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Del maiale non si butta via niente ma...si cucina!

In Sardegna vale più che mai il detto: "del maiale non si butta via niente". Quindi, oltre il classico dei classici, il porcetto arrosto, soprattutto in pieno inverno, da tradizione, la cultura gastronomica sarda offre una serie di gustose ricette, di facile preparazione e parecchio sostanziose, volte, anche, ad affrontare le temperature degli ultimi e dei primi mesi dell'anno.

Dai piatti salati a un dolce, ricordo d'infanzia dei nostri nonni e genitori, ecco le quattro ricette che abbiamo scelto per FocuSardegna

Del maiale non si butta via niente ma...si cucina!

Sfiziosi sapori d'agrume: l'aranzada

Dolce e amaro per uno sfizioso peccato di gola. L'aranzada, tipico dolce Nuorese, è il dolce perfetto per accompagnare le lunghe serate invernali.
Prodotto con le bucce delle arance, l'aranzada, dolce connubio di frutta e miele, dalla consistenza leggermente gommosa e con una compattezza che varia a seconda di come vengono tagliati gli ingredienti, ripaga la pazienza necessaria nella sua preparazione con ottimo tempo di conservazione.
Vediamo come si prepara:

Sfiziosi sapori d'agrume: l'aranzada

Sa merca: il pesce in un cestino di foglie

 Sa merca di muggine è un piatto antico,  tradizionale dei pescatori  di Cabras, Riola, Nurachi e Baratili San Pietro. Immancabile in occasione della festa di San Salvatore, ci ricorda di quando i cibi andavano preparati e confezionati con cura per garantirne una lunga conservazione. Il nome del piatto viene dall’erba palustre utilizzata, appunto, per la conservazione dei muggini, “Sa merca”, detta anche “Sa ziba” che oltre a mantenere intatte le caratteristiche organolettiche del pesce lo mantiene morbido e lo aromatizza.

 

Sa merca: il pesce in un cestino di foglie

Cascà alla Carlofortina

Una preparazione lunga ma mai quanto la sua storia! Il Cascà è un piatto di origine araba, derivante dal cuscus tunisino. Nella lingua tabarchina con questo termine si indica sia la pietanza che la cuscussiera, il recipiente in terracotta forellato dove la semola viene cotta a vapore.

Cascà alla Carlofortina

Orziadas: quando il mare incontra la frittura

Sapevate che gli anemoni di mare possono essere impanati e fritti per deliziare il vostro palato in queste golose giornate estive?

Già, quando il sapore del mare in tutta la sua esplosione di gusto incontra una soffice panatura è tempo di orziadas.

Orziadas: quando il mare incontra la frittura

50 sfumature di agnello sardo (Igp)

Immancabile nelle tavole pasquali. gustoso e versatile, l'agnello sardo rappresenta uno dei piatti simbolo della tradizione sarda. L'Agnello di Sardegna è stato iscritto nell'elenco delle Indicazioni Geografiche Protette (I.G.P.) con Regolamento (CE) n. 138/01 della Commissione del 24 gennaio 2001. Con decreto 28 ottobre 2005 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali è stato riconosciuto formalmente il Consorzio per la Tutela della I.G.P. “Agnello di Sardegna”.

50 sfumature di agnello sardo (Igp)

Profumo di pane in Romangia: Sorso e i suoi prodotti D.E.CO

La Sardegna vanta un'ampia scelta di pani tipici che spaziano dal più noto carasau alle spianate sino a pani di patate e pagnotte. Eccoci a a Sorso, paese situato nella Romangia, località a nord della Sardegna, ricca di oliveti e vigneti di grande pregio e dall'interessante tradizione gastronomica.
Il Comune di Sorso nel 2011 ha certificato ben 4 prodotti tipici con la DE.CO. (Certificazione Denominazione Comunale) testimoniando l'appartenenza ai loro prodotti tipici: vi sono due tipologie di pane: " lu tondu" e il "biscottu ipparraddu" e due di dolci : li "Cozzuli" e i li "Birighitti".

Profumo di pane in Romangia: Sorso e i suoi prodotti D.E.CO

Il Cagliato

Il Cagliato, o "casu axedu" (formaggio acido, letteralmente) conosciuto anche come frue, ischidu, gioddu, miciuratu, mezzoradu è una specialità casearia dalle origini antiche presente in tutta la tradizione gastronomica della Sardegna. Di facile preparazione e dalla consistenza morbida e cremosa è ricco di fermenti lattici vivi e di principi nutritivi facilmente assimilabili.

Il Cagliato

I 3 martiri sardi menzionati nel Martirologio Geronimiano

Antico calendario che riporta l’elenco dei martiri venerati nelle diverse località del mondo cristiano, sia in Oriente che in Occidente. Erroneamente attribuito a S. Gerolamo, dal quale ha preso il nome, si tratta in realtà di una compilazione anonima redatta, nella versione originaria, in Italia settentrionale nel secondo quarto del V secolo.

Sebbene abbia un carattere assai scarno, il testo contiene le indicazioni essenziali per la celebrazione dei diversi martiri (le cosiddette “coordinate agiografiche”); per ogni giorno dell’anno registra, infatti, il nome di tutti i martiri festeggiati in quella data -si tratta, in genere, della data della morte, che i cristiani consideravano, tuttavia, il dies natalis- preceduto, ciascuno, dall’indicazione del luogo in cui ricorre la celebrazione, luogo che corrisponde, di norma, alla regione o alla città che custodisce l’oggetto che ha ingenerato il culto, ossia il sepolcro del martire.

I 3 martiri sardi menzionati nel Martirologio Geronimiano

Il culto di Marte in Sardegna

Dio romano, affine al greco Ares. Figlio di Giunone (l’Era degli Elleni) nel mondo romano era la divinità che presiedeva alla guerra. Era anche una divinità della primavera (perché il periodo della guerra iniziava con la fine dell’inverno) e della giovinezza (la guerra è soprattutto attività destinata ai giovani). Secondo la tradizione M. era il padre di Romolo e Remo generati  dall’unione con la Rea Silivia; avrebbe egli stesso inviato ai figli esposti sul Palatino una lupa perché li allattasse. Oltre ai Romani anche alcune genti italiche ritenevano di discendere da Marte, da cui trassero il nome (i Marsi, i Marrucini, i Mamertini). Il culto di M. in Sardegna non ha lasciato tracce evidenti.

Il culto di Marte in Sardegna

Maltamonenses: gli antichi lavoratori della terra in Sardegna

Nome di origine etnica di una popolazione rurale, noto attraverso un’iscrizione (E.E. VIII, 919), rinvenuta nell’agro di Sanluri e ritenuta dal primo editore un cippo di confine. I Maltamonenses, secondo le più recenti ipotesi (M. Bonello Lai), erano dei lavoratori della terra di condizione servile (come suggerirebbe il genitivo di appartenenza che nel testo accompagna l’etnico, Maltamonenses Cens(ori) Secundini), che prestavano la propria opera all’interno dei latifondi del senatore (vir clarissimus) Cens(orius ?) o Cens(or?) Secundinus, un latifondista (possessor) ritenuto di probabile origine italica (P. Meloni).

Maltamonenses: gli antichi lavoratori della terra in Sardegna

MACOMER: in origine Macópsisa

Antica denominazione dell’attuale Macomer (NU). Dal punto di visto paleografico, il termine Macópsisa documentato nella Geografia di Tolomeo (III, 3, 7) andrebbe correttamente emendato in *Macómisa, secondo l’autorevole opinione di E. Pais e di G. Paulis. Una complessa evoluzione linguistica ha comportato il mutamento di un originario toponimo punico nelle forme seriori attestate in periodo medievale (Macumeri nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado) e moderno (Makkumèle nel dialetto odierno). Macomer deriverebbe infatti da un precedente termine punico Maqom her significante “Il luogo della regione montuosa”, mentre la forma ricostruita *Macómisa attesterebbe la persistenza di un precedente punico Maqom misa indicante il “luogo dell’uscita”.

MACOMER: in origine Macópsisa

Cagliari, in origine Karales

Unico stanziamento fenicio allo sbocco meridionale del Campidano (fine VIII-inizio VII a.C.): il primo nucleo forse si trovava fra lo stagno di S. Gilla e le pendici dei colli di Tuvixeddu e Castello.  Acquistò importanza e consistenza alla fine del VI sec. Con la conquista cartaginese della Sardegna (ante 509), K. divenne capoluogo dell’epicrazia cartaginese; governata da 2 sufeti, fu ampliata verso Est (collina di Castello e litorale) e fortificata (prima metà IV sec.); a S. Paolo fu sistemato il tofet (seconda metà IV sec.). Dopo la I guerra punica, i mercenari rivoltosi vi rinchiusero e forse uccisero il boetarca Bostare (238-237).

Cagliari, in origine Karales
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