Il Punto

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La replica di Paolo Fresu alle accuse di Libero

Leggo da Ankara con tristezza e costernazione ciò che ha scritto e postato il vice-direttore di Libero Franco Bechis riguardo al mio concerto del 27 luglio scorso sull’altipiano di Folgaria in occasione dell’anniversario della Grande Guerra e sulla presunta affiliazione politica (?) con Matteo Renzi. Vedo inoltre un tristissimo video con il countdown della esecuzione del mio “Silenzio" dal quale si evincerebbe che ho guadagnato un tot al minuto.Posto che, in quanto artista, ho la libertà di guadagnare ciò che mi pare purché paghi le tasse, è ovvio che le sue affermazioni non corrispondano al vero ma siano terribilmente false e soprattutto tendenziose.Sarà direttamente la segreteria della Presidenza del Consiglio a rispondere sulla cifra e sul come è stata destinata.

La replica di Paolo Fresu alle accuse di Libero

Charlie Hebdo e il giusto diritto alla critica

L'opinione pubblica in questi giorni si è divisa in varie categorie: coloro che giustamente criticano la tragedia di Parigi e che invocano misure più rigorose contro l'immigrazione; coloro che condannano il vile attentato ma essendo liberali, mostrano come i terroristi siano appunto degli assassini e non rappresentativi della religione musulmana, e che quindi dividono tra terrorismo e Islam; coloro che criticano la satira e seppur condannando l'attentato vedono come le vignette "abbiano provocato" gli attentatori.

Charlie Hebdo e il giusto diritto alla critica

Senza la terra perdiamo tutto

Nel 1849 gli abitanti di Santu Lussurgiu si rivoltarono contro la borghesia agraria che con l’Editto delle Chiudende si era impossessata dei migliori terreni. Tre manifestanti morirono uccisi dai proprietari. In seguito terreni comuni vennero divisi in lotti e dati ai poveri. Per qualche tempo su quelle aree non venne chiesta nessuna imposta. Qualche anno dopo l’esattore comunale si presentò con le cartelle per la riscossione. Pochi tra quei contadini e pastori poterono onorarle; gli altri rivolsero ai grandi proprietari chiedendo loro l’acquisto di quei lotti.

Senza la terra perdiamo tutto

Nuoro, capitale dell’industria nel centro Sardegna

Il barone delle industrie nuoresi che lo studioso Paolo Fadda ha dedicato a Francesco Guiso Gallisai è un libro intenso, documentato, ricco di storia e di passioni. Al centro del racconto l’epopea di una famiglia che ha rivoluzionato la storia di Nuoro e della provincia attivando il processo di modernizzazione del capoluogo barbaricino e trasformando Nuoro da paesone rurale in città industriale.

Operativo dagli ultimi decenni dell’Ottocento al 1970, il gruppo industriale dei Guiso-Gallisai portò a Nuoro lavoro e sviluppo nei duri anni della guerra. Dalla produzione di energia elettrica al mulino attorno al quale si sviluppa il primo pastificio industriale della zona; dalle fabbriche di ceramica e di ghiaccio alle miniere di talco a Orani, il lascito per il centro Sardegna è stato importante: 27 i paesi serviti dall’energia prodotta dalla centrale elettrica sul Cedrino; circa 1600 i dipendenti; porta a Nuoro la rete di illuminazione pubblica; avvia le bonifiche in Baronia e con il sogno di «industrializzare l’agricoltura» dà vita alla moderna azienda agro-zootecnica San Martino tra Nuoro e Irgoli; apre il cine-teatro Eliseo e costruisce l’asilo-scuola materna gestito ancora oggi dalle Vincenziane.

Nuoro, capitale dell’industria nel centro Sardegna

La mia generazione

La mia generazione non ha mai visto la 131 finita e senza lavori per non parlare della 125 o della a Sassari Olbia. La mia generazione conta le vittime dopo le alluvioni e fa parte degli angeli del fango nel mentre che ovunque si continua a parlare, esclusivamente a parlare, di prevenzione. La mia generazione riceve in eredità un'amministrazione dei beni pubblici che, sotto tutti i profili, nell'arco di circa 70 anni di storia repubblicana (specie se paragonati ad esempio alla storia cristiana), ha sciupato i patrimoni ambientale, storico artistico e culturale (solo per citarne alcuni), in maniera ad oggi direi quanto meno preoccupante se non irreversibile. La mia generazione sta vedendo, nonostante gli encomiabili sforzi di tantissimi docenti, una pubblica istruzione che appartiene a un altra era geologica, perché i ragazzi fanno cose che già difficilmente ora gli possono servire. E cosi via.

La mia generazione

Banditi a Orgosolo

Ci mancava una bella notizia di Orgosolo, di quelle di cronaca nera. Era da un po' che il paese dei murales (e non solo) non usciva alla ribalta. E come al solito si parla di banditi. Quei banditi che ho avuto modo di conoscere anche io, sin da tempi remoti quando a Orgosolo ci andavo e non conoscevo nessuno, quando ancora facebook non esisteva e quando vivevo all'estero. Assieme a me li conobbero anche amici spagnoli, francesi, italiani. Gente che di Orgosolo non aveva mai sentito parlare e che io volevo fargli vedere.

Banditi a Orgosolo
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