Città antica della Sardegna centro-occidentale, localizzata su un altopiano ubicato alle pendici meridionali del Montiferru, a 103 mt. s.l.m. prossimo al centro turistico di S.Archittu, a circa un chilometro dal sito di Columbaris (vedi), nel territorio del Comune di Cuglieri (prov. di Oristano). La continuità toponimica di Campu ‘e Corra (o Corru), riferita a tale altopiano, potrebbe riferirsi all’antica radice KRN, di origine semitica, o ad un analogo termine di origine mediterranea, di cui Cornus costituirebbe il calco latino; il nome sembra significare, in riferimento alle caratteristiche del colle di Corchinas (il promontorio roccioso che chiude verso ovest l’altopiano di Campu ’e Corra), “vertice montuoso” oppure “estremità di promontorio”.


In assenza di esplicite fonti scritte, i dati archeologici sembrano indicare che la fondazione di Cornus ad opera dei Cartaginesi possa attribuirsi alla fine del VI sec. o al massimo ai primissimi decenni del V sec. a.C : in particolare è significativo il rinvenimento di ceramica punica ed attica, databile all’ultimo quarto del VI sec. a.C., e l’individuazione di necropoli ipogee nell’area extraurbana di Cornus, verosimilmente attribuibili alla fase primitiva del centro. La città dovette avere comunque un ruolo secondario, rispetto ad altre città puniche, per tutto il V sec. a.C., mentre dovette svilupparsi nella prima metà del secolo successivo, divenendo il centro collettore delle risorse minerarie estratte nel Montiferru, nonché di quelle ittiche ed in qualche misura anche agricole del suo territorium, esteso a sud fino alle regioni settentrionali del Sinis, ancora comprese nelle aree pianeggianti del Campidano.

Più tardi Tito Livio, nei due rapidi accenni a Cornus, relativi alla rivolta antiromana del 215 a.C. capeggiata da Ampsicora e dal figlio Osto, indicherà il carattere della città quale capoluogo (caput) di una regione ricca di silvae, il Montiferru; lo stesso autore evidenzia come Cornus dovette essere provvista di impianto fortificato, che permise alla città sardo-punica di resistere per qualche tempo all’assedio delle truppe romane comandate da Tito Manlio Torquato, che comunque riuscì ad espugnarla.
Oltre all’esistenza di un circuito murario, null’altro si può dire circa l’assetto urbanistico della città in fase punica, considerando che ad essa dovette sovrapporsi il centro romano, ma soprattutto rilevando l’assenza quasi totale di scavi archeologici regolari che abbiano interessato l’area.

Anche per l’età romana le fonti letterarie concernenti l'urbs Cornus sono poco significative relativamente alla sua topografia. Il centro è comunque nominato in alcune fonti geografiche: Tolomeo menziona Kòrnos tra le città interne (invece che fra quelle costiere provviste di apprestamenti portuali), mentre l'Itinerarium Antonini cita Cornos lungo la via a Tibulas Sulcis, a 18 miglia a sud di Bosa e a 18 miglia a nord di Tharros. In età bizantina l'Anonimo Ravennate, ripreso più tardi da Guidone, ricorda Corni in una disordinata successione di centri, alludendo probabilmente sia alla via dell'Itinerarium Antonini tra Bosa e Tarri, sia ad una strada secondaria tra Corni, Ad Nuragas (Annuagras / Ad Nuragus, presso l’odierna Nurachi) e Othoca.

La continuità insediativa tra età punica e romana, vandalica e bizantina, sul colle di Corchinas e all’estremità occidentale del Campu 'e Corra, è comunque assicurata dalla ricca documentazione archeologica ed epigrafica, che definisce un abitato di circa una dozzina di ettari. Nel periodo romano è presumibile un’estensione dell’abitato nell’area pianeggiante a ridosso delle cale costituite dall’estuario del Rio Sa Canna e da S’Archittu, dove è documentato tra età tardo punica e l’alto medioevo un modesto scalo portuale.

È probabile l’elevazione di Cornus a rango di colonia onoraria, entro il III sec. d.C., documentata dalla dedica di una statua, incisa sulla base, all’eq(ues) R(omanus) Q. Sergius Q. f. Quir(ina tribu) Quadratus, adlectus patronus civitatis dallo splendidissimus ordo Cornensium per i meriti che aveva riportato nei confronti dei cittadini della colonia di Cornus. La base, purtroppo perduta, fu individuata nel forum di Cornus, sul colle di Corchinas, insieme ad altre epigrafi onorarie che chiariscono con certezza la localizzazione dell’area monumentale di Cornus. L’assetto urbanistico del forum cornuense non è attualmente ricostruibile: il rinvenimento nell’Ottocento di un doccione fittile foggiato a protome leonina, collocabile cronologicamente in età alto-imperiale e altrimenti documentato in Sardegna solo nel tempio di Sardus Pater ad Antas, suggerisce l'esistenza a Corchinas di un edificio pubblico con decorazione architettonica fittile, probabilmente di tipologia templare.

Per quanto attiene gli altri edifici pubblici risulta dubbio se ad un edificio termale di Corchinas, in opus vittatum mixtum, tuttora visibile, ed alimentato da un acquedotto individuato da Antonio Taramelli, debba o meno riferirsi la targa commemorativa del restauro di [thermae] aestivae e della relativa conduttura d’acqua derivata da un fons, al tempo di Graziano, Valentiniano e Teodosio (379-383).

Mentre nel roccioso tratto di costa prossimo alla città doveva esistere sono uno scalo portuale secondario, cui si è già accennato, a Cornus doveva riferirsi il Korakodes portus (vedi), localizzato a poche miglia in direzione sud-ovest, presso Cala Su Pallosu.
In un’area suburbana a nord della città, in località Columbaris (vedi) si costituì la cittadella vescovile di Senafer, diocesi nota nelle fonti solo dalla fine del V secolo, ma che forse venne istituita tra la fine del IV e i primi decenni del V secolo, come indicano i dati archeologici. Una sede episcopale di Cornus è nota invece solo alla metà del VII secolo, negli Atti del Sinodo Lateranense del 649; la diocesi di Senafer-Cornus non dovette sopravvivere oltre la fine di quello stesso secolo, mentre i suoi territori furono ereditati dalla sede episcopale di Bosa.

Per quanto riguarda invece le ultime fasi della città antica, esse sembrano risalire secondo le testimonianze materiali alla prima età bizantina, quando tra VI e VII secolo venne costruita una fortificazione sul colle di Corchinas, perfettamente inseribile in quel programma di fortificazione delle città voluto da Giustiniano e dai suoi successori.

A cura del Prof. Attilio Mastino


 

 

Bibl.
A. MASTINO, Cornus nella storia degli studi, Cagliari 1979; R. ZUCCA, Osservazioni sulla storia e sulla topografia di Cornus, in Ampsicora e il territorio di Cornus. Atti del II Convegno sull'archeologia tardoromana e medievale in Sardegna (Cuglieri 22 dicembre 1985), Taranto 1988, pp. 31-57; P.G. SPANU, La Sardegna bizantina tra VI e VII secolo, Oristano 1998, pp. 96-102.

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