Il Punto

L'opinione

Salvatore Farina, un uomo, un gigante

Di MATTEO PORRU

Il più grande di tutti non lo ricorda nessuno, o quasi. Perchè Salvatore Farina, in settantadue anni e quasi altrettante opere e con infiniti sgambetti del destino, è stato davvero il più grande e prolifico autore sardo dell’Ottocento. Di più: Farina è riuscito, con coraggio e uno stile elegante e armonioso, a raccontare l’uomo, le sue crisi e le sue contraddizioni, senza la scienza verista ma con una profonda coscienza umana, scavando dentro il mondo e dentro se stesso riga dopo riga. È un’arte per l’arte, la sua scrittura, e un gigantesco atto di fede e di rivalsa. 

Salvatore Farina, un uomo, un gigante

La Sardegna degli stereotipi comincia dall’arrivo

Di Sara Muggittu*

Dall’accoglienza in aeroporto alla commercializzazione del folklore in nome di una decantata e usurata idea dell’ospitalità sarda.

Il 2020 è proprio un anno da cancellare in tutti i sensi, compreso quello turistico. 

Tra le tante cose che non mi sono mancate c'è sicuramente il teatrino desolante delle nostre tradizioni, allestito in strada o nelle piazze. E non solo lì.

La Sardegna degli stereotipi comincia dall’arrivo

Destinazione Sardegna

di ALBERTO MARCEDDU*

Di dove sei? Italia. 

Di dove? L'isola, Sardegna. 

Sicilia? No, Sardegna.  

È sempre questa la risposta che si riceve quando si parla dell'isola sarda ad un extraeuropeo. Nessuno ci conosce, eppure siamo al centro del Mediterraneo. Siamo al quarantatreesimo posto tra  le isole più grandi al mondo. 

Destinazione Sardegna

Quattro passi in questo tempo di mezzo


Di Emiliano Deiana

Cammino per le strade vuote. 

La via lastricata si srotola mentre procedo, avanzando. 

Il Corso è identico a come lo ricordavo, identiche le pietre, le case, identici gli occhi delle case nelle cui viscere la vita accade: l’amore, la malattia, la violenza, le lacerazioni, le speranze, la morte. 

Tutto accade, lì, nel silenzio. 

Quattro passi in questo tempo di mezzo

FocuSardegna a più voci 

In questo momento storico che ci vede impegnati ad affrontare una crisi sanitaria, economica e sociale, dai contorni sempre più incerti, sono fondamentali 3 cose: dialogo, approfondimento, suggestione

Per questo, abbiamo deciso di chiudere l’anno accendendo i riflettori su tutte e tre. 

FocuSardegna avvia una nuova linea editoriale. Lo fa rimarcando ancora di più la sua identità: uno luogo di dialogo aperto alla libera partecipazione.

FocuSardegna a più voci 

Un parco residenziale chiamato Sardegna

Ci sono due modi per affrontare i problemi del turismo nell’isola.

1) Porsi dalla parte del viaggiatore, di colui che sbarca in uno dei porti o aeroporti, che deve raggiungere la meta designata, che necessita di strade o di servizi di trasporto pubblico adeguati, che ha bisogno d’informazioni e supporti di assistenza adeguati e strutture ricettive idonee alle più disparate esigenze.

2) Oppure porsi nei panni di chi, questo tipo di risposte, deve, prima o poi, offrirle in termini reali e tangibili, ma per questo motivo deve avere la possibilità di effettuare con una certa lungimiranza investimenti adeguati, disporre di una mano d’opera preparata, non essere oberato da diseconomie che rendono fin dall’inizio perdente qualsiasi iniziativa.

Un parco residenziale chiamato Sardegna

Per la ripresa: meno burocrazia ed erogazioni di denaro più rapide alle imprese

In questi giorni si registra, tra gli osservatori politici, istituzionali accademici ed economici, il quasi unanime convincimento che la sola via di uscita dalla situazione che attraversiamo presupponga un massiccio intervento finanziario pubblico in campo economico e, al tempo stesso, la momentanea sospensione di norme sui bilanci pubblici che, ormai palesemente, impediscono adeguate misure di politica economica e che, per tale ragione, dovrebbero giustificatamente essere passibili di deroghe.

Per la ripresa: meno burocrazia ed erogazioni di denaro più rapide alle imprese

Tutto quello che faremo

Ho sempre immaginato alla vita dei miei nonni come a momenti in cui la casa, il focolare domestico, per dirla come nei libri di letteratura italiana, diventava il centro del mondo. Si usciva, certo, per le faccende quotidiane, per andare in campagna a raccogliere le castagne, per trovare un parente. Ma in una suddivisione ideale dei tempi, le mura domestiche rimanevano un nido caldo dal quale allontanarsi con parsimonia. C’era chi, come nel caso dei pastori transumanti e dei venditori di “truddas e tazzeris” cantati da Montanaru, vi stava lontano per più tempo e son certa che al ritorno il desiderio di risentirne l’odore, di toccarne le pareti e gli oggetti cari fosse così forte da paventarne ogni altro di uscita. E’ facile, leggendo Grazia Deledda, visualizzarle queste case, sentirne rumori e profumi, toccarne le pareti di pietra e legno, scenderne le scale ripide, muoversi nelle corti con giardino, vederne gli abitanti impegnati nella vita di tutti i giorni. Ecco, immaginando la vita in Sardegna 50 anni fa io la vedo così: domestica nel senso di legame con la casa, gli affetti; domestica come unione e, anche, come immaginazione.

Tutto quello che faremo

L'importanza del mare per la Sardegna

La Sardegna è uno dei luoghi del Mediterraneo più originali e complessi sia geograficamente che da un punto di vista storico e culturale. Grembo di un’antica civiltà che l’isolamento ed il tempo hanno frantumato e disperso in mille cantoni mai ricondotti a unità, ha da sempre costituito terra di scontri ma anche di incastri fecondi: un lembo tutto speciale tra le molte civiltà del Mediterraneo.

L'importanza del mare per la Sardegna

Il potere liberatorio della bellezza

Quante volte avete sentito il concetto di “bellezza” nelle ultime settimane? C’è un appassionato, disperato, bisogno di bellezza. E volendo parlare di questo concetto ci si accorge immediatamente di quanto sia complicato. Possiamo pensare alla bellezza come un processo composto da numerosi elementi: stupore, entusiasmo, passione, amore per la cultura, desiderio di scoprire e tanto cuore. E a volte si può riuscire a “fare bellezza” anche quando, osservando il clima che circonda la nostra società, in questo particolare momento storico, si può parlare di tutto tranne che di bellezza. 

Il potere liberatorio della bellezza

Cinque consigli letterari per una vacanza in Sardegna

Sardegna, terra di suggestioni, meraviglie naturali, storia e cultura. Terra variegata, fatta di contrasti irresistibili esaltati dalla nostra letteratura. 

Ecco, allora,  alcuni consigli letterari per scoprire una Sardegna insolita e lasciarsi trascinare dal fascino di un'Isola irresistibile.

1) ESSERE TRAVOLTI DAL CONTRASTO ENTROTERRA - COSTE 
Come suggerisce Marcello Fois nel libro "In Sardegna non c'è il mare", dovete provare il fascino dell'entroterra sardo. «Il territorio barbaricino rifiuta, direi quasi geneticamente, il concetto di "divertimentificio", la costa barbaricina rifiuta la condizione di "Caraibi del Mediterraneo", che tanto piace ai tour operators improvvisati e ai turisti da gossip. Chi passasse per mare dalla costa gallurese, quella dove è sempre estate, a quella barbaricina dove le stagioni si alternano, vedrebbe a occhio nudo la differenza. La Barbagia ha quella profondità di territorio vivo, che differenzia il viaggiatore dal vacanziere. Se veniste da queste parti, dunque, dove sono nato io, dovreste affrontare il tratto più straordinario dell'intera strada statale 131, dal mare fino all'interno, salendo appena sareste gratificati nella vista e nell'olfatto. Da Olbia a Nuoro tutto profuma».

2) VIVERE IL CARNEVALE ESTIVO

Il carnevale, in Sardegna, non è un appuntamento riservato solo al freddo inverno, potete viverlo anche d'estate. A Orotelli, ad esempio, ogni anno si svolge la sfilata dei Thurpos. Lo scrittore Salvatore Cambosu, descrive con minuzia queste figure della tradizione: «Partiti a cavallo alla prima alba, imbacuccati nei loro cappotti di orbace nero, con i cappucci puntuti rialzati sembravano gente di inferno. Neri anche i cavalli, finchè non fu come se qualcuno fosse riuscito a incendiare, a levante il bosco umido. Era l'aurora».

3) INCONTRARE PERSONE ZEN
Se cerchi la pace e la tranquillità questa è l'isola giusta. Il Prof. Giulio Giacobbe, nel libro "Come diventare un Buddha in 5 settimane" scriveva: «Non occorre andare il Cina o in Giappone per incontrare persone zen. Basta andare in Sardegna. Un giorno a Orgosolo incontrai un pastore. Gli chiesi: "Cosa fa tutto il giorno?" "Guardo le pecore". "E a cosa pensa?" "A cosa devo pensare? Che non me le rubino!". La presenza nella realtà non ha bisogno di spiegazioni».

4) VISITARE LE CHIESETTE CAMPESTRI DALLA TRADIZIONE LEGGENDARIA
Grazia Deledda diceva che «Non c'è Madonna che non abbia la sua storia, e quasi tutte le chiese, specialmente le chiesette di campagna, le piccole chiese brune perdute nelle pianure desolate o nei monti solitari, e che hanno l'impronta delle costruzioni pisane o andaluse, sono circondate da una tradizione semplice o leggendaria».

5) PROVARE IL NEPENTE DI OLIENA, POESIA DELLA TERRA

Il consiglio arriva direttamente dal vate Gabriele D'Annunzio: «Non conoscete il Nepente d’Oliena neppure per fama? Ahi, lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo».

Avvertimento: al rientro, i vostri bagagli peseranno di più - di profumi, di bellezze, di sapori, di avventure, di emozioni.

 


Questo è il nostro ultimo editoriale prima della pausa estiva. Riprenderemo a Settembre. Vi auguriamo un magnifico agosto!

Cinque consigli letterari per una vacanza in Sardegna

Muoiono lentamente piccoli centri sotto gli occhi di chi ancora ci vive

Piccoli centri destinati all’estinzione e un’Isola che lentamente ma imperturbabilmente si svuota. Sintomi di una tendenza che si fa preoccupante ed è destinata a mutare la morfologia urbana del territorio. 

Se storicamente la Sardegna risultava spopolata nelle coste e maggiormente popolata nelle zone interne (questo per via della malaria e dei frequenti attacchi dal mare) da diverse decadi la tendenza è ormai invertita. Le logiche dell’emigrazione vedono persone spostarsi verso centri maggiormente attrattivi e popolati lasciando scoperte le zone più interne e isolate. A fuggire, però, non sono solamente uomini e donne in cerca di un avvenire migliore. A fuggire è soprattutto lo Stato che in virtù di logiche prettamente numerarie abbandona al proprio destino territori già deboli.

Muoiono lentamente piccoli centri sotto gli occhi di chi ancora ci vive

E chissà cosa direbbero di noi i nostri antenati nuragici

E chissà cosa direbbero di noi i nostri antenati nuragici, osservando quanta poca considerazione abbiamo della loro grande civiltà e del patrimonio culturale che ci hanno inconsapevolmente regalato.
Certamente penserebbero che siamo pazzi, che viviamo completamente sconnessi dalla spiritualità, fondamento della loro vita e del loro modo di essere, inseguendo Dea Ignoranza e Dio Denaro.

E chissà cosa direbbero di noi i nostri antenati nuragici
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