Di Emiliano Deiana
Per le aree interne della Sardegna il Next Generation - Recovery Fund recentemente approvato dal Governo può rappresentare una straordinaria occasione di progresso.
Occorre organizzare alcune questioni di metodo che si proverà a riassumere brevemente:
Che fare, allora?
Provare ad organizzare una proposta che abbia alcuni denominatori comuni che andrebbero progettati esaltando le straordinarie diversità territoriali: rivendicazione unitaria, azioni diversificate. La prima cosa da rivendicare con forza, rispolverando la parola 'resistenza' in luogo dell’abusata 'resilienza' (presente anche nel Generation Next), è la garanzia alle cittadine e ai cittadini delle aree interne i diritti costituzionali fondamentali: alla democrazia, al lavoro, all’istruzione, alla salute, alla mobilità e alle reti.
'Una scuola in ogni paese' non è uno slogan, ma un tassello imprescindibile di un piano di sviluppo locale.
'Un medico di famiglia in ogni paese' non è uno slogan, ma la condizione imprescindibile che garantisce ai cittadini di Esterzili di avere gli stessi diritti alle cure degli abitanti di Cagliari: rafforzando le 'comunità della salute' sui livelli territoriali e migliorando la qualità nei piccoli ospedali e dell’emergenza-urgenza.
E poi le politiche di sviluppo garantendo ulteriori diritti: alla casa, alla terra, alla rete e al digitale, al benessere familiare, a una defiscalizzazione che renda conveniente vivere e investire nei paesi delle aree interne, dove esiste uno straordinario patrimonio ambientale, architettonico, storico-culturale e di beni comuni che andrebbe non 'valorizzato' o 'sfruttato' - per restare al sillabario del passato - ma vissuto davvero dalle comunità per farne uno strumento di identità e di economia pulita.
Per combattere lo spopolamento e la desertificazione umana, però, non basta vantare diritti ma anche praticare doveri: rendere davvero accoglienti le comunità, predisporsi al confronto e al cambiamento, uscire dal 'paese-pozzanghera' e trasformarlo in 'paese-ruscello' dove il ricambio di acqua e di umanità permette una vita migliore per sé e per gli altri.
E ancora: imparare a lavorare con gli altri, con chi ti sta vicino, con le comunità confinanti, con un territorio più ampio dove ognuno non basta a se stesso ma si afferma dentro un quadro collettivo. Solo se si ricomincia a ragionare come 'città di paesi' le politiche di progresso possono avere una possibilità di successo, segnare una via di futuro possibile sostituendo l’estetica della competizione con l’etica della collaborazione.
La scrittura di un buon piano di azione locale ha bisogno di tutti questi elementi. Ed è interesse della Sardegna tutta, a partire dalle città, avere zone interne vive e vitali, culturalmente dinamiche, produttivamente innovative, a partire da un ritorno acculturato alla terra e alle produzioni, paesi abitati e collegati con le aree urbane, capaci di produrre beni e servizi essenziali per tutta la collettività sarda, dove ogni comunità sia una stella di una costellazione, un tassello determinante di un mosaico la cui organizzazione si disvela nello scambio e non nella privazione.
Emiliano Deiana
Nato il primo aprile 1974 vive a Bortigiadas. Cofondatore della Libreria Bardamù di Tempio Pausania. È stato Sindaco di Bortigiadas per 15 anni, attualmente è Presidente di ANCI Sardegna. Ha pubblicato nel 2012 il libro di racconti satirici 'Bar Sport Democratico', Ethos Edizioni.
Nel 2020 è uscito il suo primo romanzo, 'La morte si nasconde negli orologi', Maxottantottoedizioni.
(Foto ©Andrea Deiana)
Articolo realizzato per il progetto "FocuSardegna a più voci"
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