Luglio 15, 2024

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    DI MARGHERITA ZURRU*

    Parlava perfettamente l’italiano, con un curioso accento trentino-etiope, appreso quando giovane studente, era arrivata in Italia per la prima volta, per frequentare sociologia all’università di Trento.

    E in Italia è poi dovuta tornare, nel 2010, sfuggendo ad un mandato di arresto spiccato contro di lei dalle autorità del suo paese, l’Etiopia, dove da decenni vige un regime che contrasta con la forza ogni attivismo contro il land grabbing, il fenomeno attraverso cui le multinazionali acquisiscono la disponibilità di gran parte dei terreni coltivabili, sottraendoli ai contadini, per ottenere monocolture da esportare.

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    Di Angelica Grivèl Serra*

    Elisabetta fissa il plissé appeso al melograno: ha l'impalpabile consistenza dell'acqua nel compiacere i moti del vento, a seconda del suo virare dal brusco al dolce. È una luna di serico pervinca. Il terso verde delle iridi di Elisabetta è immobile sull'ondeggiare del tessuto, che gioca, in un incessante apparire e dissolversi, tra le trame sottili dei rami dell'albero che rosseggia fuori, nel cortile. È una specie di rapimento estatico cui lei si abbandona per attimi. Ora, però, basta riservargli occhiate! Deve lasciare che i soffi d'aria ne asciughino le cromie. D'altronde, la tintura è ancora fresca. Potrà dirsi pienamente pervinca solo ad asciugatura completa.

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    di EMILIANO DEIANA*

    Se ci pensiamo: viviamo nell’epoca della Storia umana in cui si scrive di più (messaggistica, post, commenti etc.). Mai, però, nella Storia si è scritto peggio: lessicalmente, sintatticamente e sentimentalmente.

    Ma di cosa si scrive in maniera così compulsiva? A quale sentimento risponde questa forma di scrittura così - per darle una definizione - assoluta? Si scrive, in questo 'tempo dell’astio', per dar voce alla rabbia, al rancore, alla forma di violenza verbale che giaceva, incagliata, in qualche recesso dell’anima.

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