Contos de foghile

SA MAGHIARZA (La strega)*

In paese dicevano che era una "bruscia", una "maghiarza", una strega insomma. Non era sposata, viveva con una sorella, aveva i capelli bianchi e uno sguardo selvatico.

Quando veniva agli incontri dove si raccoglievano storie, canti, tradizioni del paese, lei si sedeva da parte. Non parlava mai, ascoltava poi spariva come un ombra. Così fece per molti incontri, mentre le altre donne raccontavano e cantavano antiche nenie e canzoni.

Un giorno, credo a causa di un funerale, le donne non vennero all'incontro, venne solo lei ed eravamo soli con il nostro registratore. Lei aveva fiducia in me, parlava in sardo naturalmente e alla fine - nonostante la sua ritrosia - la convinsi a cantare, o meglio, a "lamentare" perchè si trattava di un “attitu”. S'attitu si cantava per esprimere il dolore per il defunto. 

SA MAGHIARZA (La strega)*

Affacciarsi sull'abisso dove venivano sacrificate le vergini

In certe notti barbaricine, nel Supramonte Dorgalese, quando il cielo è sereno e tutto ciò che circonda la grotta di Ispinigoli tace, si possono udire i lamenti delle anime di giovani fanciulle, sacrificate agli dèi d’Oriente in tempi lontani. Una specie di grotta-tempio, quella di cui parliamo, dove a rappresentare la divinità era un’immensa stalagmite che, fondendosi con la stalattite sovrastante, forma una colonna di circa trentotto metri. Prima in Europa per altezza, e seconda nel mondo, questa opera eretta dalla natura governa il centro di una grande sala dalla sommità della volta fino al pavimento.

Affacciarsi sull'abisso dove venivano sacrificate le vergini

Dalla Gallura alla Barbagia, pozioni curative e "buona morte"

Un un’isola magica e misteriosa come la Sardegna l’eco di tradizioni sussurrate da secoli vive e si fa udire ancora oggi, soprattutto in quei centri lontani dalle coste, in cui l’isolamento rallenta la scomparsa di antiche abitudini e credenze. Come in alcuni paesi interni dell’Ogliastra, o della Gallura di nord-est o della selvaggia ed ermetica Barbagia, teatro della non troppo lontana epoca del banditismo sardo.

Dalla Gallura alla Barbagia, pozioni curative e "buona morte"

La Sardegna a testa in giù

Oggi vi racconto la storia di Nicola. Storia che molti di voi avranno gia' letto nei quotidiani e in rete, quindi non vi racconto niente di nuovo, ehheheh. Ma per me e' stata comunque una sorpresa. Perche' la mattina di ieri mi sono svegliato a Esterzili e avevo intenzione di salire al monte Santa Vittoria per godere del panorama. Prima pero' vado al solito bar, da Mau, a fare colazione e incontro Serge per strada, gli dico che stavo salendo su al monte. E lui mi dice: sai, sta arrivando quel ragazzo che si e' arrampicato sul ponte di Gadoni e vuole salire anche lui.

La Sardegna a testa in giù

Le leggenda della banderuola

Gli anziani di Tonara narrano della leggenda della banderuola del vento che sta' sulla cima del campanile della loro parrocchia. E' un pesce che segna la direzione del vento... anzi dei venti... non so se oggi si muova ancora. Il campanile stonato non ha più' la bellezza di cento anni fa quando era sormontato da una bella cupola che e' stata tristemente e infelicemente abbattuta nel 1927, per fare posto ad un parallelepipedo a cuspide che fa' somigliare la torre campanaria ad uno shuttle spaziale.

Le leggenda della banderuola

La leggenda della regina nuragica Iddocca

Narra una antica leggenda  che una regina nuragica chiamata Iddocca, al termine di una riunione con i sacerdoti  decise che il nuraghe doveva essere edificato velocemente. Il nuraghe serviva per dare sicurezza alla sua gente, oltreché per tenere ben disposti gli dei; le richieste dei sacerdoti erano dunque da appoggiare. Ma la regina Iddocca era molto preoccupata poiché i tempi erano ristretti ed era venuta a conoscenza che  gente sconosciuta  sbarcava nella costa a Sud della sua terra. La figlia della regina si accorse della preoccupazione della madre e cosi decise di parlarle.

La leggenda della regina nuragica Iddocca

Peppinu Mereu e altre storie

Poeta celeberrimo di Tonara morì dimenticato nel paese barbaricino, tra stenti e malattie e consumato dalla tisi, "coment una cannela 'e chera". Così disse, e scrisse di non volere una tomba sul quale piangerlo, perché odiava l'ipocrisia. I tonaresi e il suo amico fraterno Nanni Sulis lo seppellirono inumandolo come si faceva allora in battero taulas de linna de castagna. Fu' sepolto in su campusantu Etzu, quello che allora sorgeva a lato della parrocchiale di San Gabriele... Proprio dietro l'edificio... A sa manera antiga.

Peppinu Mereu e altre storie

Un giorno di tanto tempo fa il sardo era un unica lingua

Una Limba antiga. Fiat. Naschia dae sa turre de Babele. Comente Tottu i limbas. I limbatzos si fiant postos a brigare! Su Sardu megnus est su nostru! Naraiant totu paris sas biddas de sa Baronia e non cussas ebbia : Lode', Onanie, Thiniscole, Irgole, Gartheddi, Irgole, Locule, Oniai e s'Orosee': Naramus nepote ...

Un giorno di tanto tempo fa il sardo era un unica lingua

Scoprire dove andava a partorire il bue marino

Ogni tanto qualcuno la vede, o crede di vederla, fare capolino da sotto l’acqua. In ordine di tempo, l’ultimo avvistamento risale al luglio del 2008, quando quattro velisti, nei pressi delle coste di Villasimius, sostennero di avere incontrato un esemplare della rarissima foca monaca.Pochi mesi prima, una notizia simile era rimbalzata tra i blog degli appassionati, ma la testimonianza era presto stata liquidata come inattendibile. Nel marzo del 2008, il quotidiano “La Nuova Sardegna” aveva annunciato un altro solito incontro, da parte di due subacquei, avvenuto nell’arcipelago de La Maddalena, e più precisamente a Nord dell’isola di Caprera, tra Punta Galera e Punta CrocittaNel maggio dell’anno precedente era stato “Il Giornale della Sardegna” a diffondere una notizia simile. Secondo la fonte, per altro illustre visto che si trattava di esperti dell’Area marina protetta di Villasimius, tre adulti di foca monaca con un cucciolo al seguito si aggiravano tra la costa sud orientale dell’isola e il Golfo di Orosei. La notizia, ripresa da tutti i quotidiani locali e dai siti specializzati, fece ben sperare.

Scoprire dove andava a partorire il bue marino

Contos de foghile: Su maschinganna

Una ‘orta, da’ ora da’ ora, is pastores de Tonara fianta in sa pratza de Toneri orrostinno sa petza, in d-unu fogu mannu chi pariat su fogu chi s’alluet po sa die de Sant’Antoni e’su fogu e in Tonara finas po festare a Santu Trebestianu, in su mese de ghennargiu. Fut giai iscuriganno a dae funnu de sa’adde non beniat perunu sonu. Is pastores nn’haiant appena accorrau is crabas e is brebes in su cuile. Fut una die de ierru, de cussas dies frittas de astrore e chiligia, de cussas nottes chi toccat a ibettare accanta de su fogu chi no unu s’atteterat e si marcoriat su samene de su frittu...

Contos de foghile: Su maschinganna

Contos de foghile: Sa musca matzedda

Sa gente manna de Tonara narant custu contu dae dae su babbu a su figgiu, dae prus de chimechentos annos. Nanta ca una ‘orta un omine erriccu de Tonara, su prus erriccu de tottu sa idda, fut deasi erriccu chi no ischiat prusu inue nne ponnere su dinare. Teniat in domo ischisorgios de nne prennere duos aposentos; duos aposentos intreos.... e no ischiat prus comente faere po ammantare tottu cussa gratzia poite no ischiat prusu inue dda ponnere. E non nn’arrennessiat de dromire prusu, poite timiat chi cale si siat male intragnau nne dd’esset intrau a domo a intro ‘e notte e nne dd’esset furau tottu cussu bene chi haiat ammuntonau in tottu cussos annos, unu pagu po abilesa sua e in bona parte po mores ca fut fortunosu e deus dd’haiat aggiudau in tottus is affarios chi haiat fattu, giranno su munnu comente haiat fattu fintzas a tanno.

Contos de foghile: Sa musca matzedda

Gli esseri fantastici in Sardegna

Quello che altrove si è perso in Sardegna resiste, radicato nella vita delle comunità. Il sacro e il profano si mescolano. Echi di riti ancestrali, di culti pagani dispersi nell'ardore cristiano di marca spagnola. E le mille tetre leggende che ancora qualche anziano racconta vicino a su fochile.

Gli esseri fantastici in Sardegna

La possessione dell'Argia: la ballerina variopinta

In Sardegna la amano perché dà vita a feste e divertimenti, la odiano perché provoca malattia e umiliazione: si tratta dell'argia, una vera e propria ballerina variopinta. In realtà è un animaletto piccolo e molto velenoso: alcuni lo descrivono come un ragno, altri come una grossa formica. In ogni caso, la sua puntura può essere mortale se non curata nei tempi e nei modi imposti dalla tradizione. S'argia è avvolta da mille misteri: per i sardi è la sola sopravvissuta allo sterminio voluto da Dio degli animali velenosi dell'isola. Rari gli incontri con qualche "argia maschio": quasi unicamente "femmina", si presenta con tanto di corpetto e gonna. I colori degli abiti indicano il suo stato civile, come per le donne sarde: nubile, sposata o vedova. Il nero indica la vedova, il bianco la nubile, il maculato la sposa.

La possessione dell'Argia: la ballerina variopinta
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