Le fiabe sono ancora di moda? Sì, se le si racconta come un musical, se le intinge nella poesia, nella favola e nella musica e le si colora di particolari e personaggi vicini a chi ascolta. Ignazio Pepicelli, cantautore originario di S.Antioco, della salvaguardia delle tradizioni popolari ne ha fatto quasi una missione.

 

Ex vicepresidente Cuec, Ignazio Pepicelli ha alle spalle gli anni degli studi in Lettere e teatro e un’associazione, Luna d’Oriente che dal 2005 si adopera per la raccolta di tradizioni, aneddoti e “contos de foghile” . Proprio i racconti del focolare sono stati recentemente protagonisti a Rho, nel milanese, nello spettacolo teatrale “il Mantello di Bisso” che ha visto la partecipazione di Chiara Vigo e, a breve, alla pubblicazione “Il bisso e la luna” si aggiungeranno quelle su Cagliari, Rho e i Navigli di Milano.

Ignazio, il 2013 è un anno pieno dal punto di vista editoriale. Che riscontro ha avuto “Il bisso e la luna”?

“Il bisso e la luna” inaugura un progetto nato qualche anno fa con l’associazione Luna d’Oriente, fondata insieme ad Annarosa Zedda, studiosa di tradizioni popolari. L’obiettivo era quello di andare a recuperare, comune per comune, racconti popolari, leggende ed aneddoti da trasformare in fiaba. Ad oggi sono stati realizzati i volumi su Pula, Iglesias, Villacidro e S. Antioco (quest’ultimo recentemente presentato a Rho). Una volta trasferito a Milano, ho pensato di fare un ulteriore passo realizzando fiabe-canzone. Si è così realizzata una nuova veste editoriale e sullo stesso registro si è avviata una ricerca su tutto il territorio nazionale utilizzando la Sardegna come progetto pilota. 
Ora è in fase di completamento “Fiabe di Cagliari” al quale parteciperanno, per la parte musicale, i “Balena Arrubia”, gruppo pugliese già coinvolto ne “Il bisso e la luna”.

“Il mantello di bisso” non è il suo primo spettacolo teatrale ma so che ve ne sono stati degli altri. Li vogliamo ricordare?

Nel 2006 realizzai un musical su S.Antioco, messo in scena in diversi teatri della Sardegna. Ero ancora molto legato al pop e lo spettacolo, di conseguenza, risentì di questa influenza che abbandonai in seguito per dedicarmi ad uno studio attento sulle ballate popolari. Durante gli studi in Lettere mi concentrai particolarmente sulle tradizioni e la linguistica sarda e proseguì la ricerca nel corso degli anni, analizzando il discorso musicale. Qualche anno dopo – era il 2008 -  venne messo in scena “La Dea bianca”, realizzato con Annarosa Zedda per il quale scrissi le canzoni. Si trattava di uno spettacolo teatrale sulla magica notte di S.Giovanni . C’erano due voci narranti, una nonna e una bambina. La piccola protagonista faceva delle domande all’anziana a proposito della notte e le canzoni che accompagnavano il racconto erano, spesso, coreografate.

Come avviene la trasformazione di un aneddoto in fiaba?

Non è semplice. Quasi tutte le leggende sarde sono in forma di enunciato. Quante volte si sente dire: “Quel monte si chiama così per questa ragione” ma per arrivare ai lettori (e agli ascoltatori, soprattutto), bisogna arricchire la storia di particolari, personaggi.

Molte volte queste storie hanno un fondo di verità. In particolare, per quanto riguarda Cagliari, quelle su S.Efisio.

L’entroterra di Cagliari è ricchissimo di racconti popolari e, soprattutto su S.Efisio, la tradizione orale si è sbizzarrita! Ti riporto, per esempio, la storia di “S.Efisio sbagliau” dove si racconta di uno scultore un po’ sbadato che realizzò una statua del santo non proprio convenzionale: baffi storti, braccia di misure sballate e così via. La statua non venne buttata ma, al contrario, è tutt’ora conservata nella chiesetta di S.Efisio! In altri casi è il luogo ad essere rimasto “a perpetua memoria” di una leggenda. Il forno di “Bernardo Scopa di Forno” esiste davvero: si tratta di un antico forno situato nella provincia di Cagliari dove la leggenda vuole che il corpo di Bernardo, che girava sempre con in mano la scopa del suo forno,  sia ancora custodito all’interno, dopo che l’uomo vi si rintanò in seguito a un incontro spiacevole con la sua fidanzata.

“Il mantello di bisso” le ha aperto le porte per  una serie di collaborazioni con le realtà milanesi.  Quali maggiori differenze sono emerse dalla ricerca delle fiabe e degli aneddoti? Vogliamo raccontare qualche leggenda milanese?

Milano ha quasi dimenticato il proprio passato ma mi sono reso conto che andando a stimolare le giuste corde, venivano ugualmente fuori delle storie interessanti. Grazie alla collaborazione con gli “Amici dei Navigli” sto raccogliendo tantissime storie. Ne racconto una che, come per S.Efisio, oltre ad avere un fondo di verità, riguarda un modo di dire usato ancora oggi. I Navigli vennero utilizzati, oltre che per un discorso di difesa e irrigazione, anche per il trasporto; il più celebre era quello delle pietre utilizzate per la costruzione del Duomo. Questi battelli potevano navigare gratuitamente a patto che recassero la scritta “A.U.F.”,  ovvero “Ad Usum Fabricae”, specificando, così, che venivano utilizzate per il trasporto dei blocchi utilizzati per la Veneranda Fabbrica del Duomo. Qualche tempo dopo Carlo Porta, scherzando su tale sigla, la riportò dicendo “si trasporta “ad ufo!” come ad indicare qualcosa fatto gratuitamente a spese degli altri.
Come per S.Efisio a Cagliari, a Milano non mancano le fiabe su S.Ambrogio. C’è, per esempio una località che si chiama “Curbetta” e tale toponimo ha profumo di leggenda: si dice infatti che in quel punto venne ritrovato il Santo mentre cercava di fuggire, a cavalcioni della sua asinella “Betta” (al grido di “Curr, curr, Betta!” – Corri Betta!) poiché  il popolo chiedeva che diventasse lui il nuovo vescovo di Milano!

Come incentivare le nuove generazioni alla ricerca e alla salvaguardia delle tradizioni popolari e dei “contos de foghile”?

“Il mantello di bisso”; così come altri spettacoli teatrali basati sulle fiabe, è stato presentato il primis nelle scuole. L’intenzioni di trasformare le leggende in fiabe nasce proprio dall’esigenza di arrivare alle nuove generazioni. C’è da correre, tale patrimonio è rimasto nella memoria degli ultra ottantenni e non va assolutamente perso!

Vuole lasciarci con una leggenda?

Assolutamente. Ne racconto una pubblicata sul volume dedicato a Villacidro, paese delle streghe.

“C’era un nobile del paese, Don Rosario, detto anche “Piga piga” per la suo essere tirchio ogni oltre limite. Un giorno, con grande meraviglia dei suoi compaesani, sposò una ragazza di umili origini. I due vivevano felici e contenti e, a seguito del grande banchetto organizzato in occasione delle nozze per tutto il paese, smisero di apostrofarlo come “Piga piga”. Una notte, non riuscendo a dormire dopo una cena troppo pesante, entrò i cucina e vide la bella moglie ungere la scopa e poi volare via, passando dal camino, a cavalcioni di questa. Non credendo ai propri occhi, decise di aspettare qualche minuto e fare lo stesso con un’altra scopa. L’oggetto prese immediatamente il volo e lo trascinò sulla sommità di un monte di Villacidro dove era in atto un sabba di streghe! Cercò di confondersi nel gruppo che si apprestava a mangiare una sorta di minestra; anche lui ne prese un piatto e, dopo averla assaggiata fece notare che mancava di sale. Grave errore! Le streghe, infatti, non usano mai il sale! Inutile dire che venne subito scoperto e accerchiato dal gruppo che voleva condannarlo a morte. Venne salvato in extremis dalla moglie che lo riportò a casa e lo fece addormentare. Quando si svegliò il medico disse che aveva avuto un incubo dovuto a una indigestione ma ancora oggi, quando vi capiterà di passare per Villacidro, potrete andare a camminare su quel monte che, guarda caso, si chiama “Magusu”.”

 

 Mariella Cortes