Maggio 22, 2019

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    Sardinia Antiqua

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    I rapporti fra Etruschi e Sardi hanno da un punto di vista archeologico una lunga storia peraltro corroborata dalle fonti greche, in particolare uno scolio al Timeo platonico che ricorda come Tyrrenòs, giunto in Etruria dalla Lidia, si fosse sposato con Sardò dalla quale prese poi il nome l’isola Argyròphleps, ovvero “l’isola dalla vene di argento” (Plato, Timaeus fr. 25b Greene). La relazione fra le due sponde del Tirreno inizia nel corso dell’età del Ferro e si sostanzia in una serie di momenti di presenza e attestazioni che si colgono fin verso il IV-III secolo a.C. Nel corso dell’età del Ferro esse si rinvengono costantemente in complessi nuragici della costa orientale dell’isola, medianti i quali vengono poi ridistribuiti verso l’interno, in abitati o in aree sacre delle odierne province di Nuoro e di Sassari con sporadiche attestazioni anche in prossimità del Golfo di Oristano.

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    Il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna è la Tavola di Esterzili, con la trascrizione di una sentenza con la quale il proconsole Lucio Elvio Agrippa condannava durante l’età di Otone i pastori sardi della tribù dei Galillenses: si tratta di un esempio significativo di una politica tendente a privilegiare l'economia agricola dei contadini immigrati dalla penisola italiana in Sardegna. Inciso sicuramente a Carales il 18 marzo 69, esposto al pubblico per iniziativa dei Patulcenses originari della Campania all'interno di un villaggio agricolo, il documento (scoperto nel 1866, studiato da Giovanni Spano e Theodor Mommsen e conservato al Museo Nazionale di Sassari) ci informa su una lunga controversia, conclusasi con una sentenza con la quale il governatore provinciale ripristinava la linea di confine fissata 170 anni prima dal proconsole Marco Cecilio Metello, dopo una lunga campagna militare durata per almeno cinque anni e conclusa con la sconfitta della popolazione locale e con il trionfo del generale vittorioso celebrato a Roma fino al tempio di Giove Capitolino. 

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    Eroe greco imparentato con Eretteo, il mitico re di Atene. Il significato che reca questo nome (daídalos in greco è “artisticamente lavorato”) rende evidente il ruolo che la mitologia ha riservato a questo eroe greco, ossia quello di artefice di importanti creazioni: viene così descritto come architetto, scultore, inventore di arnesi per la falegnameria e di mezzi meccanici.

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