Contos de foghile

La leggenda di Gonare (Orani - Sarule)

I santi, Nostra Signora e Gesù stesso in persona pigliano spesso viva partecipazione in molte leggende sarde. Non c'è Madonna che non abbia la sua storia, e quasi tutte le chiese, specialmente le chiesette di campagna, le piccole chiese brune perdute nelle pianure desolate o nei monti solitari, e che hanno l'impronta delle costruzioni pisane o andaluse, sono circondate da una tradizione semplice o leggendaria. Qui ne ricordo due. La prima è della chiesetta edificata in cima al monte Gonare, presso il villaggio di Orane, a 1120 metri sul livello del mare. Gonare è una delle montagne più caratteristiche della Sardegna, ed il suo picco azzurro, in forma di piramide, si scorge da moltissimi punti dell'isola.

La leggenda di Gonare (Orani - Sarule)

La nascita delle Launeddas

Poco distante dalla riva del mare un antico pastore pascolava le sue gregge. Era in un tempo lontanissimo, in una primavera quasi preistorica; ma il paesaggio era quale ancora si ammira adesso, una fresca pianura verde, chiusa da montagne quasi nere sul cielo d'un azzurro chiaro, e lambita dal mare; la capanna del pastore era eguale alle odierne capanne dei pastori sardi; e lo stesso era il pastore, vecchio ma ancora possente, coi lunghi capelli e la lunga barba gialla, gli occhi neri circondati di rughe, e vestito di rozzi pannilani e di pelli. 

La nascita delle Launeddas

La leggenda del Monte Bardia (Dorgali)

Questa leggenda risale all'ottavo o nono secolo. Dopo l'insurrezione dei sardi contro la dominazione bizantina, fuggiti i fiacchi Greci da Cagliari, l'isola si resse da sé per qualche tempo, governata dal famoso re Gialeto, ch'era già stato capo dei rivoluzionari. Ma venne tosto infestata dai saraceni, che la sbranarono con ogni sorta di scorrerie, di espilazioni, di saccheggi e di rovine.Le coste dell'isola erano costantemente piene di pirati e di guerrieri saraceni, e i villaggi marittimi erano quelli che più certamente ne soffrivano. Gli abitanti di Dorgali, grosso villaggio nel circondario di Nuoro, vicino alla costa orientale, ma difeso da un'alta montagna calcarea, tenevano sempre un gruppo di uomini forti e valorosi sulla cresta del monte, in guardia contro tutti i movimenti dei saraceni accampati sulla sottostante costa.

La leggenda del Monte Bardia (Dorgali)

La leggenda del castello di Galtellì

Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero. Il castello di Galtellì - la Civitas Galtellina, altre volte così fiorente e popolata, ora decaduta in miserabile villaggio - è interamente distrutto; restano solo i ruderi neri e desolati, dominanti il triste villaggio, muti e severi nel paesaggio misterioso. La leggenda circonda quelle meste rovine con un cerchio magico di credenze strane, fra cui la principale è che l'ultimo Barone, ovvero lo spirito suo, vegli giorno e notte sugli avanzi del castello, in guardia dei suoi tesori nascosti. 

La leggenda del castello di Galtellì

La leggenda di Aggius

Al finire del secolo XVII c'erano in Aggius - piccolo villaggio della Gallura - due ragazzi, figli di due famiglie nemiche, che, come accade sovente in Sardegna, ed anche altrove, facevano all'amore. Lei aveva tredici anni, egli quindici; ma benché così giovani sembravano, forti e belli entrambi, grandi di vent'anni, e si amavano perdutamente, con tutta la passione indomita degli abitanti della Gallura, bizzarra regione montuosa al nord dell'isola, che ha, nel paesaggio e nella natura dei nativi, molta rassomiglianza con la vicina Corsica.

La leggenda di Aggius

Janas, streghe, folletti e spiriti. La Sardegna popolare

In tutta la Sardegna, gli anziani, seduti nel patio della loro casa o accanto al camino nelle lunghe serate invernali, si affrettano con giovanile verbosità a narrare ai più giovani le antiche storie dell’Isola. Leggende popolate di anime vaganti fra il mondo terreno e quello ultraterreno, di orchi assetati di sangue, folletti maliziosi e Janas (fate) o streghe dalle dimensioni di una mela. Le leggende, tramandate di padre in figlio e scaturite da fatti storici realmente accaduti, come l’arrivo dei vari dominatori provenienti dall’esterno o le guerre e le carestie, si differenziano molto spesso per la variante linguistica in cui sono espresse e per la parlata che ogni territorio o paese si porta appresso, come un’eredità linguistica di cui ogni persona viene omaggiata. 

Janas, streghe, folletti e spiriti. La Sardegna popolare

Oliena e la leggenda del diavolo cervo

Nei monti di Oliena, nei contrafforti calcarei dai picchi acuti di un azzurro latteo che si confonde col cielo, esistono grandi crepacci - ricordi di antichissime convulsioni vulcaniche - di alcuni dei quali non si distingue il fondo. Vengono chiamati sas nurras, e volgarmente si crede che sieno misteriose comunicazioni dell'inferno col mondo. Di là escono i diavoli per scorrazzare sulle bianche montagne in cerca di anime e di avventure.

Oliena e la leggenda del diavolo cervo

Il Basilisco in Sardegna. Solo una leggenda?

Direttamente dai bestiari medievali, il Basilisco è una delle creature più terrificanti tra gli esseri fantastici che popolano la Sardegna. Per alcuni sarebbe un particolare tipo di rettile o un dinosauro sopravvissuto ai secoli, altri lo descrivono come un gallo con coda di serpente con il potere di uccidere chiunque incroci il suo sguardo.

Il Basilisco in Sardegna. Solo una leggenda?

La leggenda di Castel Doria

Interessanti sono le leggende intorno a Castel Doria; e specialmente quella dell'ultimo principe. Pare che questo misterioso maniero sia stato edificato dai Doria verso il 1102, quando cioè i Genovesi fortificarono tutti i loro possedimenti al nord dell'isola, e specialmente l'attuale Castel Sardo. Esiste tutt'ora un'alta torre a cinque angoli, di pietre rettangolari saldate l'un l'altra a cemento. Edificato su alte rocce poco distanti dalla riva del Coghinas, il castello godeva di un grande panorama, e verde ai suoi piedi si stendeva la pianura. La leggenda dice che un condotto sotterraneo conduceva dal castello alla chiesa di San Giovanni di Viddacuia, sita all'altra riva del Coghinas, e che questo sotterraneo i Doria lo avessero scavato semplicemente per recarsi alla messa nei giorni di festa.

La leggenda di Castel Doria

La leggenda di San Pietro di Sorres.

La dolce e misteriosa leggenda narra che viveva anticamente, forse verso il mille, un giovine maestro di Sorres, artista, poeta gentile; il quale tornando nel suo paese dopo aver studiato oltremare, presso un pittore ed architetto famoso, rimarco' nel villaggio una finestra misteriosa dove con molta grazia ed abbondanza crescevano le rose, e le campanule s' intrecciavano alle spirali delle colonnine, che non si apriva mai, e tra cui fiori non appariva mai nessuna testa.

La leggenda di San Pietro di Sorres.

Il castigo di Malaspina per il cattivo cuore.

Una volta, a Tula c'era un certo Malaspina che aveva una ricchezza strabiliante, ma era molto avaro. Eravamo ai tempi della messe e tutti avevano il grano messato, ma era annata cattiva per il grano, perchè c'era la carestia e perciò c'era molta povertà; e siccome tutto il paese sapeva che Malaspina era ricco, andavano a chiedergli l'elemosina; quello, però, non dava niente a nessuno e li cacciava di malo modo.Ecco che passò un povero che era Gesù Cristo travestito e disse a Malaspina: “Fatemi l'elemosina; quello che potete, almeno un pezzo di pane o una manciata di grano”.

Il castigo di Malaspina  per il cattivo cuore.

La sella del Diavolo.

Narra la leggenda che tanto e tanto tempo fa, quando ancora l'uomo non popolava la terra e la natura regnava incontrastata in tutto il mondo, il territorio nel quale oggi sorge la città di Cagliari era luogo di assoluta bellezza caratterizzato da clima mite e paesaggi incantevoli. Anche i demoni, capitanati da Lucifero, rimasero incantati dalla bellezza del posto, tant'è che un giorno decisero di volersene impossessare.

La sella del Diavolo.

Le origini di Teti

Dalla metà di ottobre fino a tutto novembre i tratturi selciati del vecchio borgo venivano attraversati da enormi branchi di pecore. Gli animali erano sospinti da giovani pastori, intabarrati con lunghi mantelli neri di orbace. Io e mio fratello, sette anni d’età e quattro rispettivamente, restavamo incantati a vedere quel passaggio interminabile di pecore belanti e di agnellini da poco nati, che tentavano di attaccarsi ai capezzoli delle loro madri. Quel mare di lana bianca belante, che si muoveva e ondeggiava, accompagnava inesorabilmente anche i miei sogni. Sogni rilassanti dove mi  ritrovavo, adulto, mentre accudivo di persona ad un branco di pecore, tutte mie, in tancati illuminati dai colori della primavera e dal sorriso amicante di ragazze vogliose di avventure.

Le origini di Teti
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