia o delle cose che vi narro, ma perché avete il cuore di pietra. C'era dunque una volta, in un villaggio della Sardegna per il quale voi non siete passati e forse non passerete mai, un uomo cattivo, che non credeva in Dio e non dava mai elemosina ai poveri. Quest'uomo si chiamava don Juanne Perrez, perché d'origine spagnola, ed era brutto come il demonio. Abitava una casa immensa, ma nera e misteriosa, composta di cento e una stanza, e aveva con sé, per servirlo, una nipotina di quindici anni, chiamata Mariedda.

Nostra Signora del Buon Consiglio

La storia di San Michele Arcangelo

La mercantessa d'uova, zia Biròra Portale, viaggiava recando un cesto d'uova da Orotelli a Nuoro. Era una notte d'agosto, pura e luminosa come una perla. Sulla grande distesa della pianura di stoppia, la luna gettava una luce viva ed eguale; il cielo era azzurro quasi come di giorno, e solo ad oriente l'orizzonte appariva vaporoso, velando le montagne che sembravano nuvole sorgenti dal mare. Zia Biròra viaggiava di notte perché viaggiava a piedi, e viaggiava a piedi perché i guadagni del suo commercio erano tanto esigui da non permetterle di viaggiare a cavallo. Figuratevi che tutti i capitali del suo commercio, assai fragili invero, stavano dentro quel cestino intessuto di canne che ella recava sul capo: duecento uova. Ogni tre giorni zia Biròra, comprava duecento uova, le disponeva nel cestino, fra la paglia, e si metteva in viaggio per Nuoro. Col guadagno viveva tre giorni.

La storia di San Michele Arcangelo

La leggenda dei Tre fratelli

Nella catena di monti che circondano Nurri, e precisamente nel monte chiamato Pala Perdixi o Corongius, c'è una grotta naturale, assai ampia e interessante, dove i contadini e i pastori si rifugiano per riposarsi, e talvolta per passarvi la notte. Una volta tre fratelli, tre buoni abitanti del villaggio, stanchi di aver raccolto olive tutta la giornata entrarono, verso sera, per riposarsi in questa grotta. Mentre stavano ragionando tranquillamente fra loro di cose di campagna, e cenando con del pane e del magro companatico, videro entrare tre donne, che si fermarono dubbiose sull'ingresso, guardandoli con diffidenza.

La leggenda dei Tre fratelli

La scomunica di Ollolai

Radicatissima è ancora nel popolino sardo la credenza che la scomunica del papa o magari di un semplice sacerdote, apporti davvero maledizione su chi è lanciata e sulle sue generazioni. A tal proposito ho trovato fra le altre questa leggenda. In un villaggio del circondario di Nuoro c'era un ricco monastero i cui frati spadroneggiavano non solo sulle loro proprietà e sui loro sottoposti, ma in tutte le terre e gli abitanti vicini. Perciò erano sommamente malvisti, e già, segretamente, gli abitanti del villaggio avevano inviato molte suppliche al Santo Padre perché mettesse un freno alle angherie loro. Ma a Roma si pensava ad altro che al piccolo villaggio sardo: allora un gruppo di giovini un po' scapestrati e senza pregiudizi decise di far qualche tiro ai monaci, che li screditasse presso il papa e segnasse la loro rovina. L'occasione li favorì stranamente.

La scomunica di Ollolai

La leggenda di Gonare (Orani - Sarule)

I santi, Nostra Signora e Gesù stesso in persona pigliano spesso viva partecipazione in molte leggende sarde. Non c'è Madonna che non abbia la sua storia, e quasi tutte le chiese, specialmente le chiesette di campagna, le piccole chiese brune perdute nelle pianure desolate o nei monti solitari, e che hanno l'impronta delle costruzioni pisane o andaluse, sono circondate da una tradizione semplice o leggendaria. Qui ne ricordo due. La prima è della chiesetta edificata in cima al monte Gonare, presso il villaggio di Orane, a 1120 metri sul livello del mare. Gonare è una delle montagne più caratteristiche della Sardegna, ed il suo picco azzurro, in forma di piramide, si scorge da moltissimi punti dell'isola.

La leggenda di Gonare (Orani - Sarule)

La nascita delle Launeddas

Poco distante dalla riva del mare un antico pastore pascolava le sue gregge. Era in un tempo lontanissimo, in una primavera quasi preistorica; ma il paesaggio era quale ancora si ammira adesso, una fresca pianura verde, chiusa da montagne quasi nere sul cielo d'un azzurro chiaro, e lambita dal mare; la capanna del pastore era eguale alle odierne capanne dei pastori sardi; e lo stesso era il pastore, vecchio ma ancora possente, coi lunghi capelli e la lunga barba gialla, gli occhi neri circondati di rughe, e vestito di rozzi pannilani e di pelli. 

La nascita delle Launeddas

La leggenda del Monte Bardia (Dorgali)

Questa leggenda risale all'ottavo o nono secolo. Dopo l'insurrezione dei sardi contro la dominazione bizantina, fuggiti i fiacchi Greci da Cagliari, l'isola si resse da sé per qualche tempo, governata dal famoso re Gialeto, ch'era già stato capo dei rivoluzionari. Ma venne tosto infestata dai saraceni, che la sbranarono con ogni sorta di scorrerie, di espilazioni, di saccheggi e di rovine.Le coste dell'isola erano costantemente piene di pirati e di guerrieri saraceni, e i villaggi marittimi erano quelli che più certamente ne soffrivano. Gli abitanti di Dorgali, grosso villaggio nel circondario di Nuoro, vicino alla costa orientale, ma difeso da un'alta montagna calcarea, tenevano sempre un gruppo di uomini forti e valorosi sulla cresta del monte, in guardia contro tutti i movimenti dei saraceni accampati sulla sottostante costa.

La leggenda del Monte Bardia (Dorgali)

La leggenda del castello di Galtellì

Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero. Il castello di Galtellì - la Civitas Galtellina, altre volte così fiorente e popolata, ora decaduta in miserabile villaggio - è interamente distrutto; restano solo i ruderi neri e desolati, dominanti il triste villaggio, muti e severi nel paesaggio misterioso. La leggenda circonda quelle meste rovine con un cerchio magico di credenze strane, fra cui la principale è che l'ultimo Barone, ovvero lo spirito suo, vegli giorno e notte sugli avanzi del castello, in guardia dei suoi tesori nascosti. 

La leggenda del castello di Galtellì
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