Al Nord, la protesta contro il carovita di gruppi di minorenni è degenerata nella devastazione dei centri cittadini.
Al Sud, autotrasportatori, coltivatori e studenti scendono in piazza insieme e protestano pacificamente.
Denunciano lo stesso problema: il costo della vita che divora stipendi e futuro.
Sono due proteste, due immagini, due modi diversi di stare in piazza.
Eppure, a guardare il racconto dei media, sembra che esista soltanto la prima.
Le vetrine infrante fanno notizia. La devastazione conquista le telecamere.
Chi manifesta senza devastare, invece, rischia di restare fuori dall'inquadratura.
Perché?
È davvero più interessante raccontare il disordine che le ragioni di chi protesta?
Oppure il Sud, quando alza la voce senza devastare, fa semplicemente meno notizia?
La domanda è legittima.
Anche perché il silenzio non è mai neutrale.
Finisce per stabilire quali proteste meritano attenzione e quali possano essere ignorate.
Il messaggio sbagliato che potrebbe passare è che quando si protesta con dignità e rispetto non si è ascoltati.
Perchè a quanto pare, per conquistare le prime pagine dei giornali non basta avere ragione ma bisogna anche fare abbastanza rumore.