Il sardo Riccardo Fois è campione NBA con i New York Knicks

Il sardo Riccardo Fois è campione NBA con i New York Knicks

Dopo un digiuno logorante durato ben 53 anni, i Knicks di New York sono tornati sul tetto d’America superando i San Antonio Spurs per 4-1 nelle NBA Finals. Una vittoria epica arrivata grazie alla straordinaria leadership di Jalen Brunson guidati in panchina da coach Mike Brown.

E brilla anche una stella tutta sarda. Riccardo Fois ha scritto una pagina indelebile di storia dello sport, diventando il terzo italiano di sempre a conquistare l’anello NBA, dopo le imprese di Marco Belinelli nel 2014 e Sergio Scariolo nel 2019.

Nato a Olbia nel 1987, ha saputo tracciare un percorso straordinario che lo ha portato dai campetti della Gallura fino ai vertici della NCAA e della NBA, diventando uno dei tecnici e degli esperti di analytics più stimati a livello globale, oltre che una colonna nello staff della Nazionale Italiana.

Cresciuto cestisticamente nella Santa Croce Olbia, Fois capisce presto che il suo futuro è legato al basket d'oltreoceano. Si trasferisce negli Stati Uniti prima per giocare (frequentando la Pepperdine University, dove si laurea in Business Administration e consegue un MBA), per poi scoprire la sua vera vocazione: la panchina, lo scouting e lo studio accademico del gioco.

A Gonzaga, sotto la guida del leggendario coach Mark Few, Fois ricopre il ruolo di Director of Analytics. Diventa la mente dietro i dati statistici avanzati dei Bulldogs, contribuendo a trasformare un piccolo ateneo in una superpotenza del basket collegiale. Nel 2017 raggiunge la storica finale NCAA. Lì stringe un legame profondo con futuri campioni NBA, su tutti il lituano Domantas Sabonis.

Le sue competenze non sfuggono ai professionisti. Nel 2019 viene ingaggiato dai Phoenix Suns in qualità di Player Development Coach nello staff di Monty Williams. In Arizona lavora a stretto contatto con superstar del calibro di Chris Paul e Devin Booker, partecipando attivamente alla straordinaria cavalcata che porta i Suns alle Finali NBA nel 2021.

Nel 2021 decide di seguire Tommy Lloyd (storico assistente a Gonzaga) nella ricostruzione di un altro programma glorioso: i Wildcats dell'Università dell'Arizona. Come assistente allenatore, Fois conferma le sue straordinarie doti di reclutatore di talenti internazionali e di mentore per i giovani prospetti, riportando l'ateneo stabilmente ai vertici delle classifiche nazionali.

La sua parabola americana si arricchisce di un nuovo capitolo quando viene chiamato da Mike Brown sulla panchina dei Sacramento Kings. Questo trasferimento segna non solo il suo ritorno nella massima lega planetaria come assistente allenatore, ma gli permette anche di riabbracciare Sabonis, in un ideale cerchio che si chiude.

Nonostante viva stabilmente negli Stati Uniti, Fois ha mantenuto un cordone ombelicale strettissimo con l'Italia. Dal 2017 è una figura chiave dello staff tecnico della Nazionale Maggiore.

Ha lavorato prima al fianco di un altro grande di Sardegna, Meo Sacchetti, partecipando alle Olimpiadi di Tokyo, e ha poi proseguito il suo impegno come assistente di Gianmarco Pozzecco. Fois rappresenta l'anello di congiunzione perfetto tra la pallacanestro europea e la cultura del lavoro americana, occupandosi della preparazione tattica e dello scouting dei giocatori NBA e NCAA eleggibili per l'Italia (come fatto a suo tempo con Paolo Banchero o Darius Thompson).

Ciò che rende Riccardo Fois un profilo unico è la sua capacità di far dialogare i freddi numeri delle statistiche avanzate (analytics) con l'empatia e la gestione umana del giocatore. Non si limita a leggere i grafici sul rendimento al tiro o sulle spaziature, ma usa quei dati per cucire addosso a ogni atleta un percorso di crescita personalizzato.

Riccardo, finalmente il traguardo più alto. Campione d'America. Che sapore ha questa vittoria dopo averla accarezzata così tante volte in passato? Ha il sapore del viaggio, più che della meta. Quando arrivi a questo livello, ti passano davanti agli occhi tutti i sacrifici: i primi anni passati a tagliare i video a notte fonda, le scommesse fatte su sé stessi quando ho lasciato Olbia, le sconfitte dolorose che però ti insegnano come si vince. Nel 2017 a Gonzaga e nel 2021 a Phoenix eravamo a un passo, ma lo sport è così, ti chiede di riprovarci. Alzare questo trofeo oggi è una liberazione e un orgoglio immenso. Dedico questo anello alla mia famiglia e a tutta la mia isola.

Molti dicono che la chiave di questa stagione trionfale sia stata la tua capacità di far svoltare la squadra grazie alla gestione dei dati avanzati, le tue famose analytics. Come si vince un titolo con i numeri? I numeri ti danno una mappa, ma poi sono i ragazzi che devono camminare sulla strada. Quest'anno abbiamo usato i dati in modo quasi chirurgico per capire dove i nostri avversari soffrivano di più e come ottimizzare le spaziature dei nostri giocatori. Ma la vera vittoria è stata far capire alla squadra che la statistica non serve a celebrare il singolo, ma a far vincere il collettivo. Se un ragazzo fa un blocco perfetto che non compare nei tabellini tradizionali, ma le analytics mi dicono che quel blocco ha generato l'80% dei nostri canestri da tre punti, io mostro quel dato alla squadra. È così che si costruisce la fiducia reciproca.

Nella notte della tua vittoria più grande negli Stati Uniti, i social in Sardegna sono letteralmente esplosi. Senti questo legame con la tua terra d'origine nonostante la distanza? Sempre, ogni singolo giorno. Io sono di Olbia, sono gallurese, e non importa se vivo a Phoenix, a Tucson o a Sacramento: la mia mentalità è sarda. Quella determinazione un po' testarda, la capacità di lavorare sodo senza fare rumore e la fedeltà alla parola data sono valori che mi porto dietro da Santa Croce. Sapere che c’era gente sveglia nel cuore della notte in Sardegna a fare il tifo per me mi fa venire la pelle d'oca. Questo successo è anche loro.

Adesso un po' di meritato riposo, ma l'estate incombe e c'è una Nazionale Azzurra che ti aspetta. Come si resetta la mente dopo un trionfo del genere per rimettersi subito al lavoro con l'Italia? Non c'è bisogno di resettare, l'azzurro ti dà un'energia automatica. Lavorare con Gianmarco Pozzecco e con questo gruppo di ragazzi è un privilegio. Portare l'esperienza accumulata in questa stagione americana al servizio dell'Italbasket è il mio prossimo obiettivo. Vogliamo continuare a far sognare i tifosi italiani come abbiamo fatto negli ultimi anni. Ma per adesso, lasciatemi godere questa notte e questa retina che ho appena tagliato. Viva la Sardegna e forza azzurri!

 

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