In tutta la Sardegna, come altrove, era uso fare dei nodi a delle cordicelle, che potevano essere di varia materia, per favorire o per impedire rapporti, carnali e non, tra uomini e donne, agevolare matrimoni, dirimere le controversie, legare o slegare le persone, ma anche per fissare un intenzione, una preghiera, un desiderio. Si pensava che in questo modo si potessero legare insieme o separare le persone, che il gesto compiuto in modo simbolico si sarebbe poi ripetuto nella realtà, con la forza del rito e dell’intercessione.

Il nodo è presente nella mitologia antica, pensiamo alle tre parche figlie del Dio Giove che annodano e snodano il destino umano finché non recidono il legame con la vita. In Sardegna un’immagine simile è quella della maschera sarda di “sa filonzana”, filatrice simbolo del carnevale, che ha il potere sulla vita e sulla morte. Il nodo che si slega libera la morte, per i Cristiani è la vera vita dell’anima, libera dai legami del corpo. Il nodo è un simbolo antichissimo, per gli Egizi era segno di vita: il nodo della Dea Iside era emblema di immortalità.

Il nodo di Salomone, terzo re d’Israele, due anelli intrecciati, teso da un verso, si apre, e dall’atro si chiude: rappresentava la saggezza del sovrano che tutto scioglieva, risolveva. È il nodo che meglio rappresenta la capacità di unire e sciogliere, legare e slegare. Infine non si può non citare Maria che scioglie i nodi, un’immagine della Madonna della tradizione religiosa cristiana sviluppatasi in Germania nel XVII secolo. A lei è attribuito il miracolo di aver rinsaldato un matrimonio in pericolo facendo comparire durante il prodigio i nodi di un nastro che si scioglievano. A Lei tanti si affidati per sciogliere i “nodi” del presente.

Il simbolismo del nodo è nelle pratiche superstiziose legate ad antiche credenze e alla medicina popolare in Sardegna, molte testimonianze del suo utilizzo emergono dalle carte del Tribunale dell’Inquisizione Vescovile di Alghero, competente, nel Settecento, fino a Nuoro: le donne facevano nodi, sigillavano involti protettivi, legavano composti per rinforzare o creare legami affettivi. Il nodo proteggeva dal malocchio, faceva cessare le liti, univa le persone, o al contrario, se veniva sciolto, le allontanava. Maria Cosseddu, di Alghero, processata dal Tribunale nel 1735,  viene denunciata per aver cercato di agevolare un matrimonio con un preparato a base di interiora, legato con spago, spilli e nodi. A Giuseppa Camarada, per rinverdire l’interesse del marito Maria aveva preparato uno spago con tre nodi da mettere in una fessura di una tavola dove passava il marito. A Francesca Sanna, ingannata con promessa di matrimonio da un soldato, rimasta incinta e abbandonata, aveva suggerito di comprare delle interiora, una pentola nuova, degli spilli e dello spago. Maria aveva preso poi tutti gli ingredienti e li aveva legati facendo sette nodi nello spago e dicendole che in quel modo avrebbe ottenuto quello che voleva, così non accadde.

I nodi servivano anche per risolvere le controversie, nodi che si sciolgono, in questo caso, come nella vicenda di Francesco Valentino che racconta di essersi rivolto a Maria Cosseddu nel 1730 perché aveva sentito che con alcuni rimedi ricomponeva le liti. Il rimedio suggerito da Maria era stato quello di nominare la persona interessata, mentre lei, in ginocchio, recitava orazioni davanti ad un’immagine e faceva dei nodi ad uno spago. In Tribunale, durante l’interrogatorio, Maria aveva confermato di aver aiutato Francesco Valentino, precisando di aver fatto il rimedio nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e ancora aveva dichiarato di aver fatto i nodi dell’involto invocando per ognuno la Santissima Trinità. Interrogata in merito ai suoi “poteri” Maria rispondeva che le orazioni che pronunciava, le fumigazioni che praticava e i nodi che componeva non avevano di per sé alcuna virtù naturale, ma che la acquisivano poi, coll’invocazione dei Santi.

Maria Anna Carai, di Orani, viene denunciata al Tribunale dell’Inquisizione, nel 1735, per aver tentato di agevolare un matrimonio facendo dei nodi alla stoffa dei vestiti dell’uomo oggetto di desiderio. A Sarule Salvatore Bande, nel 1755 viene denunciato al commissario della Santa Inquisizione perché dice di conoscere rimedi per riappacificare le persone e perché viene visto dai compaesani maneggiare un filo bianco con molti nodi che affermava servisse perché né i ministri né altra persona lo trovassero e non cadesse nelle mani della giustizia.

I nodi si fissano sui telai di tutta l’Isola, fermando trame e orditi, fissando storie, fermando storie, legando le persone alle loro storie, tessere è come scrivere, annodare è come mettere punti.


Alessandra Derriu

Archivista e storica. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Sassari, specializzata a Roma alla Scuola di Archivistica dell’Archivio Segreto Vaticano e presso la Scuola di Archivistica dell’Archivio di Stato di Cagliari. Autrice di: ‘Il tribunale dell’Inquisizione di Alghero. Storie di donne e di uomini attraverso documenti inediti del XVIII secolo’, 2015.  Magia e stregoneria dal Logudoro alla Barbagia. Le denunce dell’Inquisizione vescovile settecentesca nella diocesi di Alghero’, 2016. ‘Maura, l’indovina di Orotelli. Streghe nella Sardegna del ‘700’, 2018. 'L'eredità di Angela. Magia e stregoneria in Sardegna tra '800 e '900', 2020.

(Foto ©Studio 5 Alghero Fabio Sanna)


Articolo realizzato per il progetto "FocuSardegna a più voci"

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