Sardinia Antiqua

Gavino, il Santo martirizzato e sepolto in Sardegna

Gavino, santo, fu martirizzato e sepolto, insieme a Gianuario, a Turris Libisonis, durante la persecuzione di Diocleziano (303) Il culto è attestato per la prima volta nel Martirologio Geronimiano (secondo quarto del V secolo), che ne registra la celebrazione in Sardinia, in Turribus,i giorni 30 maggio e 25 ottobre -data, quest’ultima, considerata dalla tradizione successiva quella effettiva della morte-.

Gavino, il Santo martirizzato e sepolto in Sardegna

Fretum Gallicum: le Bocche di Bonifacio al tempo dei romani

Fretum Gallicum è la denominazione utilizzata in epoca romana ad indicare lo stretto braccio di mare, quasi una sorta di canale (fretum) tra la Sardegna e la Corsica, ossia le attuali Bocche di Bonifacio. Essa sostituì quella di Taphros (fossato), utilizzata da Plinio il Vecchio (Nat. Hist., III, 6, 83) che la trasse da un’autore greco la cui identità resta per noi sconosciuta. La denominazione Fretum Gallicum, attestata nell’Itinerarium Maritimum (495,2 Wess.), un indice della rete di collegamenti per via marittima risalente all’epoca imperiale (III sec. d.C.), fa riferimento alle rotte commerciali che collegavano la Gallia Narbonensis (da cui l’aggettivazione Gallicum, nel senso di rotte per le Galliae), la Penisola Iberica e la Sardegna occidentale con il Tirreno. La navigazione nel settore marittimo del Fretum era propiziata dal vento di maestrale (il Circius), ma d’altra parte comportava notevoli rischi a causa del rapido e improvviso ingrossarsi dei venti e del mare e della presenza di isole e scogli (Cuniculariae, Phintonis e Fossae insulae, PLIN, Nat. Hist., III, 6, 83).

Fretum Gallicum: le Bocche di Bonifacio al tempo dei romani

Il mito di Forco, dio dell’Oceano nelle isole tirreniche

Sovrano del regno di Sardegna e di Corsica.  Una prima versione del mito contenuta nella Teogonia di Esiodo, lo riguarda come figlio di Ponto e di Gea; un’altra lo vuole invece generato dall’unione di Oceano con Teti. Da F. e dalla sua sposa Keto nacquero le Gòrgoni dell’estremo Occidente: Medusa, Strenno, Euriale. F. era anche il padre delle Focidi (divinità ma anche mostri marini), delle Sirene, di Echidna, delle Esperidi. Sua dimora era la costa dell’Acaia, in Grecia, o l’isola di Itaca. È Servio, in un commento al V libro dell’Eneide a ricordare, sulla scorta di fonti più antiche in suo possesso, che “Rex fuit Forcus Corsicae et Sardiniae”.

Il mito di Forco, dio dell’Oceano nelle isole tirreniche

Fausiana: prima di Olbia e Terranova

Diocesi paleocristiana della Sardegna, Fausiana è citata per la prima volta in una lettera inviata nel 594 da Gregorio Magno al vescovo di Cagliari, e successivamente, nel 600 in una lista di vescovi di un concilio romano; nel VII secolo, Giorgio di Cipro, nell’elencazione dei centri costieri dell’Isola, menziona Fausiane tra le sedi vescovili di Soulkes e Chrysopolis; lo stesso nome ricompare nelle Notitiae Episcopatuum Orientalium di Leone il Sapiente, mentre permane dubbia, invece, l’identificazione del centro con ’Al-fisanah citata nel libro di Re Ruggero dell’arabo Edrisi.

Fausiana: prima di Olbia e Terranova

Ercole: tra mito e leggenda

Divinità greca, tra le più celebri della mitologia e tra le più venerate dagli antichi; in greco Herakles. Nato dall’unione di Zeus con Alcmena, il nome dell’eroe si deve probabilmente intendere come “gloria di Era”. Tuttavia, proprio da Era, sposa di Zeus e furente per il tradimento, E. è nel mito continuamente perseguitato. Le vicende dell’infanzia e della giovinezza dell’eroe sono contrassegnate da episodi di violenza spesso involontaria. Esempio tipico è l’uccisione del musico Lino, suo maestro, che aveva ripreso E. a per la sua indisciplina.

Ercole: tra mito e leggenda

I Fenici e la Sardegna

Con il nome di Phoinikes i Greci erano soliti indicare non solo gli abitanti della Fenicia, che geograficamente quasi corrispondeva all’attuale Libano, ma tutti gli abitanti della costa del Levante nel primo millennio a.C. Questa area geografica si estendeva dal golfo di Alessandretta, incuneato tra l’Anatolia e la Siria, e la cosiddetta Striscia di Gaza, tratto costiero della penisola del Sinai. Oggi con il nome di Fenici intendiamo gli abitanti della costa del Libano.

I Fenici e la Sardegna

Gli Estruschi e la Sardegna

I rapporti fra Etruschi e Sardi hanno da un punto di vista archeologico una lunga storia peraltro corroborata dalle fonti greche, in particolare uno scolio al Timeo platonico che ricorda come Tyrrenòs, giunto in Etruria dalla Lidia, si fosse sposato con Sardò dalla quale prese poi il nome l’isola Argyròphleps, ovvero “l’isola dalla vene di argento” (Plato, Timaeus fr. 25b Greene). La relazione fra le due sponde del Tirreno inizia nel corso dell’età del Ferro e si sostanzia in una serie di momenti di presenza e attestazioni che si colgono fin verso il IV-III secolo a.C. Nel corso dell’età del Ferro esse si rinvengono costantemente in complessi nuragici della costa orientale dell’isola, medianti i quali vengono poi ridistribuiti verso l’interno, in abitati o in aree sacre delle odierne province di Nuoro e di Sassari con sporadiche attestazioni anche in prossimità del Golfo di Oristano.

Gli Estruschi e la Sardegna

La Tavola di Esterzili:Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna

Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna è la Tavola di Esterzili, con la trascrizione di una sentenza con la quale il proconsole Lucio Elvio Agrippa condannava durante l’età di Otone i pastori sardi della tribù dei Galillenses: si tratta di un esempio significativo di una politica tendente a privilegiare l'economia agricola dei contadini immigrati dalla penisola italiana in Sardegna. Inciso sicuramente a Carales il 18 marzo 69, esposto al pubblico per iniziativa dei Patulcenses originari della Campania all'interno di un villaggio agricolo, il documento (scoperto nel 1866, studiato da Giovanni Spano e Theodor Mommsen e conservato al Museo Nazionale di Sassari) ci informa su una lunga controversia, conclusasi con una sentenza con la quale il governatore provinciale ripristinava la linea di confine fissata 170 anni prima dal proconsole Marco Cecilio Metello, dopo una lunga campagna militare durata per almeno cinque anni e conclusa con la sconfitta della popolazione locale e con il trionfo del generale vittorioso celebrato a Roma fino al tempio di Giove Capitolino. 

La Tavola di Esterzili:Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna

Dedalo: l'architetto dei nuraghi

Eroe greco imparentato con Eretteo, il mitico re di Atene. Il significato che reca questo nome (daídalos in greco è “artisticamente lavorato”) rende evidente il ruolo che la mitologia ha riservato a questo eroe greco, ossia quello di artefice di importanti creazioni: viene così descritto come architetto, scultore, inventore di arnesi per la falegnameria e di mezzi meccanici.

Dedalo: l'architetto dei nuraghi

Cornus, l'antica città-stato del Montiferru

Città antica della Sardegna centro-occidentale, localizzata su un altopiano ubicato alle pendici meridionali del Montiferru, a 103 mt. s.l.m. prossimo al centro turistico di S.Archittu, a circa un chilometro dal sito di Columbaris (vedi), nel territorio del Comune di Cuglieri (prov. di Oristano). La continuità toponimica di Campu ‘e Corra (o Corru), riferita a tale altopiano, potrebbe riferirsi all’antica radice KRN, di origine semitica, o ad un analogo termine di origine mediterranea, di cui Cornus costituirebbe il calco latino; il nome sembra significare, in riferimento alle caratteristiche del colle di Corchinas (il promontorio roccioso che chiude verso ovest l’altopiano di Campu ’e Corra), “vertice montuoso” oppure “estremità di promontorio”.

Cornus, l'antica città-stato del Montiferru

Le CIVITATES BARBARIAE di Sardegna ai Tempi dei Romani

Fonti epigrafiche e letterarie documentano l’esistenza di comunità non urbanizzate (civitates) stanziate nel territorio montuoso non romanizzato della Sardegna (Barbaria). Una iscrizione rinvenuta a Preneste ricorda un Sextus Iulius Sexti filius Pollia tribu Rufus, evocatus divi Augusti, praefectus I cohortis Corsorum et civitatum Barbariae in Sardinia (CIL XIV 2954). Il personaggio menzionato rivestì il comando militare della coorte I dei Corsi e la prefettura delle civitates Barbarie. Tra i suoi compiti, il reclutamento degli indigeni e la riscossione dei tributi.

Le CIVITATES BARBARIAE di Sardegna ai Tempi dei Romani

Marcio Porcio Catone, il "populare" amico dei Sardi

Politico romano (Tusculum 234 a.C. – Roma 149 a.C.), esponente di punta del futuro partito dei populares. Tappe della sua carriera sono la questura in Africa con Publio Cornelio Scipione (204), la pretura in Sardegna (198), il consolato nella Spagna Ulteriore (195), la censura (184); Catone si presenta nell’agone politico come strenuo difensore delle tradizioni contro la corruzione morale prodotta dalla cultura ellenistica e si batte per un’ampia distribuzione dei proventi procurati dalle conquiste militari contro gli speculatori, per una gestione collettiva della res publica contro la deriva individualista di una parte dell’aristocrazia.

Marcio Porcio Catone, il "populare" amico dei Sardi

Celes(itani) e Cusin(itani): gli antichi abitanti della barbagia

Celes(itani)  popolo non urbanizzato della Barbaria (Barbagia) sarda, compreso all’interno di un’organizzazione, quella delle civitates Barbariae (CIL XIV 2954) articolata in aggregati cantonali. I diversi <<cantoni>> erano dotati di una qualche struttura politico-sociale, probabilmente ereditata dalla gestione amministrativa di epoca nuragica. I Celes(itani) sono noti attraverso un cippo terminale (di confine) in granito rinvenuto presso la fonte di Turunele di Fonni (antica Sorabile) (CIL X 7889).

Celes(itani) e Cusin(itani): gli antichi abitanti della barbagia
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