I proverbi tendono all'istruzione dell'uomo, all'apprendimento della verità.
I proverbi tendono all'istruzione dell'uomo, all'apprendimento della verità.
Ci sono passioni che ti accompagnano per tutta la vita. Nascono inaspettatamente, così, senza un perché, in un giorno come un altro. Si alimentano della tua creatività, del tuo impegno e del tuo entusiasmo. Talvolta riesci a trasformarle in professione, altre, invece, sono destinate a esser coltivare nei ritagli di tempo. Il sabato, la domenica, nelle tarde serate d’inverno in compagnia di un mangianastri e una lampadina da 60 watt.
DI ALBERTO MARCEDDU*
La Sardegna ha origini antichissime, e quindi antichissime sono le sue tradizioni.
DI VALERIA CASU
Questo che racconto oggi è uno dei ricordi più belli che conservo della mia infanzia.
Forse è Il mio ricordo per eccellenza.
Di Sara Muggittu
Il 21 dicembre in tutto il mondo si celebra il Solstizio d’inverno. E’ il giorno più corto dell’anno: dall’indomani le ore di luce riprenderanno a crescere sino al 21 giugno, giorno del solstizio d’estate.
Una data importante che oggi ha perso parte del valore ricoperto in passato. Ma cosa si celebrava anticamente in questa giornata?
Il Mercure, un brigantino della Repubblica Francese di Napoleone costruito nel 1805, fu ceduto al Regno Italico nel 1809. La notte del 21 febbraio 1812, questa imbarcazione, di scorta, insieme alle gemelle Jena e Mameluck, al vascello Rivoli, ebbe la sventura di incappare, fuori dal porto di Venezia, nella squadra navale inglese Royal Navy. Le due flotte diedero inizio a uno scontro (ricordato come battaglia di Grado), durante il quale il Mercure, sotto i colpi del brigantino inglese Weasel, esplose in mare. Si spezzò in due tronconi: quello di poppa affondò immediatamente, quello di prora si inabissò a circa cento metri di distanza.
A differenza di altre maschere barbaricine, quelle di Tonara, Gavoi, Ovodda e Fonni, fatta esclusione per s'urthu, non hanno particolari connotazioni se non quelle che manifestano. E' da escludere, con ogni probabilità, qualsiasi richiamo a riti, simboli e figurazioni misteriose. E' probabile che s'urhtu (maschera d'animale presente a Samugheo, Sarule e Ulatirso) sia l'animale che scendendo a valle dalle vette innevate, annunci l'incombente primavera.
Risuona incessante il rumore dei campanacci tra le vie di Leskovac in Serbia. Tra pelli di animali, orbace e volti tinti di nero, le maschere carnevalesche della Sardegna, uniche rappresentati per l’Italia alla manifestazione, conquistano pubblico e giuria ottenendo il premio come migliore rappresentanza nazionale. La Manifestazione, organizzata per l’occasione nella cittadina Serba di Leskovackog, s’inserisce all’interno del circuito regolamentato dalla “Federazione Europea del Carnevale” e nella tappa di inizio Luglio ospitava una rappresentanza di ben 47 gruppi provenienti da tutta Europa. Per la Sardegna erano presenti “Urthos e Buttùdos” di Fonni e l’associazione culturale “Su Sennoreddu e s’Iscusorzu di Teti”.
L’altra grande celebrazione sassarese è la Cavalcata sarda che, insieme alla Festa di Sant’Efisio di Cagliari e alla sagra del Redentore di Nuoro, fa parte della triade di manifestazioni isolane nelle quali è possibile vedere riuniti tutti gli abiti tradizionali della regione. Il suo carattere prettamente profano la distingue dalla maggior parte delle altre feste sarde (che sono circa 250). Il nucleo centrale dell’evento è composto dai costumi, dalle danze, dai canti e, soprattutto, dalle cavalleresche acrobazie.La sfilata degli abiti tradizionali occupa tutta la mattinata. Una lunghissima processione attraversa l’intera città fino a piazza Italia, lasciando una scia di profumi e di colori. Persone di ogni età e sesso percorrono le vie dalla periferia al centro: alcune a piedi, altre a cavallo, altre ancora su carri decorati di fiori e carichi di dolci tipici, di vini e di pietanze.
Il vestiario tradizionale di donne e uomini e dei bimbi del paese barbaricino ha subito numerose trasformazioni nel tempo. E' normale che sia così e che le fogge del vestiario cambino. Con il tempo. Con la moda. Con i tessuti usati. Con la disponibilità economica. Con l'abilità di chi li confeziona. Le donne tonaresi avevano un vestiario antico nel 1800 molto più austero e più barbaricino di quello attuale.
Nei pressi dell’antica Nora, a ridosso della spiaggia,si trova anche la chiesa dedicata al santo protettore della città di Cagliari, Efisio. Consacrata nell’undicesimo secolo, ogni anno, ai primi di maggio, è meta di una lunghissima processione di fedeli, che vi accorrono rendendo omaggio al simulacro del santo. La tradizionale sagra di Sant’Efisio trae le sue origini da un’antica pestilenza che, nel 1652, dimezzò la popolazione cagliaritana. Vicende simili interessarono anche altre zone dell’isola, che più o meno negli stessi anni videro le proprie comunità decimate dalla peste o dalla malaria.Gli abitanti di Cagliari, mossi dalla disperazione per le perdite consistenti, fecero un voto al santo Efisio di Elia, martire decapitato nella città di Nora intorno al Trecento per essersi rifiutato di rinnegare la propria fede cristiana. La leggenda narra che Efisio, ufficiale romano a capo dell’esercito di Diocleziano, fu mandato in Sardegna proprio per reprimere il cristianesimo che cominciava a diffondersi nell’isola.
A Pattada, sa resolza (il tipico coltello chiamato in certe zone Leppa) è piantata, in maniera simbolica, nel cuore di ogni singolo abitante del paese. Questa, infatti, è l’emblema dell’intera comunità: un borgo di circa 3500 abitanti, quello situato alla maggior altitudine tra tutti i comuni della provincia di Sassari. E’ questo quindi il paese dei coltelli sardi o, per meglio dire, i coltelli sardi più famosi vengono da questo paese, tanto che sono conosciuti anche con il nome di pattadese. La tradizione si perde nella memoria. Secoli di raffinato artigianato che trova origine nella storica vicinanza del paese ai giacimenti di ferro. La transizione verso gli attuali coltelli si ebbe con l’avvento della ghisa, anello di congiunzione tra il vecchio ferro, ormai arrugginito, e l’attuale acciaio, indistruttibile, che costituisce ogni lama moderna realizzata seguendo gli opportuni criteri.
In passato i sardi erano molto più riservati e chiusi di oggi: la sessualità non era certo un argomento molto presente nelle chiacchiere di ogni giorno. Figuriamoci a tavola, davanti alle donne vergognose e ingenue di un tempo. In Sardegna non ci sono molti alimenti tradizionalmente afrodisiaci. L'unico cibo considerato dotato di tali poteri era ed è ancora il sedano (s'appiu), mangiato crudo ed in grosse quantità. Oggi nei tipici banchetti sardi si usa mettere il sedano sulla tavola ed invitare con malizia gli uomini presenti a consumarne senza limiti. In realtà il "vero uomo sardo" non ne mangia molto (per lo meno in presenza di altri commensali): ritiene infatti di non aver bisogno di "aiuti" di questo tipo per portare avanti senza "intoppi" i suoi doveri coniugali.