- Mariella Cortes *-
- Mariella Cortes *-
- Mariella Cortes *-
In base al Rapporto 2014 sulle Imprese guida in Sardegna della Regione, cinque delle prime dieci aziende guida della provincia di Nuoro operano nel settore agroalimentare, tutte con fatturati superiori ai 10 milioni di euro all’anno. L’intero comparto conta nel Nuorese 370 aziende e occupa 1448 addetti(censimento Istat 2011). Positiva anche la bilancia commerciale: nel 2012 l’agroalimentare nuorese ha esportato prodotti per 25 milioni di euro (al terzo posto dopo chimica e comparto lapideo), e ciò a fronte di importazioni pari a 4,5 milioni. I numeri confermano la vitalità di un settore di punta dell’economia nuorese, un’industria che vanta produzioni di pregio e imprese che innovano e investono. In provincia per esempio sono 88 le aziende agroalimentari che hanno presentato piani di investimento nell’ambito del programma regionale per le Aree di crisi della Sardegna centrale, con incentivi previsti pari a 14,1 milioni di euro.
Sono figlia, sorella, nipote di allevatori, e la mia riflessione nasce soprattutto dal confronto con tante altre persone che affrontano ogni giorno la realtà delle campagne e non hanno tempo da perdere con le iniziative politiche pseudo-animaliste della Signora Brambilla. Persone dagli sguardi severi e profondi che nascondono vividi sorrisi e che quotidianamente si misurano con gli stessi problemi: costi di farmaci, mangimi ed energia troppo elevati, prezzi dei prodotti sempre più bassi, burocrazia, premi non liquidati, bluetongue, disastri ambientali ed Equitalia. Problemi che spesso si è chiamati a risolvere da soli, abbandonati, in primis, dalle associazioni di categoria perché anche al loro interno conta più la parola del politico che quella del pastore che dovrebbero rappresentare e tutelare.
Nelle ultime ore i tg ci hanno bombardato con servizi che sponsorizzavano la proposta di legge della Brambilla contro la macellazione di animali da carne sotto i sei mesi. Premetto che non ho nessuna stima politica e personale per la Signora in questione e non mi interessa sensibilizzarla sui problemi di un comparto in ginocchio, soprattutto in Sardegna, dove sono numerose le aziende che a causa di Equitalia, incendi ed alluvioni non navigano in buone acque. Per molti di voi sarà stato un servizio come un altro, una delle tante notizie spazzatura a cui anche i principali tg ci hanno abituati. Bene, per me non è solo lo sproloquio di una rossa onorevole, mi sento in dovere di scrivere tutte le cose che mi vengono in mente e consapevole di non poter competere con il risalto mediatico che hanno le amichette del Berlusca, mi invoco dunque al buon senso del singolo consumatore.
- Simone Tatti*-
- Irene Bosu*-
-Mariella Cortes*-
-Simone Tatti*-
"La prima accademia d’arte la feci con le donne del mio paese, quelle che tessevano e impastavano il pane.” Queste parole, pronunciate più volte da Maria Lai, la grande artista di Ulassai scomparsa lo scorso anno, racchiudono uno scrigno di teorie e conoscenze sociologiche. Donne sarde detentrici di antichi saperi, valide e poliedriche insegnanti, gelose dei loro segreti al punto da selezionare coloro ai quali tramandarli ma, anche, pilastri e custodi del focolare domestico. La stessa “Stazione dell’arte”, fortemente voluta dalla Lai, costituisce la trasformazione artistica di un luogo che nei secoli ha rappresentato “sas feminas” e il simbolo del loro lavoro quotidiano. Chi si avventura nella storia della Sardegna non potrà che ritrovare, più e più volte, figure di donne straordinarie che, anche se talvolta non sono entrate a pieno titolo tra le pagine della memoria dei luoghi, ne hanno caratterizzato lo spirito più profondo. Si pensi già al culto della dea madre, alle Domus de Janas, alle due “giudicesse sarde”, Adelasia de Lacon Gunale ed Eleonora d’Arborea, per esempio.
“Un governo spregiudicato che calpesta anche il più elementare diritto alla rappresentanza democratica del Popolo Sardo. La decisione del Governo Renzi di esprimere parere contrario all’ordine del giorno che dava mandato all’esecutivo per proporre, prima delle prossime elezioni, la modifica delle leggi elettorali che non tenessero conto della minoranza linguistica sarda a partire da quella europea. Si trattava in modo esplicito di un impegno parlamentare netto e chiaro al riconoscimento alla Sardegna di autonomi seggi nel Parlamento Europeo proprio per la costituzionale prerogativa di minoranza linguistica. Un Ministro (Boschi) incompetente e privo di qualsiasi inquadramento della materia ha messo a segno un vero e proprio schiaffo, l’ennesimo, alla rappresentanza democratica della Sardegna e dei Sardi in Europa.
- Mariella Cortes*-