A 70 anni da Marcinelle: la giornata europea in memoria delle vittime sul lavoro

A 70 anni da Marcinelle: la giornata europea in memoria delle vittime sul lavoro

La commemorazione del dramma di Marcinelle — il tragico incidente del 1956 nella miniera belga del Bois du Cazier in cui persero la vita 262 lavoratori, tra cui 136 nostri connazionali — assume un valore storico straordinario e un profondo respiro sovranazionale.

Per sottolineare l'importanza di questo traguardo, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) ha partecipato all'evento con un'ampia rappresentanza guidata dalla Segretaria Generale, Maria Chiara Prodi. La delegazione presente l'8 agosto direttamente sul luogo del disastro, in Belgio, per rendere il doveroso omaggio ai caduti.

La cerimonia di quest'anno ha segnato una svolta fondamentale: per la prima volta in assoluto, la data dell'8 agosto è ufficialmente riconosciuta come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la protezione e la dignità dei lavoratori. Un tributo di portata continentale istituito proprio nel solco del ricordo di Marcinelle e del sacrificio dei minatori provenienti da undici differenti nazioni.

L'istituzione di questo riconoscimento a livello europeo deve la sua spinta propulsiva al presidente del CNEL, Renato Brunetta, affiancato dal convinto sostegno del ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, e dello stesso CGIE.

Grazie a questa sinergia, il senso della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo — istituita nel nostro Paese nel 2001 — si proietta su scala comunitaria. La tragedia di Marcinelle diventa così un patrimonio storico e ideale condiviso da tutte le nazioni europee, rafforzando il suo valore universale di simbolo per la sicurezza sui luoghi di lavoro e il rispetto della persona.

Il CGIE ha accolto la notizia con enorme favore, sottolineando come questo passaggio sia fondamentale per edificare una memoria collettiva continentale legata alla storia dell'occupazione e dei flussi migratori.

A questo proposito, la Segretaria Generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, ha dichiarato: "Dimostrando grande coesione in ogni sua componente, l'Italia è stata capace di accompagnare l'Europa verso la doverosa valorizzazione del dramma di Marcinelle. Questo momento storico ci impone di riconoscere finalmente il giusto valore al lavoro migrante, ribadendo al contempo che la dignità umana rappresenta un diritto assoluto e privo di qualsiasi condizione."

Secondo Maria Chiara Prodi, il passaggio istituzionale compiuto dall'Unione Europea rappresenta un'importante spinta per chi opera sul campo attraverso la diplomazia dal basso: "Questo riconoscimento da parte delle istituzioni europee dà una nuova carica a tutti noi che facciamo diplomazia popolare. La vera forza del nostro continente risiede nelle generazioni che hanno pagato un prezzo altissimo a causa della guerra e delle ingiustizie sul lavoro: a loro dobbiamo l'impegno morale di costruire un futuro che sia davvero all'altezza della nostra storia."

Nelle intenzioni del CGIE, questa nuova dimensione comunitaria dell’8 agosto non deve restare un evento isolato, ma trasformarsi in un appuntamento fisso di cooperazione tra le varie rappresentanze delle diaspore presenti sul continente, incentivando il confronto e la realizzazione di progetti condivisi.

Proprio in quest'ottica, rafforzando la sinergia con l’AICCRE e con altre reti internazionali, il CGIE intende rilanciare il progetto "L’Europa in Movimento". L'obiettivo principale è la creazione di un’Agenzia per i cittadini europei in mobilità: una struttura di raccordo fondamentale per dare voce alle loro necessità, valorizzare le loro esperienze e consolidarne la rappresentanza istituzionale.

In occasione del suo settantennale, il sito del Bois du Cazier si riafferma come uno dei pilastri della coscienza sociale del nostro continente. Il sacrificio dei lavoratori migranti richiama direttamente l'Europa al proprio dovere di garantire la tutela dei diritti, la sicurezza sul posto di lavoro e il rispetto della dignità umana.

Per questo motivo, il ricordo di Marcinelle deve rimanere vivo e pulsante nella cultura pubblica, nell'informazione, nell'operato delle istituzioni e, soprattutto, nei percorsi formativi ed educativi rivolti alle nuove generazioni.

I vertici del CGIE hanno inoltre sottolineato come il dramma dei lavoratori emigrati richiami i principi cardine della Costituzione italiana. Definendo l'Italia come una Repubblica democratica fondata sul lavoro, la Carta include a pieno titolo anche l'operato dei connazionali che hanno lavorato oltreconfine, riconoscendo il contributo fondamentale da loro offerto alla crescita economica, sociale e civile sia dell'Italia che delle nazioni che li hanno accolti.

La nota del CGIE si chiude con il rinnovo di un impegno storico e morale: "Rievocando la tragedia di Marcinelle — così come quelle di Monongah, Mattmark e di tutti gli altri luoghi segnati dal dolore dell'emigrazione e del lavoro — il CGIE riconferma la volontà di custodire e promuovere questo patrimonio storico. Lo fa con la profonda consapevolezza che la vicenda della diaspora italiana e delle sue rappresentanze sia parte integrante e inscindibile della storia d'Italia e d'Europa."

Nel rogo del Bois du Cazier vi erano anche lavoratori originari della Sardegna, provenienti sia dalla zona del Sulcis sia da altri comuni dell'isola (come la Gallura e l'Oristanese).

I minatori sardi condividevano con i compagni delle altre 10 nazionalità presenti nell'impianto non solo la fatica del sottosuolo a oltre 1.000 metri di profondità, ma anche il drammatico destino causato dalla totale mancanza di adeguate misure di sicurezza e ventilazione.

La tragedia di Marcinelle ha lasciato una ferita aperta nella memoria collettiva della Sardegna: I monumenti e i memoriali sono presenti in diversi comuni sardi, in particolare nel Sulcis-Iglesiente (come a Carbonia e Narcao), ci sono lapidi, piazze e monumenti dedicati ai caduti di Marcinelle e a tutti gli emigrati sardi morti sul lavoro all'estero.

Esiste un ponte ideale tra i siti di archeologia industriale della Sardegna (oggi parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna) e il sito del Bois du Cazier in Belgio: entrambi raccontano la storia di comunità plasmate dal lavoro minerario, dal riscatto sociale e dal sacrificio personale.

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