Contos de foghile

Peppinu Mereu e altre storie

Poeta celeberrimo di Tonara morì dimenticato nel paese barbaricino, tra stenti e malattie e consumato dalla tisi, "coment una cannela 'e chera". Così disse, e scrisse di non volere una tomba sul quale piangerlo, perché odiava l'ipocrisia. I tonaresi e il suo amico fraterno Nanni Sulis lo seppellirono inumandolo come si faceva allora in battero taulas de linna de castagna. Fu' sepolto in su campusantu Etzu, quello che allora sorgeva a lato della parrocchiale di San Gabriele... Proprio dietro l'edificio... A sa manera antiga.

Peppinu Mereu e altre storie

Un giorno di tanto tempo fa il sardo era un unica lingua

Una Limba antiga. Fiat. Naschia dae sa turre de Babele. Comente Tottu i limbas. I limbatzos si fiant postos a brigare! Su Sardu megnus est su nostru! Naraiant totu paris sas biddas de sa Baronia e non cussas ebbia : Lode', Onanie, Thiniscole, Irgole, Gartheddi, Irgole, Locule, Oniai e s'Orosee': Naramus nepote ...

Un giorno di tanto tempo fa il sardo era un unica lingua

Scoprire dove andava a partorire il bue marino

Ogni tanto qualcuno la vede, o crede di vederla, fare capolino da sotto l’acqua. In ordine di tempo, l’ultimo avvistamento risale al luglio del 2008, quando quattro velisti, nei pressi delle coste di Villasimius, sostennero di avere incontrato un esemplare della rarissima foca monaca.Pochi mesi prima, una notizia simile era rimbalzata tra i blog degli appassionati, ma la testimonianza era presto stata liquidata come inattendibile. Nel marzo del 2008, il quotidiano “La Nuova Sardegna” aveva annunciato un altro solito incontro, da parte di due subacquei, avvenuto nell’arcipelago de La Maddalena, e più precisamente a Nord dell’isola di Caprera, tra Punta Galera e Punta CrocittaNel maggio dell’anno precedente era stato “Il Giornale della Sardegna” a diffondere una notizia simile. Secondo la fonte, per altro illustre visto che si trattava di esperti dell’Area marina protetta di Villasimius, tre adulti di foca monaca con un cucciolo al seguito si aggiravano tra la costa sud orientale dell’isola e il Golfo di Orosei. La notizia, ripresa da tutti i quotidiani locali e dai siti specializzati, fece ben sperare.

Scoprire dove andava a partorire il bue marino

Contos de foghile: Su maschinganna

Una ‘orta, da’ ora da’ ora, is pastores de Tonara fianta in sa pratza de Toneri orrostinno sa petza, in d-unu fogu mannu chi pariat su fogu chi s’alluet po sa die de Sant’Antoni e’su fogu e in Tonara finas po festare a Santu Trebestianu, in su mese de ghennargiu. Fut giai iscuriganno a dae funnu de sa’adde non beniat perunu sonu. Is pastores nn’haiant appena accorrau is crabas e is brebes in su cuile. Fut una die de ierru, de cussas dies frittas de astrore e chiligia, de cussas nottes chi toccat a ibettare accanta de su fogu chi no unu s’atteterat e si marcoriat su samene de su frittu...

Contos de foghile: Su maschinganna

Contos de foghile: Sa musca matzedda

Sa gente manna de Tonara narant custu contu dae dae su babbu a su figgiu, dae prus de chimechentos annos. Nanta ca una ‘orta un omine erriccu de Tonara, su prus erriccu de tottu sa idda, fut deasi erriccu chi no ischiat prusu inue nne ponnere su dinare. Teniat in domo ischisorgios de nne prennere duos aposentos; duos aposentos intreos.... e no ischiat prus comente faere po ammantare tottu cussa gratzia poite no ischiat prusu inue dda ponnere. E non nn’arrennessiat de dromire prusu, poite timiat chi cale si siat male intragnau nne dd’esset intrau a domo a intro ‘e notte e nne dd’esset furau tottu cussu bene chi haiat ammuntonau in tottu cussos annos, unu pagu po abilesa sua e in bona parte po mores ca fut fortunosu e deus dd’haiat aggiudau in tottus is affarios chi haiat fattu, giranno su munnu comente haiat fattu fintzas a tanno.

Contos de foghile: Sa musca matzedda

Gli esseri fantastici in Sardegna

Quello che altrove si è perso in Sardegna resiste, radicato nella vita delle comunità. Il sacro e il profano si mescolano. Echi di riti ancestrali, di culti pagani dispersi nell'ardore cristiano di marca spagnola. E le mille tetre leggende che ancora qualche anziano racconta vicino a su fochile.

Gli esseri fantastici in Sardegna

La possessione dell'Argia: la ballerina variopinta

In Sardegna la amano perché dà vita a feste e divertimenti, la odiano perché provoca malattia e umiliazione: si tratta dell'argia, una vera e propria ballerina variopinta. In realtà è un animaletto piccolo e molto velenoso: alcuni lo descrivono come un ragno, altri come una grossa formica. In ogni caso, la sua puntura può essere mortale se non curata nei tempi e nei modi imposti dalla tradizione. S'argia è avvolta da mille misteri: per i sardi è la sola sopravvissuta allo sterminio voluto da Dio degli animali velenosi dell'isola. Rari gli incontri con qualche "argia maschio": quasi unicamente "femmina", si presenta con tanto di corpetto e gonna. I colori degli abiti indicano il suo stato civile, come per le donne sarde: nubile, sposata o vedova. Il nero indica la vedova, il bianco la nubile, il maculato la sposa.

La possessione dell'Argia: la ballerina variopinta

Contos de foghile: Is gianeddas de Su Toni

Una orta, dae ora meda, dae is orroccas de Su Toni, orroccas artas da inue si biet tottu sa badde de s’Isca, s’intennianta sonos e ‘oges melodiosas, chi nemos haiat intenniu prusu. Parianta cantos, comente chi calecunu s’esset tzetziu, incarannosi a b-ardiare sa idda de Tonara e d’esset cantau cuddas cantzones armoniosas. Pariat una litania antiga, de cussas litanias chi non s’intennente prus, poite si funti perdias in in sa memoria passada de su tempus...... Su contu narat ca cussas boges chi pariant de piggioneddos chi cantant in beranu fiant is boges de is gianeddas, chi in’istade crocaiant in foras in Su Pranu e in s’erru dromiant in sa lutta de ‘Ucca e Trò, a sutta calencunu concale, po s’acconcolare dae su frittu e dae su entu.

Contos de foghile: Is gianeddas de Su Toni

Nostra Signora del Buon Consiglio

Oggi, miei piccoli amici, voglio raccontarvi una storia che vi commuoverà moltissimo, e che, se non vi commuoverà, non sarà certamente per colpa mia o delle cose che vi narro, ma perché avete il cuore di pietra. C'era dunque una volta, in un villaggio della Sardegna per il quale voi non siete passati e forse non passerete mai, un uomo cattivo, che non credeva in Dio e non dava mai elemosina ai poveri. Quest'uomo si chiamava don Juanne Perrez, perché d'origine spagnola, ed era brutto come il demonio. Abitava una casa immensa, ma nera e misteriosa, composta di cento e una stanza, e aveva con sé, per servirlo, una nipotina di quindici anni, chiamata Mariedda.

Nostra Signora del Buon Consiglio

La storia di San Michele Arcangelo

La mercantessa d'uova, zia Biròra Portale, viaggiava recando un cesto d'uova da Orotelli a Nuoro. Era una notte d'agosto, pura e luminosa come una perla. Sulla grande distesa della pianura di stoppia, la luna gettava una luce viva ed eguale; il cielo era azzurro quasi come di giorno, e solo ad oriente l'orizzonte appariva vaporoso, velando le montagne che sembravano nuvole sorgenti dal mare. Zia Biròra viaggiava di notte perché viaggiava a piedi, e viaggiava a piedi perché i guadagni del suo commercio erano tanto esigui da non permetterle di viaggiare a cavallo. Figuratevi che tutti i capitali del suo commercio, assai fragili invero, stavano dentro quel cestino intessuto di canne che ella recava sul capo: duecento uova. Ogni tre giorni zia Biròra, comprava duecento uova, le disponeva nel cestino, fra la paglia, e si metteva in viaggio per Nuoro. Col guadagno viveva tre giorni.

La storia di San Michele Arcangelo

La leggenda dei Tre fratelli

Nella catena di monti che circondano Nurri, e precisamente nel monte chiamato Pala Perdixi o Corongius, c'è una grotta naturale, assai ampia e interessante, dove i contadini e i pastori si rifugiano per riposarsi, e talvolta per passarvi la notte. Una volta tre fratelli, tre buoni abitanti del villaggio, stanchi di aver raccolto olive tutta la giornata entrarono, verso sera, per riposarsi in questa grotta. Mentre stavano ragionando tranquillamente fra loro di cose di campagna, e cenando con del pane e del magro companatico, videro entrare tre donne, che si fermarono dubbiose sull'ingresso, guardandoli con diffidenza.

La leggenda dei Tre fratelli

La scomunica di Ollolai

Radicatissima è ancora nel popolino sardo la credenza che la scomunica del papa o magari di un semplice sacerdote, apporti davvero maledizione su chi è lanciata e sulle sue generazioni. A tal proposito ho trovato fra le altre questa leggenda. In un villaggio del circondario di Nuoro c'era un ricco monastero i cui frati spadroneggiavano non solo sulle loro proprietà e sui loro sottoposti, ma in tutte le terre e gli abitanti vicini. Perciò erano sommamente malvisti, e già, segretamente, gli abitanti del villaggio avevano inviato molte suppliche al Santo Padre perché mettesse un freno alle angherie loro. Ma a Roma si pensava ad altro che al piccolo villaggio sardo: allora un gruppo di giovini un po' scapestrati e senza pregiudizi decise di far qualche tiro ai monaci, che li screditasse presso il papa e segnasse la loro rovina. L'occasione li favorì stranamente.

La scomunica di Ollolai

La leggenda di Gonare (Orani - Sarule)

I santi, Nostra Signora e Gesù stesso in persona pigliano spesso viva partecipazione in molte leggende sarde. Non c'è Madonna che non abbia la sua storia, e quasi tutte le chiese, specialmente le chiesette di campagna, le piccole chiese brune perdute nelle pianure desolate o nei monti solitari, e che hanno l'impronta delle costruzioni pisane o andaluse, sono circondate da una tradizione semplice o leggendaria. Qui ne ricordo due. La prima è della chiesetta edificata in cima al monte Gonare, presso il villaggio di Orane, a 1120 metri sul livello del mare. Gonare è una delle montagne più caratteristiche della Sardegna, ed il suo picco azzurro, in forma di piramide, si scorge da moltissimi punti dell'isola.

La leggenda di Gonare (Orani - Sarule)
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