Editoriale

  • In difesa della Sardegna

    di Antonio Piras

    Mentre avantieri, a Sassari, alcuni sardi manifestavano la propria imbecillità, altri sardi, a Gonnosfanadiga, manifestavano per una causa per loro vitale. Ovvero, contro la costruzione in quei territori di un gigantesco impianto solare termodinamico che si estenderà per un'area ampia ben 232 ettari, pianeggiante e ricadente in zona agricola, nella quale operano aziende che attualmente certificano produzioni di qualità.

    Secondo la relazione presentata - da parte dei proponenti - al Ministero dell'Ambiente, l'impianto opererà per un periodo di circa 30 anni. A sostegno della sua costruzione vengono utilizzati numerosi argomenti: riduzione dei combustibili fossili; impulso all'occupazione locale; introiti economici per le casse comunali; la possibilità, al termine della vita dell'impianto, di ripristinare la situazione precedente. Nella relazione si legge, addirittura, che “trattandosi di un tipo di impianto innovativo dal punto di vista tecnologico, non si deve escludere la possibilità di visite guidate e convegni relativi a tale settore, che andrebbero ad incrementare lo sviluppo “turistico” della zona” (pag. 12). In altre parole, oltre ai nostri nuraghi, alle nostre spiagge, alle tracce della nostra millenaria cultura, secondo i proponenti dovremmo esibire ai visitatori una distesa di pannelli solari per la quale però, come afferma la stessa relazione in un altro punto, sorge “l'esigenza di mitigare l'impatto visivo” attraverso “rivestimenti e colorazioni degli edifici” nonché la “messa a dimora” di piante che oscurino alla vista la centrale. I proponenti, dunque, immaginano visite turistiche in un luogo il cui impatto visivo va mitigato e la cui vista va coperta.

    L'idea sarebbe buona se si volesse offrire un pacchetto che comprenda anche altri luoghi simbolo dello scempio subito nel tempo dal territorio sardo: basi militari, Saras, Furtei, aree industriali abbandonate; ma la verità è che l'argomentazione di stampo turistico, come le altre, è immaginata per popolazioni con l'anello al naso nonostante i tempi del “vogliamo milioni, non miliardi”, siano finiti.

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