Nei paesi della Sardegna è comune che l’anno sia scandito da ritmi precisi, sopravvissuti alla velocità della modernità e delle nuove abitudini.
Nei paesi della Sardegna è comune che l’anno sia scandito da ritmi precisi, sopravvissuti alla velocità della modernità e delle nuove abitudini.
In tutta la Sardegna, come altrove, era uso fare dei nodi a delle cordicelle, che potevano essere di varia materia, per favorire o per impedire rapporti, carnali e non, tra uomini e donne, agevolare matrimoni, dirimere le controversie, legare o slegare le persone, ma anche per fissare un intenzione, una preghiera, un desiderio. Si pensava che in questo modo si potessero legare insieme o separare le persone, che il gesto compiuto in modo simbolico si sarebbe poi ripetuto nella realtà, con la forza del rito e dell’intercessione.
DI ALESSANDRA DERRIU*
Fin dalla preistoria l’uomo sviluppa “forme” di cura e di medicina e, nel tentativo di alleviare le sofferenze e guarire le malattie, acquisisce, con l’esperienza, saperi e pratiche nuove, in Sardegna come altrove. La “scienza medica” è inizialmente legata al culto, alla magia, al misticismo ed ancestrali credenze. L’arte della guarigione, in passato più che adesso, ma ancora adesso, aveva due anime, una scientifica, razionale, e una sacra, informale e magica, che nel tempo è stata definita superstiziosa e popolare. La prima è la medicina come si intende nell’accezione comune, la seconda, ha un rapporto con il trascendente ed il divino.
I proverbi tendono all'istruzione dell'uomo, all'apprendimento della verità.
Ci sono passioni che ti accompagnano per tutta la vita. Nascono inaspettatamente, così, senza un perché, in un giorno come un altro. Si alimentano della tua creatività, del tuo impegno e del tuo entusiasmo. Talvolta riesci a trasformarle in professione, altre, invece, sono destinate a esser coltivare nei ritagli di tempo. Il sabato, la domenica, nelle tarde serate d’inverno in compagnia di un mangianastri e una lampadina da 60 watt.
DI ALBERTO MARCEDDU*
La Sardegna ha origini antichissime, e quindi antichissime sono le sue tradizioni.
DI VALERIA CASU
Questo che racconto oggi è uno dei ricordi più belli che conservo della mia infanzia.
Forse è Il mio ricordo per eccellenza.
Di Sara Muggittu
Il 21 dicembre in tutto il mondo si celebra il Solstizio d’inverno. E’ il giorno più corto dell’anno: dall’indomani le ore di luce riprenderanno a crescere sino al 21 giugno, giorno del solstizio d’estate.
Una data importante che oggi ha perso parte del valore ricoperto in passato. Ma cosa si celebrava anticamente in questa giornata?
Il Mercure, un brigantino della Repubblica Francese di Napoleone costruito nel 1805, fu ceduto al Regno Italico nel 1809. La notte del 21 febbraio 1812, questa imbarcazione, di scorta, insieme alle gemelle Jena e Mameluck, al vascello Rivoli, ebbe la sventura di incappare, fuori dal porto di Venezia, nella squadra navale inglese Royal Navy. Le due flotte diedero inizio a uno scontro (ricordato come battaglia di Grado), durante il quale il Mercure, sotto i colpi del brigantino inglese Weasel, esplose in mare. Si spezzò in due tronconi: quello di poppa affondò immediatamente, quello di prora si inabissò a circa cento metri di distanza.
A differenza di altre maschere barbaricine, quelle di Tonara, Gavoi, Ovodda e Fonni, fatta esclusione per s'urthu, non hanno particolari connotazioni se non quelle che manifestano. E' da escludere, con ogni probabilità, qualsiasi richiamo a riti, simboli e figurazioni misteriose. E' probabile che s'urhtu (maschera d'animale presente a Samugheo, Sarule e Ulatirso) sia l'animale che scendendo a valle dalle vette innevate, annunci l'incombente primavera.
Risuona incessante il rumore dei campanacci tra le vie di Leskovac in Serbia. Tra pelli di animali, orbace e volti tinti di nero, le maschere carnevalesche della Sardegna, uniche rappresentati per l’Italia alla manifestazione, conquistano pubblico e giuria ottenendo il premio come migliore rappresentanza nazionale. La Manifestazione, organizzata per l’occasione nella cittadina Serba di Leskovackog, s’inserisce all’interno del circuito regolamentato dalla “Federazione Europea del Carnevale” e nella tappa di inizio Luglio ospitava una rappresentanza di ben 47 gruppi provenienti da tutta Europa. Per la Sardegna erano presenti “Urthos e Buttùdos” di Fonni e l’associazione culturale “Su Sennoreddu e s’Iscusorzu di Teti”.
L’altra grande celebrazione sassarese è la Cavalcata sarda che, insieme alla Festa di Sant’Efisio di Cagliari e alla sagra del Redentore di Nuoro, fa parte della triade di manifestazioni isolane nelle quali è possibile vedere riuniti tutti gli abiti tradizionali della regione. Il suo carattere prettamente profano la distingue dalla maggior parte delle altre feste sarde (che sono circa 250). Il nucleo centrale dell’evento è composto dai costumi, dalle danze, dai canti e, soprattutto, dalle cavalleresche acrobazie.La sfilata degli abiti tradizionali occupa tutta la mattinata. Una lunghissima processione attraversa l’intera città fino a piazza Italia, lasciando una scia di profumi e di colori. Persone di ogni età e sesso percorrono le vie dalla periferia al centro: alcune a piedi, altre a cavallo, altre ancora su carri decorati di fiori e carichi di dolci tipici, di vini e di pietanze.
Il vestiario tradizionale di donne e uomini e dei bimbi del paese barbaricino ha subito numerose trasformazioni nel tempo. E' normale che sia così e che le fogge del vestiario cambino. Con il tempo. Con la moda. Con i tessuti usati. Con la disponibilità economica. Con l'abilità di chi li confeziona. Le donne tonaresi avevano un vestiario antico nel 1800 molto più austero e più barbaricino di quello attuale.