Nel Medioevo la Sardegna entrava a pieno titolo nelle rotte delle navi di pellegrini che dall’Europa occidentale andavano al Santo Sepolcro, a Gerusalemme. La regola dei templari era proprio la difesa e l’assistenza ai fedeli diretti in Terra Santa. Se Cagliari rappresentava uno dei principali punti di transito, le Bocche di Bonifacio furono un vero e proprio passaggio obbligato, non solo per raggiungere l’Isola, ma per attraversare il Mediterraneo.

“I cavalieri templari”, spiega don Francesco Tamponi, direttore dell’Ufficio per i beni culturali della Diocesi di Tempio-Ampurias, “hanno navigato lungo questo tratto di mare sbarcando sull’Isola e lasciando segni evidenti del loro passaggio. Erano grandi banchieri, e in Sardegna sovvenzionarono la costruzione o l’ampliamento di importanti opere.

Tra le principali: la Basilica di Saccargia (XII secolo) presso Codrongianus che, insieme all’antico episcopio fortificato di San Pietro di Sorres, a Borutta, costituisce uno dei più prestigiosi esempi del romanico-pisano in Sardegna”. Nel Sassarese ci sono altre tracce importanti, spiega Antonella Di Luzio, giornalista esperta di storia medievale e dei templari. Le migliaia di turisti che ogni anno sbarcano a Porto Torres (o Turris Libyssonis), antico scalo naturale del giudicato di Torres, magari ignorano che nella seconda metà del XII secolo un personaggio misterioso accompagnava il giudice Gonario II di Torres: era il templare Robertus Turonensis, ovvero Roberto di Tour, detto anche magister curiae. In sua compagnia il giudice fece un viaggio in Terra Santa per togliersi la scomunica in cui era incorso avendo versato il sangue dei suoi nemici dietro l’altare del monastero di San Nicola di Trullas.Dopo il suo rientro, il giudice divenne monaco cistercense nell’Abbazia di Citeaux in Borgogna, in Francia.

Era il 1154: in quell’anno an che il maestro dei templari abbandona la sua prestigiosa carica e prende i voti insieme a Gonario. Fu lo stesso Gonario che, in base a precise ricostruzioni, documentate dalla mostra I templari in Sardegna tenutasi a Santa Teresa di Gallura nel 2005, fece ampliare importanti strutture in tutta la provincia di Sassari, tra cui la basilica romanica di San Gavino di Porto Torres, che sorge sull’antico martirion dei tre martiri Gavino, Proto e Gianuario. Sempre al giudice di Torres si devono i grandi monasteri cistercensi di Santa Maria di Corte a Sindia e Santa Maria di Paulis a Uri, oltre alla più grande abbazia cassinese della Sardegna: Santa Maria di Tergu, che lui ricostruì, ingrandendola, dopo un terribile incendio. In questo luogo sacro si sono appena conclusi degli scavi archeologici, grazie ai quali è stata ritrovata la seconda moneta d’oro conosciuta al mondo (battuta da Ruggero, il padre di Federico II, per celebrare la nascita del figlio) e una fornace per la produzione di vetri preziosi che risale alla fine del X secolo. Lungo le arcate della facciata della chiesa di Santa Maria di Tergu, dedicata alla Madonna di Gerico, sono ben visibili delle rose in fiore e delle rose secche, esplicito riferimento alla cosiddetta igrocrasia (assenza di umidità), misterioso fenomeno legato alla rosa di Gerico (Anastatica ierucuntica) che vive solo nel deserto del Negeb. La pianta, all’apparenza rinsecchita, in presenza di acqua anche dopo parecchi decenni rinverdisce e rifiorisce miracolosamente.

Nel Medioevo questo fenomeno era ritenuto prova scientifica della resurrezione dei morti. Altri indizi dei templari si ritrovano ad Alghero, sopra l’architrave dell’ingresso della chiesa di San Michele, dove si vede la croce patente (con i bracci che si allargano nella parte esterna, utilizzata dai templari); e a Romana, sull’altopiano del castello di Monteleone, nella chiesa di Santa Maria della Salute (o de s’ispidale). Pare che questo edificio sacro dipendesse dalla commenda di San Leonardo de Siete Fuentes, come riportato in un documento, detto “cabreo”, redatto nei primi del XVII secolo dall’Ordine di Malta (e a tutt’oggi custodito sull’Isola), che lo annovera tra le proprietà templari dell’epoca. Per ironia della sorte la chiesa di San Leonardo de Siete Fuentes, situata nei boschi vicino a Cuglieri, con la distruzione dei templari all’inizio del Trecento passò in mano all’Ordine dei cavalieri di Malta, loro storici antagonisti.

Altra curiosità è la misteriosa struttura trasformata nel Cinquecento nell’attuale chiesa di San Pancrazio di Sèdini, a quindici chilometri da Castelsardo, nel centro dell’Anglona, che era in realtà un antico castello templare, detto “grangia”. Negli antichi condaghes, documenti tipici del Medioevo sardo, i templari o “cavalieri di Cristo” venivano chiamati donnos pàperos da dominus pauperus.

I cavalieri, però, oltre ad essere abili banchieri, erano presenti nelle più disparate attività economiche, fatto che si poneva in netta contraddizione con l’appellativo pauperus, ovvero “povero”. Anche in Sardegna i monaci guerrieri si estinguono agli albori del XIV secolo con la soppressione del loro Ordine voluta da Filippo il Bello re di Francia, e decretata da Papa Clemente V nel 1312 con la bolla Ad providam. Eppure, complice forse la suggestione del mistero che avvolge le loro vicende e le loro imprese, vere o spesso anche inventate, il loro spirito pare ancora aleggiare sui castelli e i monasteri ormai diroccati e sulle chiese solitarie che popolano l’antico Giudicato di Torres.

Ornella d'Alessio

Autore dell'articolo
Focusardegna
Author: Focusardegna

Una realtà libera e indipendente. Uno spazio giovane e dinamico dedicato alla Sardegna nel quale raccontare le sue storie, i suoi protagonisti, le sue eccellenze. Una piattaforma in cui condividere, approfondire, dibattere, nel quale ritrovarsi per discutere sul presente, imparando dal passato e volgendo lo sguardo al futuro. FocuSardegna è dedicato a chi la ama, a chi la porta nel cuore e a chi è disposto a tutto per proteggerla. Vieni a visitarci su www.focusardegna.com e contattaci a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dello stesso autore: