Dall’oristanese al Giappone con le danze tradizionali di Ilaria Pusceddu e Salvatore Ledda

Dall’oristanese al Giappone con le danze tradizionali  di Ilaria Pusceddu e Salvatore Ledda

Un itinerario di valorizzazione culturale d'eccellenza che unisce l'Atlantico al Pacifico, riannodando con eleganza i fili dell'emigrazione e dell'identità.

La missione di salvaguardia del folclore sardo segna oggi una nuova, prestigiosa tappa: dal fermento delle grandi capitali europee e americane, passando per il legame indissolubile con i circoli Sardi dell'hinterland milanese, la magia del ballo tradizionale varca ogni frontiera per approdare nel cuore del Giappone.

Protagonisti assoluti di questa importante ambasceria culturale in terra nipponica sono Salvatore Ledda (Santa Giusta) e Ilaria Pusceddu (San Nicolò d’Arcidano). Due interpreti virtuosi che incarnano con dignità e compostezza il sentimento d'appartenenza alla propria terra, trasformando l'arte coreutica dell'isola in un veicolo di conoscenza, dialogo e fratellanza tra i popoli.

Attraverso la precisione dei gesti e la cadenza senza tempo delle suonate tradizionali, Ledda e Pusceddu continuano a tracciare un solco di profonda bellezza, testimoniando come le radici di una comunità sappiano fiorire con immutata grazia in qualsiasi angolo del mondo.

Dalle vibrazioni uniche della musica dei Dilliriana alla grazia misurata dell'arte coreutica isolana, la magia del ballo sardo ha estasiato il pubblico nipponico e taiwanese, tracciando un itinerario di immenso valore artistico che ha toccato Tokyo, Kyoto, Osaka e la metropoli di Taipei.

Ilaria e Salvatore, in qualità di maestri e autentici rappresentanti del patrimonio immateriale della Sardegna, hanno promosso e tenuto diversi e partecipatissimi stage culturali. Con sconfinata passione e rigore didattico, hanno condotto centinaia di appassionati alla scoperta dei segreti e delle geometrie della danza tradizionale, dimostrando ancora una volta la straordinaria capacità della cultura sarda di affascinare e unire il mondo.

«Ci siamo dedicati per giorni all'insegnamento dei tempi, delle geometrie e del contesto storico proprio della tradizione dell'Oristanese», sottolinea Ilaria Pusceddu. «Il vertice emotivo del nostro viaggio si è compiuto quando abbiamo dato vita a un immenso cerchio collettivo nel cuore della piazza, muovendoci come un solo corpo sulle note autentiche della nostra terra».

Un'emozione confermata e amplificata dalle parole di Salvatore Ledda: «Questa tappa ha trasformato la nostra visione globale del mondo. Essere accolti a Tokyo, Kyoto e Osaka dall'interesse partecipe delle persone è stato straordinario: nei giovani giapponesi abbiamo riscontrato una profonda sete di conoscenza verso la storia e le radici sarde. Quando ci siamo uniti nel cerchio tradizionale, l'emozione è stata travolgente. Ascoltare le note dei Dilliriana echeggiare dall'altra parte del globo ci ha trasmesso un senso di orgoglio indicibile».

Nel corso dell'intensa attività divulgativa, Ilaria e Salvatore si sono distinti come ambasciatori d'eccellenza del territorio oristanese, affiancando alla prassi coreutica un ampio affresco della cultura sarda. Attraverso il loro racconto, la platea nipponica ha potuto immergersi nella storia e nel mito: dalla ritualità equestre della Sartiglia all'architettura preziosa dei costumi tradizionali, dalle modulazioni polifoniche del canto a tenore fino al fascino unico delle launeddas e alla memoria storica delle comunità lagunari di Santa Giusta.

All'impegno didattico si è unito il valore dell'esperienza personale: la coppia ha visitato alcune delle mete più iconiche del Paese, tra cui il Tempio Senso-ji di Asakusa, a Tokyo. Lì, dinanzi alla maestosa e storica pagoda rossa, hanno sfoggiato con dignità l'abito della tradizione isolana, trasformando un momento di visita turistica in un manifesto visivo di dialogo e rispetto tra culture.

«Diventare voce e volto della Sardegna dall'altra parte del globo rappresenta al tempo stesso un privilegio e un dovere morale», sottolinea Ilaria con commozione. «Abbiamo compreso fino in fondo quanto la danza e il suono costituiscano un codice universale di fratellanza. Facciamo ritorno a casa con il cuore colmo di ricchezza e con una rete di legami autentici destinata a durare nel tempo».

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