Da vestali di Adone a devote di San Giovanni Battista. C’è una tradizione antica di tremila anni dietro la festa che, a partire dall’ultimo sabato di luglio, anima per diversi giorni Quartu Sant’Elena. È la terza città della Sardegna: come un prezioso gioiello, è incastonata tra una delle zone umide più interessanti d’Europa, il parco di Molentargius (è qui che nidifica una nutrita colonia di fenicotteri rosa), e ventisette chilometri di costa che ancora conservano scorci incantevoli e insenature incontaminate. Terra e mare si incontrano proprio per la festa di San Giovanni: una vetrina per ammirare tutte assieme le ricchezze delle tradizioni quartesi. Protagoniste sono sette ragazze, le traccheras, che con abiti ornati dei più bei gioielli in filigrana e al ritmo di trallalera (canzoni tradizionali sarde in versi), ogni anno su carro detto tracca partono dal centro storico per raggiungere l’antica chiesa campestre del litorale quartese, dedicata a Sant’Andrea.

Le sette giovani sono note come le dame d’Adone, antiche vergini vestali ereditate da riti pagani, poi cristianizzati, legati al ciclo della vita e alle tradizioni agro-pastorali. Anticamente la sagra di San Giovanni era organizzata dal gremio (associazione) dei pastori quartesi, divisi in brabegaxius, gli allevatori di pecore, e crabaxius, i caprai. I loro discendenti sono i custodi di questa tradizione Le sette ragazze percorrono il tragitto a bordo della tracca di San Giovanni, un carro a buoi addobbato riccamente con teli, pizzi e fiori: la sua caratteristica è di avere la forma di una chiglia di vascello. A scortarle c’è un lungo corteo di calessi trainati da cavalli e un carro con i monumentali gatò: sono dolci tipici sardi a base di zucchero e mandorle, che per l’occasione vengono modellati a forma di chiesa o basilica. Si tratta di vere e proprie opere d’arte, che raggiungono anche il peso di trenta chilogrammi.

Le donne quartesi sono maestre nell’arte dolciaria. Oltre ai gatò, si possono gustare prelibatezze come i pastitssus, le pabassinas, il pane ‘e saba, i piricchittus, candelaus prenus e sbuidus e le pardulas. Non è l’unico vanto della tradizione culinaria quartese: anche il pane ha il suo posto d’onore in tavola. Nell’antico rione di Funtan’e Ortus è ancora possibile trovare anziane signore che preparano civraxiu, coccoi e moddizzosu, tipi di pane dal profumo e gusto inconfondibili. “Il miglior pane d’Italia e di Francia”, aveva sentenziato nel 1834 lo scrittore d’oltralpe Antoine Claude Valèry nel suo libro Voyage en Sardaigne.

La sagra di San Giovanni è intrisa di quegli aromi. Dopo i festeggiamenti di domenica nella chiesa di Sant’Andrea, la festa si trasferisce nuovamente nel centro storico, dove va avanti per diversi giorni tra canti, balli e piatti tradizionali. Il cuore antico della città custodisce numerose case tipiche campidanesi, con il tradizionale portale d’ingresso che dà sul cortile interno, dove si vendono ancora frutta e verdura di

stagione, ma anche i vini tipici della zona. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Nel quartiere di Cepola si può visitare la cantina Villa di Quartu, fondata da due donne quartesi, Rita Fois e Mariangela Perra. Nel giro di pochi anni hanno ottenuto importanti riconoscimenti per i propri vini, che portano tutti nomi legati ai luoghi e alle tradizioni quartesi: il monica Is Ammostus, il cannonau Parijas, vini barricati che hanno conquistato anche i mercati russi come il rosso Janna e il bianco Mari Pintau. Quest’anno il Cepola rosso è stato premiato con due bicchieri dal Gambero Rosso.

Sono numerose le iniziative che l’amministrazione comunale di Quartu Sant’Elena sta portando avanti per valorizzare i prodotti tipici, a partire dalla creazione di un marchio di qualità. Prossimo obiettivo, il riconoscimento del titolo di “Città del vino” e un convegno sui vini da dessert. Quest’anno saranno ripetute diverse iniziative che

hanno caratterizzato l’estate scorsa, nate per coinvolgere turisti e appassionati. Si va dalla mostra mercato dell’artigianato Maistus de Quartu, ospitata nel porto turistico di Marina di Capitana, all’Asta dell’Oste con stock di vini messi in vendita nell’incantevole cornice offerta dal chiostro dell’ex Convento dei Cappuccini in piazza Azuni. 

Di Giovanni Manca Di Nissa

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Simone Tatti
Author: Simone Tatti
Giornalista, data analyst e performance strategist per aziende, istituzioni e privati che hanno bisogno di implementare il proprio business e costruire un’immagine positiva mediante comunicazione tradizionale e digitale. Economista di formazione, con master in sviluppo territoriale e gestione d’impresa mi appassiono al mondo dei media dopo aver vinto il primo concorso universitario Heineken – Ichnusa in “Marketing e Comunicazione”. Scrivo con costanza da circa nove anni su testate giornalistiche off e online prediligendo la produzione di reportage e articoli di analisi statistico/economica. Per amore verso la mia terra, fondo www.focusardegna.com. Ho curato l’immagine e la comunicazione di progetti di destinazione turistica (i.e. Distretto Culturale del Nuorese e Sardinia East Land | destinazione globale Nuorese Ogliastra) e la gestione dei canali social di affermati mass media (Unione Sarda, Videolina e Radiolina). Di recente anche startupper.

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