Ottobre 21, 2019

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    Arte e Cultura

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    E’ strana la mente. Strane le sue sovrapposizioni, l’alternarsi di ossessioni e realtà, il suo cercare di ricostruire e trovare speranze. E qui che si genera quella “creatività della follia”, che viaggia su lettere, ricordi, passioni e modi di vestire. Se allora, il cuore ha ragioni che la ragione non conosce, lasciamo che si nutra del non detto e viva delle trasformazioni e dei desideri di ciò che poteva essere e non è stato.

    Osa e sorprende, Antonio Marras, esplorando le sfumature di una romantica malinconia anticonvenzionale, mettendo in scena una collezione donna per il prossimo autunno-inverno in cui l’abito diviene sentimento in perpetua trasformazione e viaggio, sino ad arrivare in Sardegna.  L’ispirazione arriva dalle lettere di Adele Hugo, figlia di Victor Hugo, divenuta folle di un amore non corrisposto per il Tenente Pinson, resa immortale nella magistrale interpretazione cinematografica di Isabelle Adjani diretta da Truffaut.   

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    Un manifesto d’amore che si fa moda e abito, in una dichiarazione decisa, anche quando sussurrata, che va sfoggiata con orgoglio, come una bandiera. Perché, come scriveva Vladimir Majakovskij alla sua musa, Lilja Brik, ”L’amore è il cuore di tutte le cose” e Antonio Marras ne è un fiero sostenitore. La linea I’M Isola Marras, presentata oggi negli spazi di via Bergognone, a Milano, in occasione della Settimana della Moda, ci riporta nelle atmosfere dell’avanguardia russa, nei suoi colori e manifesti, divenuti iconici, nelle sue soluzioni innovative di rottura che si lasciano sedurre, nelle intuizioni dello stilista algherese, dalle lavorazioni artigianali.

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    Per secoli la lingua sarda è stata oggetto di leggi, rime poetiche, scritti e funzioni ecclesiastiche. In epoca contemporanea è tuttavia solo nel 1982 che prende corpo quello che sarà il primo romanzo in sardo. E il suo autore sarà Larentu Pusceddu, classe 1947, recentemente scomparso. A cavallo tra il genere drammatico e la poetica, “S'arvore de sos tzinesos” rappresentò una vera e propria scommessa editoriale. L'opera infatti, pionieristica per i suoi tempi, venne portata avanti dalla Editziones de sa Nae di Eligio Fronteddu, all'epoca basata a Nuoro e stampata presso la tipografia dei fratelli Ghiani di Isili con un prezzo al pubblico di 8.000 lire. La copertina, che apriva un testo di 184 pagine, venne firmata da Francesco Del Casino.

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