Il Punto

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E' ora di dire basta e di uscire da questo muro di omertà che tanto ci viene additato

E' ora di parlare e di dire a questa stampa nazionale di finirla con tutte queste menzogne degne degli sciacalli migliori. Perché non si può continuare a sentire tante fandonie, non si può continuare a buttare fango su un paese intero, non si può fare notizia mostrando sempre le solite storie elaborate da fatti del passato. Perché voi cari giornalisti dei miei stivali, o dello stivale, di Orune e della Sardegna conoscete ben poco.

E' ora di dire basta e di uscire da questo muro di omertà che tanto ci viene additato

La cultura, motore dello sviluppo di un territorio

La cultura, come patrimonio di beni e opere d'arte ma anche come filiera produttiva e industriale, può e deve svolgere un ruolo strategico nello sviluppo del nostro territorio. Accanto al suo imprescindibile valore intrinseco, infatti, il settore cultura è in grado di generare un vero e proprio sistema imprenditoriale che coinvolge non soltanto le attività culturali in senso stretto ma anche altri comparti del manifatturiero e dei servizi, come per esempio l'agroalimentare tipico e il turismo.

La cultura, motore dello sviluppo di un territorio

Con l’omicidio di Orune il codice barbaricino non c’entra

La trafila è sempre la stessa: succede un fatto di sangue in Barbagia e finalmente la stampa nazionale si ricorda della Barbagia. I caporedattori dei più importanti quotidiani nazionali setacciano le proprie agende alla ricerca di qualche amico sardo, meglio se scrittore, meglio se scrittore con una certa visibilità, perché spieghi a tutti secondo quale secolare meccanismo avvengono degli omicidi in Barbagia. La risposta più ovvia sarebbe chiarire che gli omicidi barbaricini non sono in nulla diversi dagli omicidi in generale, ma questa risposta non viene considerata abbastanza giornalistica. Da un agguato barbaricino, infatti, ancora oggi, ci si aspetta il sapore ferroso dell'odio millenario, lo sguardo sghimbescio della vendetta a freddo, il respiro trattenuto dell'appostamento dietro al muretto a secco.

Con l’omicidio di Orune il codice barbaricino non c’entra

Siamo galeotti o uomini liberi?

Quando scelgo una meta turistica mi chiedo quanto mi costerà, non in termini di danari, ma di tempo. Andare a Budapest, trovare le coincidenze giuste ha significato una levataccia alle due di notte, spostarsi per 200 km in macchina, partire alle 6 e 30 per Bergamo, quindi alle 14, 30 per Budapest. In casi come questi per sopravvivere all’idea della devastazione bisogna solo rimuoverla fino al giorno della partenza.

La domanda è: la Sardegna è in Italia? la seconda: siamo galeotti o uomini liberi? liberi, ovvero, di muoverci, nel 2015, almeno in Europa a un costo sostenibile? La domanda successiva è: c’è, l’Europa, nella testa dei nostri politici: regionali e nazionali, nonostante quel che giurano e spergiurano perennemente sul tema? O per Europa si possono ben intendere gli esclusivi confini di un’isola?

Siamo galeotti o uomini liberi?

Il turismo in Sardegna apre le porte al mercato estero

La Sardegna diventa sempre più spesso meta di turisti europei e non: l'isola piace e dall'isola si aprono le porte per il mercato estero, non poteva essere differente per un territorio dove il mare ed il sole, dai primi di Aprile ad Ottobre inoltrato, permettono la fruizione delle spiagge, ottime poi le proposte culturali che si notato un po' in tutta l'isola. 

Il turismo diventa un business anche in Sardegna? La promozione c'è, anche se pare chiaro si possa e si debba migliorare specie per quanto riguarda l'estero. Però è necessario fare un punto della situazione.

Il turismo in Sardegna apre le porte al mercato estero

Nuoro, un Distretto Culturale per ritrovarci nell'Atene Sarda

Il giornalista Leopoldo Carta (1878-1932), il 6 giugno 1910, sulla rivista Il Secolo xx pubblicò un articolo dedicato a Nuoro e alla sua élite intellettuale. L’intento era quello di offrire una rappresentazione del capoluogo barbaricino diversa da quella della cronaca dilagante del periodo. Non solo delinquenza ma anche grande fervore culturale. Nel 1900 il Tenente dell’Arma Giulio Bechi aveva firmato il libro-scandalo dal titolo Caccia grossa, un ritratto crudele della criminalità in Sardegna sul finire dell’Ottocento, dove Nuoro, in particolare, veniva rappresentata come la culla del banditismo. Carta, insomma, voleva spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su un altro versante. Nell’area più interna dell’isola, infatti, stavano crescendo e si stavano affermando scrittori e artisti di qualità eccelse e di valore universale. Nuoro era un laboratorio di idee e di invenzione artistica, uomini e donne che iniziavano a produrre nuova cultura nonostante la povertà, l’arretratezza e l’isolamento di un villaggio che Salvatore Satta definì “nido di corvi”. Non c’erano infatti scuole (“a Nuoro le scuole finivano con il ginnasio”), non c’erano università e neppure biblioteche.

Nuoro, un Distretto Culturale per ritrovarci nell'Atene Sarda
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