Sardinia Antiqua

Gli Estruschi e la Sardegna

I rapporti fra Etruschi e Sardi hanno da un punto di vista archeologico una lunga storia peraltro corroborata dalle fonti greche, in particolare uno scolio al Timeo platonico che ricorda come Tyrrenòs, giunto in Etruria dalla Lidia, si fosse sposato con Sardò dalla quale prese poi il nome l’isola Argyròphleps, ovvero “l’isola dalla vene di argento” (Plato, Timaeus fr. 25b Greene). La relazione fra le due sponde del Tirreno inizia nel corso dell’età del Ferro e si sostanzia in una serie di momenti di presenza e attestazioni che si colgono fin verso il IV-III secolo a.C. Nel corso dell’età del Ferro esse si rinvengono costantemente in complessi nuragici della costa orientale dell’isola, medianti i quali vengono poi ridistribuiti verso l’interno, in abitati o in aree sacre delle odierne province di Nuoro e di Sassari con sporadiche attestazioni anche in prossimità del Golfo di Oristano.

Gli Estruschi e la Sardegna

La Tavola di Esterzili:Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna

Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna è la Tavola di Esterzili, con la trascrizione di una sentenza con la quale il proconsole Lucio Elvio Agrippa condannava durante l’età di Otone i pastori sardi della tribù dei Galillenses: si tratta di un esempio significativo di una politica tendente a privilegiare l'economia agricola dei contadini immigrati dalla penisola italiana in Sardegna. Inciso sicuramente a Carales il 18 marzo 69, esposto al pubblico per iniziativa dei Patulcenses originari della Campania all'interno di un villaggio agricolo, il documento (scoperto nel 1866, studiato da Giovanni Spano e Theodor Mommsen e conservato al Museo Nazionale di Sassari) ci informa su una lunga controversia, conclusasi con una sentenza con la quale il governatore provinciale ripristinava la linea di confine fissata 170 anni prima dal proconsole Marco Cecilio Metello, dopo una lunga campagna militare durata per almeno cinque anni e conclusa con la sconfitta della popolazione locale e con il trionfo del generale vittorioso celebrato a Roma fino al tempio di Giove Capitolino. 

La Tavola di Esterzili:Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna

Dedalo: l'architetto dei nuraghi

Eroe greco imparentato con Eretteo, il mitico re di Atene. Il significato che reca questo nome (daídalos in greco è “artisticamente lavorato”) rende evidente il ruolo che la mitologia ha riservato a questo eroe greco, ossia quello di artefice di importanti creazioni: viene così descritto come architetto, scultore, inventore di arnesi per la falegnameria e di mezzi meccanici.

Dedalo: l'architetto dei nuraghi

Cornus, l'antica città-stato del Montiferru

Città antica della Sardegna centro-occidentale, localizzata su un altopiano ubicato alle pendici meridionali del Montiferru, a 103 mt. s.l.m. prossimo al centro turistico di S.Archittu, a circa un chilometro dal sito di Columbaris (vedi), nel territorio del Comune di Cuglieri (prov. di Oristano). La continuità toponimica di Campu ‘e Corra (o Corru), riferita a tale altopiano, potrebbe riferirsi all’antica radice KRN, di origine semitica, o ad un analogo termine di origine mediterranea, di cui Cornus costituirebbe il calco latino; il nome sembra significare, in riferimento alle caratteristiche del colle di Corchinas (il promontorio roccioso che chiude verso ovest l’altopiano di Campu ’e Corra), “vertice montuoso” oppure “estremità di promontorio”.

Cornus, l'antica città-stato del Montiferru

Le CIVITATES BARBARIAE di Sardegna ai Tempi dei Romani

Fonti epigrafiche e letterarie documentano l’esistenza di comunità non urbanizzate (civitates) stanziate nel territorio montuoso non romanizzato della Sardegna (Barbaria). Una iscrizione rinvenuta a Preneste ricorda un Sextus Iulius Sexti filius Pollia tribu Rufus, evocatus divi Augusti, praefectus I cohortis Corsorum et civitatum Barbariae in Sardinia (CIL XIV 2954). Il personaggio menzionato rivestì il comando militare della coorte I dei Corsi e la prefettura delle civitates Barbarie. Tra i suoi compiti, il reclutamento degli indigeni e la riscossione dei tributi.

Le CIVITATES BARBARIAE di Sardegna ai Tempi dei Romani

Marcio Porcio Catone, il "populare" amico dei Sardi

Politico romano (Tusculum 234 a.C. – Roma 149 a.C.), esponente di punta del futuro partito dei populares. Tappe della sua carriera sono la questura in Africa con Publio Cornelio Scipione (204), la pretura in Sardegna (198), il consolato nella Spagna Ulteriore (195), la censura (184); Catone si presenta nell’agone politico come strenuo difensore delle tradizioni contro la corruzione morale prodotta dalla cultura ellenistica e si batte per un’ampia distribuzione dei proventi procurati dalle conquiste militari contro gli speculatori, per una gestione collettiva della res publica contro la deriva individualista di una parte dell’aristocrazia.

Marcio Porcio Catone, il "populare" amico dei Sardi

Celes(itani) e Cusin(itani): gli antichi abitanti della barbagia

Celes(itani)  popolo non urbanizzato della Barbaria (Barbagia) sarda, compreso all’interno di un’organizzazione, quella delle civitates Barbariae (CIL XIV 2954) articolata in aggregati cantonali. I diversi <<cantoni>> erano dotati di una qualche struttura politico-sociale, probabilmente ereditata dalla gestione amministrativa di epoca nuragica. I Celes(itani) sono noti attraverso un cippo terminale (di confine) in granito rinvenuto presso la fonte di Turunele di Fonni (antica Sorabile) (CIL X 7889).

Celes(itani) e Cusin(itani): gli antichi abitanti della barbagia

C'era una volta BITHIA

In fenicio Byt‘n. Insediamento di fondazione fenicia situato nella Sardegna sud-occidentale dove sorge l’attuale località di Torre di Chia raggiungibile attraverso l’antica strada quae a Nora ducit Bithiae. Sebbene la datazione attribuita alla fondazione del centro sia da porsi attorno all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C., l’area prescelta per l’installazione delle prime strutture antropiche mostra i caratteri tipici degli insediamenti risalenti alla fase precoloniale della navigazione fenicia in Sardegna: un paesaggio costiero proiettato sul mare, dotato di un ottimo porto di tipo fluviale e con un entroterra limitato e protetto dai rilievi di Monti Sa Guardia.

C'era una volta BITHIA

Sorabile: le origini romane del centro più alto della Sardegna

Stazione romana collocata lungo la strada che attraversava la Sardegna centrale, denominata nell’Itinerario Antoniniano Alio itinere ab Vlbia Caralis, tra Caput Thyrsi e Biora. Il sito antico è stato individuato in località Soròvile (o Soròbile), due chilometri a nord del moderno abitato di Fonni. In quest’area, scavi condotti tra il 1879 e il 1881 hanno messo in luce una struttura quadrangolare, lunga 56 m ca. e larga 46 m ca., costituita da una decina di vani, quattro dei quali disposti a differente livello e raggiungibili da una scala, quadrati o rettangolari, disposti lungo i lati di un cortile centrale di 26 x 30 m ca. Alcuni vani sono pavimentati in tessellato verde con una cornice di tessere bianche; altri ambienti presentano pavimenti realizzati in battuto di argilla o a mattoni.

Sorabile: le origini romane del centro più alto della Sardegna

Bosa: le origini di uno dei più bei borghi d'Italia

Nel II secolo d.C. Tolomeo menziona Bosa fra le città interne della Sardinia, pur collocandola correttamente a breve distanza delle foci del fiume Témos. Le indicazioni tolemaiche non servirebbero a localizzare con precisione il centro antico se non si tenesse conto dell’imponente interrimento dell’originario estuario del fiume causato dagli apporti alluvionali dello stesso Temo e del Rio Piras. In sostanza nell’antichità e nel medioevo il Temo sboccava a mare con un largo estuario situato a circa due chilometri ad Est dell’Isola Rossa, mentre attualmente tale distanza è ridotta a 300 metri. La localizzazione del centro antico di Bosa su un sistema di terrazze digradanti sulla sponda sinistra del fiume è assicurata dalla documentazione archeologica e dalla letteratura storica a partire dal secolo XVI.

Bosa: le origini di uno dei più bei borghi d'Italia

Augustis: le origini dell'odierno centro barbaricino

Augustis (attuale Aùstis). Centro romano della Barbaria  (Barbagia) sarda, posto  a 800 m. di altitudine alle falde sud-occidentali del Gennargentu, a breve distanza da Sorabile (Fonni) e da Forum Traiani (Fordongianus) e dalla strada a Karalibus Olbiam per mediterranea. Augustis nel nome ricorda l’imperatore Augusto e testimonia la primitiva romanizzazione della Sardegna interna che già in età augustea fu probabilmente sede di un distaccamento della cohors Lusitanorum (corte ausiliaria formata originariamente da Lusitani).

Augustis: le origini dell'odierno centro barbaricino

SHERDANA: i Popoli del Mare

Termine designante un nucleo di genti attestate tra i cosiddetti Popoli del Mare i quali sconvolsero, approfittando di un grave periodo di crisi che investì tutto il Mediterraneo orientale, gli assetti politici dei maggiori stati e potentati degli ultimi anni del XIII sec. a.C., specialmente in Egitto e nella costa siro-palestinese. Nella storia degli studi il termine è stato spesso relazionato con le antiche popolazioni della Sardegna nuragica sulla base di una presunta omofonia con la denominazione fenicia dell’isola Srdn come appare nella stele di Nora.

SHERDANA: i Popoli del Mare

Aristianis

Aristianis è il nome bizantino, sopravvissuto nella forma medioevale Aristanis, della città di Oristano. La sua derivazione dal nome dei praedia Aristana, i terreni della famiglia degli Aristii, in età romana imperaiale è probabile, mentre nelle false carte d' Arborea  Aristanis prendeva il nome da una inesistente  principessa Aristana del Giudicato d' Arborea. La prima fonte a menzionare Aristianis è la Descriptio Orbis Romani  di Giorgio di Cipro, che segna la nuovo insediamento bizantino lungo un itinerario che da Chrysopolis-Forum Traiani ( Fordongianus) reca attraverso  Aristianis alla limne  (stagno di Cabras)  fino alla fortezza di Tharros (Kastron tou Taron).

Aristianis
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