Tradizioni

Riti, tradizioni e luoghi del Solstizio d'inverno

Di Sara Muggittu

Il 21 dicembre in tutto il mondo si celebra il Solstizio d’inverno. E’ il giorno più corto dell’anno: dall’indomani le ore di luce riprenderanno a crescere sino al 21 giugno, giorno del solstizio d’estate.

Una data importante che oggi ha perso parte del valore ricoperto in passato. Ma cosa si celebrava anticamente in questa giornata?

Riti, tradizioni e luoghi del Solstizio d'inverno

Scambiarsi la fede sarda o coltello e maninfide

Il Mercure, un brigantino della Repubblica Francese di Napoleone costruito nel 1805, fu ceduto al Regno Italico nel 1809. La notte del 21 febbraio 1812, questa imbarcazione, di scorta, insieme alle gemelle Jena e Mameluck, al vascello Rivoli, ebbe la sventura di incappare, fuori dal porto di Venezia, nella squadra navale inglese Royal Navy. Le due flotte diedero inizio a uno scontro (ricordato come battaglia di Grado), durante il quale il Mercure, sotto i colpi del brigantino inglese Weasel, esplose in mare. Si spezzò in due tronconi: quello di poppa affondò immediatamente, quello di prora si inabissò a circa cento metri di distanza.

Scambiarsi la fede sarda o coltello e maninfide

Origine e significato di alcuni "Carrasegares"

A differenza di altre maschere barbaricine, quelle di Tonara, Gavoi, Ovodda e Fonni, fatta esclusione per s'urthu, non hanno particolari connotazioni se non quelle che manifestano. E' da escludere, con ogni probabilità, qualsiasi richiamo a riti, simboli e figurazioni misteriose. E' probabile che s'urhtu (maschera d'animale presente a Samugheo, Sarule e Ulatirso) sia l'animale che scendendo a valle dalle vette innevate, annunci l'incombente primavera.

Origine e significato di alcuni "Carrasegares"

Le Maschere di Fonni e Teti premiate dalla Federazione europea del Carnevale

Risuona incessante il rumore dei campanacci tra le vie di Leskovac in Serbia. Tra pelli di animali, orbace e volti tinti di nero, le maschere carnevalesche della Sardegna, uniche rappresentati per l’Italia alla manifestazione, conquistano pubblico e giuria ottenendo il premio come migliore rappresentanza nazionale. La Manifestazione, organizzata per l’occasione nella cittadina Serba di Leskovackog, s’inserisce all’interno del circuito regolamentato dalla “Federazione Europea del Carnevale” e nella tappa di inizio Luglio ospitava una rappresentanza di ben 47 gruppi provenienti da tutta Europa. Per la Sardegna erano presenti “Urthos e Buttùdos” di Fonni e l’associazione culturale “Su Sennoreddu e s’Iscusorzu di Teti”

Le Maschere di Fonni e Teti premiate dalla Federazione europea del Carnevale

Trovare riuniti tutti i costumi dell'isola alla Cavalcata Sarda

L’altra grande celebrazione sassarese è la Cavalcata sarda che, insieme alla Festa di Sant’Efisio di Cagliari e alla sagra del Redentore di Nuoro, fa parte della triade di manifestazioni isolane nelle quali è possibile vedere riuniti tutti gli abiti tradizionali della regione. Il suo carattere prettamente  profano la distingue dalla maggior parte delle altre feste sarde (che sono circa 250). Il nucleo centrale dell’evento è composto dai costumi, dalle danze, dai canti e, soprattutto, dalle cavalleresche acrobazie.La sfilata degli abiti tradizionali occupa tutta la mattinata. Una lunghissima processione  attraversa l’intera città fino a piazza Italia, lasciando una scia di profumi e di colori. Persone di ogni età e sesso percorrono le vie dalla periferia al centro: alcune a piedi, altre a cavallo, altre ancora su carri decorati di fiori e carichi di dolci tipici, di vini e di pietanze.

Trovare riuniti tutti i costumi dell'isola alla Cavalcata Sarda

Studio sul vestiario tradizionale di Tonara

Il vestiario tradizionale di donne e uomini e dei bimbi del paese barbaricino ha subito numerose trasformazioni nel tempo. E' normale che sia così e che le fogge del vestiario cambino. Con il tempo. Con la moda. Con i tessuti usati. Con la disponibilità economica. Con l'abilità di chi li confeziona. Le donne tonaresi avevano un vestiario antico nel 1800 molto più austero e più barbaricino di quello attuale.

Studio sul vestiario  tradizionale di Tonara

Rivivere il martirio di Sant'Efisio

Nei pressi dell’antica Nora, a ridosso della spiaggia,si trova anche la chiesa dedicata al santo protettore della città di Cagliari, Efisio. Consacrata nell’undicesimo secolo, ogni anno, ai primi di maggio, è meta di una lunghissima processione di fedeli, che vi accorrono rendendo omaggio al simulacro del santo. La tradizionale sagra di Sant’Efisio trae le sue origini da un’antica pestilenza che, nel 1652, dimezzò la popolazione cagliaritana. Vicende simili interessarono anche altre zone dell’isola, che più o meno negli stessi anni videro le proprie comunità decimate dalla peste o dalla malaria.Gli abitanti di Cagliari, mossi dalla disperazione per le perdite consistenti, fecero un voto al santo Efisio di Elia, martire decapitato nella città di Nora intorno al Trecento per essersi rifiutato di rinnegare la propria fede cristiana. La leggenda narra che Efisio, ufficiale romano a capo dell’esercito di Diocleziano, fu mandato in Sardegna proprio per reprimere il cristianesimo che cominciava a diffondersi nell’isola.

Rivivere il martirio di Sant'Efisio

Comprare un coltello a Pattada

A Pattada,  sa resolza (il tipico coltello chiamato in certe zone Leppa) è piantata, in maniera simbolica, nel cuore di ogni singolo abitante del paese. Questa, infatti, è l’emblema dell’intera comunità: un borgo di circa 3500 abitanti, quello situato alla maggior altitudine tra tutti i comuni della provincia di Sassari. E’ questo quindi il paese dei coltelli sardi o, per meglio dire, i coltelli sardi più famosi vengono da questo paese, tanto che sono conosciuti anche con il nome di pattadese. La tradizione si perde nella memoria. Secoli di raffinato artigianato che trova origine nella storica vicinanza del paese ai giacimenti di ferro. La transizione verso gli attuali coltelli si ebbe con l’avvento della ghisa, anello di congiunzione tra il vecchio ferro, ormai arrugginito, e l’attuale acciaio, indistruttibile, che costituisce ogni lama moderna realizzata seguendo gli opportuni criteri.

Comprare un coltello a Pattada

Cibo e credenze in Sardegna

In passato i sardi erano molto più riservati e chiusi di oggi: la sessualità non era certo un argomento molto presente nelle chiacchiere di ogni giorno. Figuriamoci a tavola, davanti alle donne vergognose e ingenue di un tempo. In Sardegna non ci sono molti alimenti tradizionalmente afrodisiaci. L'unico cibo considerato dotato di tali poteri era ed è ancora il sedano (s'appiu), mangiato crudo ed in grosse quantità. Oggi nei tipici banchetti sardi si usa mettere il sedano sulla tavola ed invitare con malizia gli uomini presenti a consumarne senza limiti. In realtà il "vero uomo sardo" non ne mangia molto (per lo meno in presenza di altri commensali): ritiene infatti di non aver bisogno di "aiuti" di questo tipo per portare avanti senza "intoppi" i suoi doveri coniugali.

Cibo e credenze in Sardegna

Su Carrasegare Osincu

Il carnevale di Bosa, chiamato “Carrasegare Osincu” è unico nel suo genere in Sardegna; contrariamente ai tragici carnevali delle zone interne dell’isola vi trionfano la libertà, la fantasia e l’esplicita ironia a carattere sessuale. Il personaggio pringipale è Gioldzi: il “Re Giorgio”, il simbolo del carnevale, rappresentato da un pupazzo di stracci e paglia, con una botte per pancia. S’Attittadora è la prefica che recita le lamentazioni funebri; è vestita a lutto, il viso dipinto di nero con s’oltigiu brusiadu (sughero bruciato), e indossa sa bunnedda (la gonna lunga), s’isciacca (il bustino), e s’isciallu cun sas randas (lo scialle con le frange).

Su Carrasegare Osincu

La Sartiglia: emozione senza tempo

La giostra equestre di Oristano è l’ultima corsa all’anello della Sardegna e una delle poche che si corrono in Europa. È uno spettacolo teatrale, con il suo spazio scenico, i suoi attori e spettatori, il suo canovaccio. E i suoi registi: il gremio degli agricoltori nella Sartiglia della domenica, quello dei falegnami nella Sartiglia del martedì di Carnevale. Tutto ha inizio il 2 di febbraio, festa della Candelora, durante la quale vengono nominati i Componidores delle rispettive Sartiglie. Su Componidori, deciderà a quali cavalieri dare l’onore della spada per la discesa alla stella. 

La Sartiglia: emozione senza tempo

I personaggi del carnevale sardo: sos Mamutzones e s’Urzu

Il Carnevale di Samugheo s’inserisce nelle celebrazioni carnevalesche degli ambienti agro-pastorali della Sardegna. Presenta alcune varianti originali che ne spiegano le antichissime origini. Su Mamutzone indossa pantaloni di fustagno, o velluto nero, e pelli di capra; i gambali di cuoio sono ricoperti da pelli di capra. Annodati alla vita porta campaneddas e trinitos (sonagli) e al petto dei campanacci in ottone o bronzo. Nasconde le sembianze umane sotto uno strato di fuliggine di sughero bruciato. Il copricapo è piuttosto originale: si tratta di un recipiente di sughero (su casiddu o su moju), rivestito di lana di capra e con delle corna caprine, a volte bovine. Alcuni Mamutzones portano un bastone; un tempo pare venisse avvolto con pervinca o edera, a somiglianza del “Tirso“, il bastone del dio Bacco o Dioniso. S’Urtzu: è la vittima della rappresentazione. Indossa una pelle di caprone nero, completa della testa; porta sul petto pelli di capretto e pesanti campanacci.

I personaggi del carnevale sardo: sos Mamutzones e s’Urzu

I personaggi del carnevale sardo: Sos Colonganos

Il carnevale di Austis si distingue dagli altri riti della Barbagia per i misteriosi Colongànos, che portano sulle spalle un carico di ossi d’animale anziché di campanacci. Sos Colongànos si distinguono per l’abbigliamento, senza uguali nei carnevali della Sardegna. In testa portano pelli di volpe o di martora, sul viso sa caratza de ortigu (maschera di sughero nera) nascosta sotto alcune franzas de lidone (rametti e foglie di corbezzolo); indossano lunghe e scure pelli di pecora e portano sulle spalle un carico di ossi di animali, un tempo legati con pezzi di intestino. In mano hanno un bastone o un forcone. Della cerimonia fa parte anche s’Urtzu, vittima che indossa una pelle di cinghiale completa della testa e ha il viso imbrattato di carbone. È tenuto alla fune da alcuni bardiànos (guardiani) dal viso nero, pastrano di orbace e gambàles.

I personaggi del carnevale sardo: Sos Colonganos
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