Le belle storie non capitano sempre sotto Natale. Eppure, è in queste occasioni che vengono amplificate e si preparano per diventare parte di un comune sentire, come accade in chi prova quella fortissima emozione che i giapponesi chiamano Ijirashii. Ecco allora, un intero paese, Nughedu Santa Vittoria, che trascorre le festività con un nuovo spirito, una nuova carica e un ricordo che li accompagnerà tutta la vita.Non solo: eccolo, soprattutto, lanciare un messaggio potente in grado di dar nuova fiducia a tante realtà italiane che rischiano di scomparire nel silenzio più totale.

 E’ la sera del 20 dicembre quando Andrea Marchese, regista siciliano, è sul traghetto che da Cagliari lo riporterà a Palermo per passare il Natale con i suoi parenti. Come lui, tanti altri rientrano a casa, ritrovano la famiglia dopo mesi di lavoro e frenesia. Con lui, però, non ci sono solo le valigie. Ci sono ricordi, emozioni e una sfida importante. Nei suoi bagagli, in quella traversata notturna, ci sono i 466 abitanti di un paese che non vuole cedere all’incubo dello spopolamento. C’è Nughedu Santa Vittoria, piccolo borgo in provincia di Oristano che nelle due settimane precedenti ha visto compiersi una sorta di miracolo di Natale: trasformare, tutti insieme, il paese in un set cinematografico dove gli abitanti, come per magia, sono diventati attori, sceneggiatori, costumisti e tecnici audio e luci per due intense settimane, il tempo necessario per realizzare il primo film partecipato delle aree interne. E’ la sfida di SpopLab, progetto dello spin off dell’Università di Cagliari, in collaborazione con il comune di Nughedu Santa Vittoria che si propone di contrastare con nuove logiche e nuovi linguaggi il problema dello spopolamento. Con loro una figura innovativa, la community manager Silvia Di Passio, al lavoro da tempo su progetti diversi che coinvolgono insieme al paese professionisti del mondo dell’arte e della cultura che ne diventano cittadini temporanei dando, con il loro intervento, nuovo slancio a processi di riattivazione dei paesi maggiormente a rischio di spopolamento. Ecco allora, per chiudere in bellezza e con una fortissima aspettativa un anno virtuoso che Andrea Marchese, regista siciliano già attivo in progetti volti a raccontare piccole realtà italiane, diventando cittadino temporaneo, ha dato voce a un progetto che ha un fine ben più ambizioso che vede come pioniere il comune di Nughedu: trovare la chiave di volta per contrastare lo spopolamento attraverso un coinvolgimento attivo della comunità, un progetto, questo, replicabile in altre realtà nazionali che affrontano la medesima sfida.

"Abbiamo costruito una storia che coinvolge tutti e l’abbiamo costruita tutti insieme – ci racconta Marchese - condividendo idee e situazioni. Non c’è stato un corso preparatorio e io mi sono limitato a fare da interprete delle emozioni a cui gli abitanti erano maggiormente legati. Abbiamo coinvolto anche le figure chiave del paese, il sindaco, il prete, il farmacista e la barista per dar vita a una commedia surreale che fa una riflessione sullo spopolamento senza ricadere in toni drammatici”.

 

L’esperimento funziona e molto velocemente anche chi apparentemente sembrava più restio si inserisce nella grande macchina organizzativa. Non solo: il progetto scatena addirittura la curiosità dei paesi vicini.  

Mi piace molto lavorare con non professionisti. In questi casi, si fa del limite interpretativo una virtù perché si gioca sulle caratteristiche espressive e personali dell’attore. Ci siamo divertiti tantissimo e si è riusciti a portare le persone in universi inimmaginabili fino a quel momento senza prendersi mai troppo sul serio: è un approccio nuovo dove si sperimenta e si scoprono degli aspetti inaspettati di sé e degli altri… è un approccio che fa bene, quasi terapeutico. Non abbiamo ragionato su un copione completo ma su un canovaccio che si evolveva a seconda delle situazioni dove ci si misurava con le risorse del paese, dove ognuno ci metteva del suo, fino al momento finale che ha visto la partecipazione di quasi tutto il paese in un grande momento di festa.

Mi hanno detto che non si sentivano così uniti da tanto tempo. Ecco, questo ci fa capire che l’arte può aiutare a rendere effettivo un processo di trasformazione sociale.

L'appuntamento con la proiezione è fissato per l'inizio del 2020 ma con un obiettivo di lungo periodo: portare il cortometraggio in contesti tematici dedicati e renderlo un progetto simbolo, replicabile per altre realtà congelando, al contempo, grazie al potere della cinematografia, modi, persone, linguaggi e tradizioni di piccoli borghi italiani che lottano contro lo spopolamento.

 “Ho imparato tantissimo da questa esperienza – conclude Marchese – e torno anche io a casa carico di pensieri positivi ma anche consapevole di aver vinto una sfida ritenuta impossibile dagli abitanti: far recitare e far entrare nella parte gli abitanti è stata una passeggiata al confronto del far sparire, per ragioni di copione, tutte le birre dai tavolini dei bar! (ride, ndr)”.

Mentre parliamo, il telefono di Andrea continua a ricevere messaggi: sono gli abitanti di Nughedu Santa Vittoria, a raccontare, in un flusso inarrestabile, le emozioni che continuano a popolare le loro menti. Per quasi tutti, era la loro prima volta davanti alla videocamera e l’impegno è stato preso tanto seriamente da arrivare a modificare i ritmi di lavoro per poter essere presenti durante le riprese. E se nessuno, inizialmente, avrebbe mai pensato che quell’idea nata quasi per scherzo nei tavolini dell'unico bar del paese potesse prendere vita, oggi la stessa idea diventa uno strumento di consapevolezza dei loro punti di forza e debolezza, dell’unione che può salvare e di come, in un momento, l’unione possa scongiurare la scomparsa di un centro.

E di questo piccolo miracolo di Natale, ne siamo certi, se ne parlerà a lungo.

 

 

Ph Credits: Sardegna Turismo - Marchese, Di Passio

 

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Autore dell'articolo
Mariella Cortes
Author: Mariella Cortes
Curiosa per natura, alla perenne ricerca di luoghi da scoprire, persone da raccontare e storie da ritrovare. 30 anni, laureata in Lettere e Comunicazione Multimediale, con radici a Desulo espanse a Sassari dove nel 2004 ho iniziato la carriera di giornalista (Albo dei pubblicisti) per carta, tv e radio. Il master in Marketing Territoriale mi ha portata a Milano, prima al Touring Club Italiano e poi al Sardegna Store dove per due anni ho raccontato la mia terra. Collaboratrice dell’Unione Sarda per cultura e spettacoli, lavoro a Milano come consulente nel marketing territoriale, nell’organizzazione eventi e nella formazione. FocuSardegna è il filo rosso con la mia terra che ha sempre qualcosa di dire, anche nei silenzi del vento che accarezza le rocce con i suoi profumi.
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