Maggio 24, 2022

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    Sardegna Ieri

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    DI MARCELLO DERUDAS*

    Siamo tutti abituati, nella nostra bellissima Isola, a passare le nostre vacanze in spiagge incantevoli: acque cristalline, pacifiche e piacevoli, anche in inverno, quando il maestrale o il grecale le scuotono, tra onde spumose bianche e brillanti, che si gettano fragorose sulla battigia portando, da lidi lontani, ogni sorta di residuo.

    Ecco, immaginiamo questo mare così bello che si ribella improvvisamente, abbandonando la pace cristallina ma anche la ‘moderazione’ delle tempeste invernali, che oltre a flagellare gli scogli e creare disagio alla navigazione, non provocano altri danni incontrollabili e pensiamo a certe immagini apocalittiche che, certamente, avremmo visto in qualche produzione cinematografica, letto in qualche libro se non nello stesso Libro dell’Apocalisse. Chiudendo gli occhi e immaginando uno tsunami nella nostra Isola certamente sorrideremo, ci sembrerà impossibile.

    Eppure – secondo antichi storiografi e cronisti – fu questa la causa della scomparsa di numerose città delle nostre coste.

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    *Di Alessandra Derriu 

    Quando migliaia di anni fa in Sardegna vengono scavate le domus de janas (case delle fate o case delle streghe), per accogliere le sepolture dei defunti, queste diventano abitazioni, a specchio di quelle del mondo dei vivi, con porte verso l’aldilà, per l’aldilà, un mondo di pietra per ospitare i morti e favorire il loro passaggio. Abbiamo visto nell’’articolo precedente “Janas e fate, sibille e streghe porte e donne magiche in Sardegna” come la tradizione popolare da tombe-case dei morti le identifichi come dimore abitate da creature leggendarie di piccola statura che tessevano, cantavano, panificavano, predicevano il futuro, avevano il dono della profezia, le janas. In seguito le janas divennero le streghe.

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    Alcuni concetti si sono affermati concordemente: uno di questi è che gli uomini siano stati privilegiati, con i condizionamenti del paese d’origine e dell’epoca, nei ruoli di comando. La donna è un essere ragionevole e sensibile, ma si è spesso trovata in una situazione di dipendenza e di essere, o addirittura sentirsi, inferiore all’uomo, essendo obiettivamente più debole e più portata al sacrificio.

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