Luglio 19, 2019

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    Sardinia Antiqua

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    Antica denominazione dell’attuale Macomer (NU). Dal punto di visto paleografico, il termine Macópsisa documentato nella Geografia di Tolomeo (III, 3, 7) andrebbe correttamente emendato in *Macómisa, secondo l’autorevole opinione di E. Pais e di G. Paulis. Una complessa evoluzione linguistica ha comportato il mutamento di un originario toponimo punico nelle forme seriori attestate in periodo medievale (Macumeri nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado) e moderno (Makkumèle nel dialetto odierno). Macomer deriverebbe infatti da un precedente termine punico Maqom her significante “Il luogo della regione montuosa”, mentre la forma ricostruita *Macómisa attesterebbe la persistenza di un precedente punico Maqom misa indicante il “luogo dell’uscita”.

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    Unico stanziamento fenicio allo sbocco meridionale del Campidano (fine VIII-inizio VII a.C.): il primo nucleo forse si trovava fra lo stagno di S. Gilla e le pendici dei colli di Tuvixeddu e Castello.  Acquistò importanza e consistenza alla fine del VI sec. Con la conquista cartaginese della Sardegna (ante 509), K. divenne capoluogo dell’epicrazia cartaginese; governata da 2 sufeti, fu ampliata verso Est (collina di Castello e litorale) e fortificata (prima metà IV sec.); a S. Paolo fu sistemato il tofet (seconda metà IV sec.). Dopo la I guerra punica, i mercenari rivoltosi vi rinchiusero e forse uccisero il boetarca Bostare (238-237).

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    L’Itinerarium Antonini, un'opera che contiene la descrizione delle principali vie che attraversavano le province dell'impero romano, che si attribuisce all’età dell’imperatore Caracalla, almeno nella sua prima redazione dell’inizio del III secolo d.C., distingue all’interno di un unico iter Sardiniae (complessivamente lungo quasi mille miglia) ben sette percorsi, che in realtà sono solo una selezione di carattere annonario rispetto ad una più ampia serie di itinerari di maggiore o di minore importanza documentati anche archeologicamente. Le fonti utilizzate dal geografo sono sicuramente successive all’età di Traiano (dal momento che le Aquae Ypsitanae sono già divenute Forum Traiani), con aggiornamenti che forse risalgono addirittura alla fine del III secolo.

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