Nato nel paese di Giovanni Battista Tuveri, a Collinas, nel 1971, Paolo Sirena, dopo un percorso di studi scientifici, consegue la laurea in Lettere  moderne, indirizzo artistico, con il massimo dei voti. Nel 2000 vince una borsa di studio post lauream e per sei mesi lavora al Musée des Beaux Arts de Nancy, in Lorena, dove affina la sua passione per la museologia e l’arte. Tornato in Sardegna dal 2001 lavora presso il Museo Sa Corona Arrubia di cui diventa il primo e l’unico Direttore del Museo, dal 15 gennaio del 2007. Nell’ultimo decennio ha partecipato all’organizzazione di oltre cento eventi espositivi, tra mostre d’arte, di storia, di antropologia ed etnografiche. Tra questi si segnalano le mostre di maggior successo al Museo come quella dell’Uomo Egizio del 2003 con 70.000 visitatori, quella dei Mammut del 2009 con 60.000 visitatori o quelle con le Macchine di Leonardo da Vinci, dei Popoli Precolombiani, degli Etruschi che si sono aggirate mediamente sui 25.000 visitatori. Con lui affronteremo principalmente le tematiche legate al turismo museale e al modo in cui questo può favorive la valorizzazione e promozione del territorio. 

Partiamo:

Ci vuol raccontare la storia di Sa Corona Arrùbia?

La storia del Consorzio Turistico della Marmilla Sa Corona Arrùbia è cominciata nel lontano 1969 con la valorizzazione del Complesso nuragico di Genna Maria a Villanovaforru: un Nuraghe-fortezza, un villaggio, uno scavo scientifico molto fortunato. Il piccolo paese, sebbene alla ribalta delle cronache, ben presto capì che le possibilità d’espansione turistica di un solo comune erano limitate sia territorialmente sia per la quantità delle attrattive culturali.

La soluzione poteva arrivare solo da un Consorzio tra Comuni che unendo le forze avrebbero potuto diversificare e arricchire l’offerta. Nasce dunque, il 24 dicembre 1982, alla vigilia di Natale, il Consorzio Turistico della Marmilla, opera della volontà di 4 comuni fondatori, Collinas, Lunamatrona, Siddi e Villanovaforru, passati nel 1995 a 9, con l’inserimento dei comuni di Gonnostramatza, Pauli Arbarei, Sanluri, Ussaramanna, Villamar. Oggi il Consorzio ha raggiunto il numero di 20 Comuni con Barumini, Furtei, Genuri, Las Plassas, Mogoro, Sardara, Segariu, Setzu, Tuili, Turri e Villanovafranca. Ora, grazie all’intelligenza politica e alla lungimiranza degli Amministratori di allora, il Consorzio è indicato in tutta l’Isola come uno dei migliori modelli di sviluppo turistico per il Centro Sardegna.

Quanto vale il turismo museale in Sardegna?

Meno di quanto potrebbe. In Sardegna, secondo le ultime statistiche pubblicate dalla RAS (Allegato n. 1 alla Delib.G.R. n. 33/21 del 8.8.2013) abbiamo “256 musei e raccolte museali, dunque 1 museo o raccolta per 6.404 abitanti e ogni 94,1 kmq, mentre su un totale nell’isola di 377 comuni, 149 di questi (dunque il 39,52%) sono dotati di almeno un museo o raccolta museale”, senza contare la gestione dei siti archeologici. Dati che a prima vista sorprendono ma che non si discostano molto dalla media nazionale. Questo significa che in Sardegna e in Italia si è investito molto sulla costruzione di nuovi musei e poco sulla gestione delle strutture. Pertanto il collegamento tra turismo e cultura rimane spesso sulla carta o comunque non è organizzato e stenta a decollare.

In che modo la presenza del sistema museale de Sa Corona Arrùbia ha giovato alla promozione territoriale?

Il Museo Naturalistico del Territorio Giovanni Pusceddu non è soltanto una complessa struttura tesa ad accogliere mostre internazionali ma un vero e proprio volano dell’intera economia turistica del territorio. In soli 13 anni di vita, infatti, il Museo ha staccato oltre 600.000 biglietti, ospitando grandi mostre internazionali quali I Dinosauri, I Grandi di Spagna (Goya, Dalì, Mirò e Picasso), Leonardo da Vinci - genio curioso, L’Uomo Egizio – la Civiltà faraonica nel racconto dei suoi protagonisti, La doppia elica del DNA, I Popoli Precolombiani, Gli Etruschi – un’antica civiltà rivelata, Gli Etruschi e la Sardegna, Al tempo dei mammut, Che Guevara – rivoluzionario e icona, Da Atene a oggi - le sfide olimpiche. Grazie a queste l’indotto ha beneficiato di uno slancio produttivo e il nome di Sa Corona Arrùbia è rapidamente cresciuto, varcando i confini dell’Isola.

Ai numeri del museo si sommano quelli degli altri musei presenti nel territorio, la maggior parte gestiti da operatori organizzati in cooperative che operano da decenni nel settore dei beni culturali.

Anche la diversificazione dell’offerta svolge un ruolo rilevante poiché apre al visitatore un ampio ventaglio di possibilità: la proposta naturalistica (Parco Geobotanico e Museo del Territorio, le Giare di Siddi, Tuili e Setzu) si alterna a quella archeologica (con i vari Musei archeologici e le numerose aree in cui sorgono nuraghi, pozzi sacri, tombe di giganti) e si intreccia con quella etnografica, demoetnoantropologica e storica (piccoli musei, chiese romaniche, retabli cinquecenteschi, monti granatici, centri culturali, feste e tradizioni paesane, folklore).

Ciascun Comune, autonomamente ma in sinergia con gli altri, gestisce e cura alcuni importanti musei e siti archeologici del territorio che si possono annoverare tra i più affascinati e interessanti dell’intera Sardegna, se non del Mediterraneo.

Il direttore degli Uffizi ha recentemente dichiarato, in un'intervista al Sole 24ore il suo reddito mensile (1800 euro al mese circa) mettendo in evidenza il problema della scarsa valorizzazione e considerazione del patrimonio artistico e culturale italiano. E' dunque vero che "con la cultura non si mangia"?

Che dignità, che nobiltà d’animo! Ha tutta la mia ammirazione e stima per aver dichiarato una cosa tutti facevano finta di non vedere. Ha avuto l’onestà intellettuale di non vergognarsi di fronte ad un mondo che misura il valore delle persone in base al loro conto in banca, in un’Italia che premia con milioni di euro top manager di società fallimentari e che per contro misconosce le potenzialità della propria cultura, della propria storia.

In realtà chi deve vergognarsi è questa società che non insegna nemmeno la Storia dell’Arte nelle scuole, che lascia che Pompei cada a pezzi e che si culla della propria “Storia passata” senza vedere l’ignoranza che dilaga nel suo “presente”.

Io prendo ancora meno di lui e scusate se, seguendo il mio mentore, non mi vergogno di dichiararlo pubblicamente, ma forse non lavoro meno; non lo dico per presunzione, ritengo piuttosto che in Sardegna per costruire delle belle iniziative ci voglia spesso il doppio della fatica che altrove. Vuoi perché il pubblico non è pronto, vuoi perché non lo sono le Istituzioni.

La vostra esperienza dimostra che, con le grandi mostre di carattere nazionale, in Sardegna in turismo museale può funzionare. Lo stesso discorso vale con mostre a carattere locale riguardanti la nostra storia e cultura andandola a riproporre in maniera innovativa?

Bisogna fare sistema. Questa è la chiave, non c’è verso. Sistema nelle Istituzioni locali, sistema nei musei e nella cultura, sistema nella promozione e nel marketing e web marketing. L’esempio dei sistemi bibliotecari, almeno in Marmilla, mi sembra un buon esempio, non troppo lontano dalla realtà. Gli stessi criteri devono essere ora applicati ai Musei e credo che la Regione Sardegna stia andando in questa direzione.

Una volta fatto sistema qualsiasi mostra, anche la più piccola del paese più piccolo, ha un senso perché diventa pretesto per scoprire un’Isola meravigliosa che ha il solo difetto di non sapersi organizzare.

Su cosa dovrebbe puntare il sistema museale sardo?

Dovrebbe investire in nuove risorse umane sulla gestione delle strutture risolvendo la diatriba tra chi le gestisce attualmente, gli oltre 600 lavoratori che da decenni sono diventati i veri custodi del patrimonio sardo e che portano avanti con fatica questi musei e siti archeologici, e le nuove leve fresche di laurea e di master che hanno voglia e risorse per dare una scossa al settore. Bisogna creare un equilibrio tra competenze. Un museo ha bisogno del Direttore quanto del custode manutentore. Non è facile perché anziché cercare di tagliare gli esigui fondi già destinati alla cultura bisognerebbe invece metterne degli altri, regolarizzando chi già lavora ormai da quasi un ventennio, affiancandolo a nuove professionalità che oggi risultano indispensabili. Un’operazione controcorrente, che da un lato risolverebbe annose questioni sindacali e umane, dall’altro darebbe nuovi posti di lavoro a chi ha speso tanto per meritarseli.

A fine 2013 la Regione Sardegna ha riconosciuto ufficialmente solo due musei della nostra Isola. Come spiega questo numero così esiguo?

Non è vero! Sta passando questa leggenda metropolitana, ma non è così. Per l’anno 2013 sono state esaminate solo 7 domande di cui 4 sono ancora in fase istruttoria e 3 sono state esaminate definitivamente. Di queste 3 ne sono passate solo 2. Le altre sono ancora da esaminare. Semmai mi sorprende che su 256 censiti dalla Regione, solo 69, mi pare, abbiano inviato la richiesta di riconoscimento. Questo mi dà da pensare.

Quali sono, ad oggi, le maggiori difficoltà nel portare avanti un museo regionale?

Intanto occorre fare un distinguo. Dei 256 musei di cui sopra, secondo il già citato Allegato n. 1 alla Delib.G.R. n. 33/21 del 8.8.2013 “Di questi musei e raccolte museali, 8 sono nazionali, 11 regionali, 152 di ente locale, 8 di consorzi di comuni e di fondazioni e associazioni con partecipazione degli enti locali, 19 universitari, 4 di enti e istituzioni pubbliche non locali, 24 ecclesiastici, 30 privati (di associazioni, cooperative, società, fondazioni bancarie, privati cittadini)”.  Il nostro appartiene ovviamente ad un Consorzio di Comuni.

Le difficoltà sono comunque comuni e riguardano soprattutto l’incertezza sugli sviluppi futuri. Il comparto museale, da sempre, non riesce a sviluppare una progettualità pluriennale in quanto non esiste un sistema che dia certezza agli operatori e agli investitori, anche privati. Ipotizziamo che io volessi chiedere alla Saras o alla Fondazione del Banco di Sardegna, tanto per citare qualcuno, un finanziamento decennale per un programma di mostre di livello internazionale. Non potrei farlo, neanche se fosse quinquennale, perché non potrei dar loro garanzie di essere sul mercato nei prossimi anni.

La realtà che dirige parteciperà al progetto Sartegna. Quanto vale l'arte contemporanea in Sardegna?

La L.R. 14/2006 che regola il comparto museale prevede anche dei finanziamenti per l’Arte Contemporanea ma ancora non vi è stato un preciso piano di sviluppo, sebbene gli artisti sardi vantino una qualità e un livello notevole riconosciuto spesso più all’estero che in Sardegna.

Il progetto sARTEgna contemporanea, che gioca sul calembour tra Arte e Sardegna, mette per la prima volta a sistema 10 artisti sardi in una collana di 10 volumi che verranno promossi con 100 mostre in Sardegna e 40 in Italia, in un biennio che si concluderà a Milano per l’Expò 2015. Un progetto ambizioso promosso dall’algherese Giovanni Corbia che si qualifica come una figura quasi del tutto inesistente in Sardegna, quello del Mediatore Culturale, una sorta di manager, di gallerista moderno che si occupa di veicolare le opere e l’arte degli artisti sardi anche oltre i confini dell’isola. Onere che troppo spesso ricade sugli artisti stessi che sono, loro malgrado, manager di se stessi.

Dal mio canto, con il progetto Arte52 ho chiesto al Consorzio Sa Corona Arrubia di imbarcarsi in un’operazione culturale, molto impegnativa da punto di vista organizzativo che consiste nella realizzazione di 52 mostre d’arte in un anno, una alla settimana, della durata un mese. I padiglioni espositi del Museo verranno divisi in 5 sezioni, pertanto i visitatori potranno vedere contemporaneamente 5 mostre d’arte diverse. Ciascun Artista si avvarrà di un proprio critico d’arte personale al fine di valorizzare il “Progetto d’Arte” presentato al Museo, per dar conto dello spessore delle opere e dell’autore, di quello che è ed è stato il suo ruolo culturale in ambito locale, in ambito regionale ed il suo percorso artistico, che possibilmente dovrà avere un respiro internazionale.

Che consigli darebbe a un giovane laureato che volesse intraprendere una carriera nel mondo della cultura?

Io insegno, anche. Durante il corso delle mie lezioni ho conosciuto persone di una cultura e di un’intelligenza profonda. Credo che, se solo gli si fosse offerta l’opportunità, sarebbero in grado di cambiare le sorti dell’economia in Sardegna … e non parlo di cultura, parlo di economia.

 

Mariella Cortes

Autore dell'articolo
Mariella Cortes
Author: Mariella Cortes
Curiosa per natura, alla perenne ricerca di luoghi da scoprire, persone da raccontare e storie da ritrovare. 30 anni, laureata in Lettere e Comunicazione Multimediale, con radici a Desulo espanse a Sassari dove nel 2004 ho iniziato la carriera di giornalista (Albo dei pubblicisti) per carta, tv e radio. Il master in Marketing Territoriale mi ha portata a Milano, prima al Touring Club Italiano e poi al Sardegna Store dove per due anni ho raccontato la mia terra. Collaboratrice dell’Unione Sarda per cultura e spettacoli, lavoro a Milano come consulente nel marketing territoriale, nell’organizzazione eventi e nella formazione. FocuSardegna è il filo rosso con la mia terra che ha sempre qualcosa di dire, anche nei silenzi del vento che accarezza le rocce con i suoi profumi.
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