Contos de foghile

Far visita al paese delle streghe

Il 30 Gennaio 2000 Rai Tre mandò in onda un servizio su Villacidro, il cui oggetto fu ripreso nei giorni seguenti da alcune riviste e quotidiani importanti: una leggenda affascinante decretava maledetto questo paese di quindicimila abitanti scarsi, perché infestato dalle streghe. Secondo un articolo dai toni medievaleggianti (comparso sul quotidiano La Repubblica) “un alto tasso di suicidi perpetua la leggenda e molti abitanti fanno ricorso costante a riti esorcisitici per difendersi”.

Far visita al paese delle streghe

Maria di Eltili la leggenda di una donna sardo - islamica

La leggenda narra di una donna, Maria di Eltili, che viene rapita dai Mori mentre raccoglie canne insieme alla madre lungo lo stagno costiero. Trasportata a Tunisi, diventa dopo un po'di tempo, la favorita del sultano. Dopo molti anni, quando è ormai adulta, il sultano la riconsegna ai mercanti di schiavi, i quali la rivendono in Sardegna e Maria riesce a ritrovare le vie di casa. Maria di Eltili è un personaggio complesso: è una donna sarda attaccata alla sua terra da cui è stata strappata da bambina, ma è diventata islamica e quindi in lei convivono due anime e due culture. E' una donna che conosce i segreti delle erbe medicinali, è una levadora che possiede il mistero della vita che nasce , ma è anche una accabadora che sa porre fine alla vita. 

Maria di Eltili la leggenda di una donna sardo - islamica

Santa Nostasìa di Tonara: assalto alle opere d'arte

Quello intercorso tra i tonaresi e Santa Anastasia è, senza dubbio, un rapporto piuttosto controverso, caratterizzato da elementi poco chiari e misteri non ancora svelati. Se è vero, da un lato, che il periodo antecedente l’abbandono della Chiesa fu caratterizzato da uno stato di evidente incuria, rilevato, tra l’altro, in alcuni documenti conservati nella biblioteca parrocchiale del paese, dall’altro la Chiesa risultava essere ricca di opere d’arte e contenuti di consistente valore. Nel corso di una visita pastorale risalente agli inizi del XIX secolo,  fu il Vescovo stesso a lamentare i segni di una evidente trascuratezza ravvisando ombre di bruciatura sul portone principale della chiesa e l’amputazione di un arto alla statua della Santa.

Santa  Nostasìa di Tonara: assalto alle opere d'arte

Il giallo dimenticato di Santa Nostasìa

Rione Toneri, a pochi passi dal centro abitato di Tonara. Qui giacciono in silenzio quelle che furono le mura della Chiesa di Santa Anastasia, per i tonaresi Santa Nostasìa, poi divenuta per troncamento Santa Nosta. Nostra, per l’appunto, perché gli  abitanti del luogo quella chiesa la sentivano propria, sin dal XIV secolo quando, una rappresentanza di monaci Vallombrosani, valicato il Tirreno, giunse dall’Etruria in Sardegna dove edificò ricchi e splendidi monasteri, governando un gran numero di villaggi rurali.  Oggi, a testimonianza di quella che fu sino al 1820, la prima Chiesa Parrocchiale della cosiddetta Villa Tunare, rimangono solamente pochi ruderi, forse ciò che resta del presbiterio.

Il giallo dimenticato di Santa Nostasìa

Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna

Si puó ragionevolmente ritenere che, in un tempo antichissimo, le janas siano state le divinitá pagane delle popolazioni sarde che poi ne hanno tramandato il ricordo attraverso la tradizione orale. Queste entitá dei boschi e delle fonti hanno visto mutare nel corso dei secoli la loro primigenia identitá. Da divinitá agresti, le janas sono divenute esseri dotati di poteri magici, capaci di influire sul destino degli uomini donando loro enormi ricchezze o colpendoli con la sventura. Ancora oggi di una persona particolarmente fortunata si usa dire che è bene fadada; al contrario, si dice male fadada per chi è incorsa in una disgrazia. Un'altra curiosa espressione é l'imprecazione 'mala jana ti currada' (cattiva fata ti insegua).

Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna

SA MAGHIARZA (La strega)*

In paese dicevano che era una "bruscia", una "maghiarza", una strega insomma. Non era sposata, viveva con una sorella, aveva i capelli bianchi e uno sguardo selvatico.

Quando veniva agli incontri dove si raccoglievano storie, canti, tradizioni del paese, lei si sedeva da parte. Non parlava mai, ascoltava poi spariva come un ombra. Così fece per molti incontri, mentre le altre donne raccontavano e cantavano antiche nenie e canzoni.

Un giorno, credo a causa di un funerale, le donne non vennero all'incontro, venne solo lei ed eravamo soli con il nostro registratore. Lei aveva fiducia in me, parlava in sardo naturalmente e alla fine - nonostante la sua ritrosia - la convinsi a cantare, o meglio, a "lamentare" perchè si trattava di un “attitu”. S'attitu si cantava per esprimere il dolore per il defunto. 

SA MAGHIARZA (La strega)*

Affacciarsi sull'abisso dove venivano sacrificate le vergini

In certe notti barbaricine, nel Supramonte Dorgalese, quando il cielo è sereno e tutto ciò che circonda la grotta di Ispinigoli tace, si possono udire i lamenti delle anime di giovani fanciulle, sacrificate agli dèi d’Oriente in tempi lontani. Una specie di grotta-tempio, quella di cui parliamo, dove a rappresentare la divinità era un’immensa stalagmite che, fondendosi con la stalattite sovrastante, forma una colonna di circa trentotto metri. Prima in Europa per altezza, e seconda nel mondo, questa opera eretta dalla natura governa il centro di una grande sala dalla sommità della volta fino al pavimento.

Affacciarsi sull'abisso dove venivano sacrificate le vergini

Dalla Gallura alla Barbagia, pozioni curative e "buona morte"

Un un’isola magica e misteriosa come la Sardegna l’eco di tradizioni sussurrate da secoli vive e si fa udire ancora oggi, soprattutto in quei centri lontani dalle coste, in cui l’isolamento rallenta la scomparsa di antiche abitudini e credenze. Come in alcuni paesi interni dell’Ogliastra, o della Gallura di nord-est o della selvaggia ed ermetica Barbagia, teatro della non troppo lontana epoca del banditismo sardo.

Dalla Gallura alla Barbagia, pozioni curative e "buona morte"

La Sardegna a testa in giù

Oggi vi racconto la storia di Nicola. Storia che molti di voi avranno gia' letto nei quotidiani e in rete, quindi non vi racconto niente di nuovo, ehheheh. Ma per me e' stata comunque una sorpresa. Perche' la mattina di ieri mi sono svegliato a Esterzili e avevo intenzione di salire al monte Santa Vittoria per godere del panorama. Prima pero' vado al solito bar, da Mau, a fare colazione e incontro Serge per strada, gli dico che stavo salendo su al monte. E lui mi dice: sai, sta arrivando quel ragazzo che si e' arrampicato sul ponte di Gadoni e vuole salire anche lui.

La Sardegna a testa in giù

Le leggenda della banderuola

Gli anziani di Tonara narrano della leggenda della banderuola del vento che sta' sulla cima del campanile della loro parrocchia. E' un pesce che segna la direzione del vento... anzi dei venti... non so se oggi si muova ancora. Il campanile stonato non ha più' la bellezza di cento anni fa quando era sormontato da una bella cupola che e' stata tristemente e infelicemente abbattuta nel 1927, per fare posto ad un parallelepipedo a cuspide che fa' somigliare la torre campanaria ad uno shuttle spaziale.

Le leggenda della banderuola

La leggenda della regina nuragica Iddocca

Narra una antica leggenda  che una regina nuragica chiamata Iddocca, al termine di una riunione con i sacerdoti  decise che il nuraghe doveva essere edificato velocemente. Il nuraghe serviva per dare sicurezza alla sua gente, oltreché per tenere ben disposti gli dei; le richieste dei sacerdoti erano dunque da appoggiare. Ma la regina Iddocca era molto preoccupata poiché i tempi erano ristretti ed era venuta a conoscenza che  gente sconosciuta  sbarcava nella costa a Sud della sua terra. La figlia della regina si accorse della preoccupazione della madre e cosi decise di parlarle.

La leggenda della regina nuragica Iddocca

Peppinu Mereu e altre storie

Poeta celeberrimo di Tonara morì dimenticato nel paese barbaricino, tra stenti e malattie e consumato dalla tisi, "coment una cannela 'e chera". Così disse, e scrisse di non volere una tomba sul quale piangerlo, perché odiava l'ipocrisia. I tonaresi e il suo amico fraterno Nanni Sulis lo seppellirono inumandolo come si faceva allora in battero taulas de linna de castagna. Fu' sepolto in su campusantu Etzu, quello che allora sorgeva a lato della parrocchiale di San Gabriele... Proprio dietro l'edificio... A sa manera antiga.

Peppinu Mereu e altre storie
Image