Maria Sciola ha un cognome impegnativo da portare. L’ho conosciuta in un caldo pomeriggio d’estate e rimasi subito colpita dal suo sorriso che rivela un mondo interiore ricco di forza e passione. La stessa forza delle pietre sonore di suo padre, Pinuccio Sciola, venuto a mancare lo scorso maggio. L’ho intervistata per voi, non solo per conoscere meglio l’artista, di cui oramai sappiamo quasi tutto, ma anche per scoprire i progetti futuri della Fondazione e del Giardino Sonoro, che adesso sono nelle mani di Maria, Chiara e Tomaso Sciola.

Pinuccio Sciola è stato il protagonista della rivoluzione culturale e artistica che ha caratterizzato gli ultimi 60 anni della storia del nostro Paese. Cosa significa crescere con un padre/artista di fama internazionale?

In realtà, difficile sarebbe esplicare cosa significa vivere con un padre non artista, perché nel suo caso l’uno non era inscindibile dall’altro. Babbo era un Artista a 360°, scultura, pittura, cucina e poi era un poeta, un pensatore, un mistico. La casa in via Marongiu 21 a San Sperate è sempre stata un porto di mare, si respirava cultura, nascevano idee e progetti sempre rivoluzionari, a discapito di chi ogni qual volta si decideva di cambiare, innovare contrastava e criticava fino a vantarsene due mesi dopo. Babbo lo sapeva, sapeva tutto. Quel che rimpiangevo io, in quella splendida casa, era l’intimità con lui, il poter restar anche solo cinque minuti senza dividere lui con altri. L’ho sempre idealizzato. L’ho sempre amato tanto, pur se gli ultimi anni, lavorando con lui la sua brama di dover fare più volte mi ha portato allo stremo delle forze. Non si riusciva a stargli dietro. Era un uragano di idee e riusciva ad esserci per tutti.

 

Lo scorso luglio ha preso vita la “Fondazione Sciola”. Come intendete proseguire il lavoro nella Fondazione che porta il suo nome?

La Fondazione nasce per idea di mio fratello, Tomaso, un modo di aiutare concretamente nostro padre. Dovevamo firmare con lui ed ora ci ritroviamo noi, Chiara, Tomaso ed io ancor più determinati a voler portare avanti l’operato artistico e la filosofia che ha contraddistinto Pinuccio nel panorama artistico mondiale. Continueremo noi ma con un’istituzione, quale la Fondazione, che permetta all’Arte di nostro padre di rimanere dopo lui ma soprattutto dopo noi, in quel domani per cui ci battiamo anche senza conoscerlo.

 

 

Il “Giardino sonoro” di San Sperate è sempre più meta di visitatori rapiti dall’incanto del suono delle pietre. Una vera e propria “Stonehenge sarda”. Quali nuove sfide attendono lo splendido museo all’aperto?

Il magnifico spazio senza tempo del Giardino, costellato di monoliti di calcare, basalto e granito, lascia senza fiato, non c’è persona che vada via senza essere stupita ed emozionata da quello che, spesso, inaspettatamente ha incontrato. Un luogo magico a tutte le ore del giorno per non parlare quando la notte viene illuminato e come faceva lui, un enorme fuoco viene acceso in mezzo alle opere, quasi si stesse svolgendo un rito sciamanico. Sogno il parco come un luogo di incontro, di scambi emozionali, di concerti all’aperto, di esposizioni, di laboratori per bambini e sogno di poter tramandare il rispetto per la materia pietra, la carezza a discapito della percussione.

 

 

Tuo padre aveva un grande sogno: realizzare una scultura lunga 240 chilometri per unire l’intera Sardegna lungo la Strada Statale 131 Carlo Felice. Pensi che questo progetto si possa concretizzare?

“La Sardegna - diceva - è la più bella scultura al centro del Mediterraneo” ed ecco il sogno di tante installazioni, quasi come un filo, a legare la nostra terra da nord a sud, con installazioni di Artisti provenienti da tutto il mondo. Tanti si sono rivelati interessati e si, a breve avrete novità su questo immenso progetto.

 

La Sardegna, oggi, è una terra segnata da una forte disoccupazione e dalla fuga dei giovani verso il continente. Secondo te la cultura e l’arte possono essere volano di sviluppo per la nostra isola?

E’ incredibile quanti artisti riesca a sfornare questa terra dove, se pur la natura ha già fatto tutto, molte menti riescono a volare e trasferire emozioni nelle loro opere. Chi viene a visitare la nostra Isola si innamora della nostra cultura ma ancora la Sardegna deve essere realmente conosciuta e se davvero si riconoscesse nel turismo un via di possibile introito potremmo continuare a fare, realmente, i lavori che amiamo.

 

 

C’è una frase/insegnamento di tuo padre che vorresti condividere con noi?

“Se c’è riuscito qualcun altro, perché non ce la dovresti fare anche tu?”, facile a dirsi, direste, ma lui era così un guerriero dolce con dei sogni immensi e nessuna paura di affrontarli.

 

Ringrazio Maria Sciola per la sua gentilezza e disponibilità.

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Autore dell'articolo
Irene Bosu
Author: Irene Bosu

Nuorese, libera professionista nel settore della comunicazione. Dopo essermi laureata e specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo ho frequentato un Master in Management dello sviluppo turistico territoriale. Credo fortemente nella cultura digitale e nei social media, passione che negli ultimi anni è diventata professione.

Su Twitter: @Eneriry

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