Sardegna Ieri

Percorrere la scalinata di un pozzo sacro durante l'Equinozio

Stesso periodo e non meno affascinanti delle grosse torri megalitiche. Sono i pozzi sacri: pietre che formano templi per il culto dell’acqua. Si tratta di strutture cariche di mistero, costruite nei pressi di fonti e sorgenti d’acqua, composte da un atrio, solitamente recintato con dei massi, e un ingresso da cui parte la gradinata che conduce al fondo buio del pozzo, non sempre buio, come vedremo a breve. Una sorta di mistica discesa verso l’acqua, fonte primaria della vita. Non abbiate timore di introdurvi in questi spazi: il livello dell’acqua difficilmente supera il primo gradino, e lo spettacolo, comunque, vale molto più di una sola bagnata. Esistono vari tipi di pozzo sacro. Il tipo a Tholos, di forma circolare, è una sorta di nuraghe sotterraneo. Il tipo a Megaron ha invece un perimetro rettangolare, e può essere diviso in più camere, coperte da un tetto a spioventi. 

 

Percorrere la scalinata di un pozzo sacro durante l'Equinozio

Infilare la testa nella casa di una fata

“Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate”. No, non è farina del mio sacco, bensì grano di Michela Murgia, che con questa frase apre il suo buon Viaggio in Sardegna. Dico buono non solo perché il libro che cito è bello (se la Sardegna vi appassiona vi suggerisco di leggerlo). Dico buono perché ogni viaggio, su quest’isola, è buono. Che sia reale o metaforico, che sia di vista o di udito, di tatto o di olfatto, di gusto e di pensiero – magari preso per mano, quest’ultimo, proprio da un buon libro – ogni tipo di viaggio in Sardegna è un’occasione presa e ben spesa.

Infilare la testa nella casa di una fata

Trovare nelle grotte di San Michele, a Ozieri, tracce della più antica cultura dell'Isola

Ozieri, capoluogo della regione storica del Logudoro, ha visto nascere quella che oggi è considerata dagli archeologi la più importante civiltà della Sardegna prenuragica, che prende il nome di Cultura di San Michele o, appunto, di OzieriTutto cominciò, infatti, presso una grotta di questa località: la grotta di San Michele. Gli scavi qui effettuati, nel 1914 e nel 1949, portarono alla luce testimonianze fondamentali per la Sardegna archeologica, in grado di restituire il profilo di quest’antica ma progredita cultura, che si sviluppò nell’isola in un periodo compreso, all’incirca, tra il 3800 e il 2900 a. C

Trovare nelle grotte di San Michele, a Ozieri, tracce della più antica cultura dell'Isola

Lo stormo di Porto Conte

Ti cade sotto l’occhio una pagina del ‘300 e ti punge vaghezza di saperne di più, approfondire, scavare nelle altre fonti dopo questa del Villani (Matteo), la Crónica dell’Anonimo Catalano, la Pisana, l’opera dei fratelli Stella, Naugerio o Navagerio e Dandolo che poco aggiungono alla trama ed all’ordito delle prime due. Il fatto è la battaglia che ora diciamo di Porto Conte, quel martedì 27 agosto del 1353. E allora, come in uno di quei corsi full immersion che mai mi vedranno allievo, a cercar di tutto, lì attorno, per indovinare se non delineare atmosfere e colori, discorsi diretti e suoni, gestualità, istinti e premeditazioni, di chi remigava e si batteva per mare: Dante e quel libro che lo mette in rapporto con l’arte navale, Francesco da Barberino (1264-1348), le parole tronche dell’Anonimo Genovese che parla di altri scontri di rostro e remo (Curzola e Lajazzo) i progetti grandiosi di Marin Sanudo di Torcello (1260-1338), le istruzioni di Egidio Romano (1243-1316), gli aridi elenchi di dotazioni che le galere liguri dovevan imbarcare per l’Oriente (il “Libro della Gazaria”), e, o Muse o Alto Ingegno, qualcuno dei tasselli si potrà pur riempire.

Lo stormo di Porto Conte

Stupirsi di vedere una ziqqurat dove nessuno se l'aspetterebbe

Se vai in Egitto sai di trovare le piramidi. Se passi per la Grecia, te lo aspetti che prima o poi finirai nei pressi di qualche tempio dalle massicce colonne. A Roma, vuoi non incappare nelle gradinate a mezzaluna degli anfiteatri?Così, se passi per i territori che anticamente formavano la Mesopotamia, non ti aspetti di beccare un nuraghe. Eppure in Sardegna, dove amiamo non farci mancare niente, dal mare alla montagna e dal deserto al canyon, sovvertiamo tutte le aspettative esibendo una struttura tipica della Mesopotamia: una ziqqurat, l’unica del Mediterraneo.Si trova in una vasta pianuralungo la strada che da Sassari conduce a Porto Torres, ed è uno dei monumenti preistorici più antichi della Penisola. A segnalarne l’esistenza nel 1950 fu Antonio Segni, all’epoca Ministro dell’Istruzione, che parlò all’archeologo Giovanni Lilliu di una misteriosa montagnola situata in una delle sue tenute, precisamente nella pianura della Nurra, in località Monte d’Accoddi.

Stupirsi di vedere una ziqqurat dove nessuno se l'aspetterebbe

Il Castello di Medusa: da castrum bizantino a castello di frontiera

Situato nel medievale Giudicato di Arborea, il castello di Medusa rappresenta un unicum nel suo genere. Il complesso fortificato, situato nel territorio tra Samugheo e Asuni,  sorge sul colle calcareo Sa conca ‘e su Casteddu, a picco sulla gola formata dal Rio Araxisi, in epoca tardo romana con l’obiettivo di controllare le comunità indigene della Barbaria. Il castello è oggi facilmente raggiungibile seguendo l’itinerario che parte dal centro di Samugheo.

Il Castello di Medusa: da castrum bizantino a castello di frontiera

Fare fuoco e fiamme dentro un nuraghe

In qualunque punto della Sardegna voi siate, non avrete difficoltà a trovare nuraghi: ce ne sono più di settemila sparsi per tutta l’isola, distribuiti equamente da nord a sud e da est a ovest, in pianura come in collina. Dovete solo individuare quello meglio conservato nella vostra zona. Prima di raggiungerlo, procuratevi della carta (un foglio di giornale andrà benissimo) e dei fiammiferi. Arrivati al nuraghe, cercate di corrompere il custode in qualche modo, con questo libro alla mano ad esempio, e dite che vi mando io. Se ci riuscite , una volta entrati mettetevi al centro della camera e date fuoco al foglio di giornale: lo vedrete levitare.

Fare fuoco e fiamme dentro un nuraghe

Mastino difende le competenze delle Università sarde

Il nostro grande Maestro dell’archeologia sarda, il Prof. Giovanni Lilliu, nelle pagine conclusive del suo lavoro del 1977 “Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica”, additando la straordinaria importanza del sito di Monte Prama, rivolgeva al Soprintendente Professor Barreca “l’invito di voler tener ben presente il luogo di M. Prama per un esteso e definitivo scavo scientifico per il quale l’Istituto di Antichità archeologia e arte della Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari è disposto fin d’ora, a dare la propria direzione in collaborazione con la Soprintendenza”.

Mastino difende le competenze delle Università sarde

Quei sardi rinnegati, da schiavi alla guida dei mori

Un pastorello e un rinnegato passati alla storia della reggenza di Algeri, una ragazza rapita e divenuta favorita del Bey, una bandiera della discordia che, forse, avrebbe svettato a Lepanto e un centinaio di torri disseminate su tutte le coste. Se anche in Sardegna il detto «Mamma li turchi» o, meglio «Is moros, is moros!» è diventato sinonimo di terrore vi sono delle valide ragioni storiche ma, anche, delle curiose sorprese. Le incursioni musulmane in Sardegna iniziarono a meno di cento anni dalla morte di Maometto.
A ricordare un tempo, nemmeno troppo antico - le ultime avvisaglie di pirateria si riscontravano ancora a metà Ottocento - sono toponimi, iscrizioni e un numero indefinito di leggende dal dubbio valore scientifico.

Quei sardi rinnegati, da schiavi alla guida dei mori

Su 28 aprile de su 1794 - Sa die de sa Sardigna*

Su 4 de Aprile de su 1297, in Santu Predu de Roma, Jacu II Su Zustu, re de s'Aragona, at retzidu da Papa Bonifacio VIII sa simbolica coppa de oro chi lu proclamabat, de lumene, “Dei gratia rex Sardiniae et Corsicae”, pro grassia de Deus re de Sardigna e Corsica. S'attu fit iscrittu su 5 de Aprile e narabat chi su regnu de Sardigna e Corsica apparteniat a sa Cresia ca l'abiat istituidu; ma beniat dadu pro semper, arrè, a sos res de sa Corona de Aragona in cambiu de su zuramentu de Bassallaggiu, de su Servissiu de chimbighentos fantes e chentu caballeris, de su pagamentu de duamiza marcos de prata cad'annu. S'ateru pattu mannu fit chi su rennu non depiat esser mai dibibidu.

Custa detzisione de Papa Bonifacio VIII, chi abiat pigadu isse e tottu, motu proprio, at permittidu de risorbere sa gherra de su “Vespro” tra Aragonesos cun sa paghe de Anagni. Dae como sos Aragonesos poden picare possessu de sa Sardigna ma amus a bier ci non bastabat sa bolla papale, ma at cherfidu gherras longas e lottas contra a sos sardos, chi non si cherian lassare ponner su pede supra, dae rennos istranzos. 28 Aprile 1794: custa data est considerada Sa Die de sa Sardigna pro ammentare chi sos sardos ch'an bogau sos funzionarios piemontesos e su vicerè. Sa ribellione de su 28 aprile, est partida dae su malumore de su populu ca su re Vittorio Amedeo III no at tentu contu de sas dimandas chi una Delegatzione de sos istamentos l'aian fattu.

Su 28 aprile de su 1794 -  Sa die de sa Sardigna*
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