Sono piccoli e timidi, basta un piede che fa scricchiolare due foglie per farli scappare lontano in un battito di ciglia. Per cui, se davvero volete godervi lo spettacolo, siate delicati nel nascondervi tra i cespugli. I Cavallini della Giara (Equus caballus jarae) sono piccoli, ma dalle linee eleganti e proporzionate. Mediamente alti un metro e venti, hanno una grande testa e due grossi occhi a mandorla che rendono il loro sguardo malinconico. Di manto rosso scuro o tendente al nero, sono dotati di lunghe code e folte criniere.

Il periodo migliore per andarli a cercare è tra febbraio e maggio, quando nascono i puledrini ed è possibile trovare, nascoste tra le frasche, intere famiglie di queste bestiole in cerca di cibo. La loro origine è per il momento sconosciuta. Si presume siano stati importati dai Fenici o dai navigatori Greci, poiché non esistono reperti fossili in grado di testimoniare la presenza dei cavallini in epoche che precedano il Nuragico tardo (Età del Bronzo). Attualmente si tratta dell’ultima specie di cavallo selvatico in Europa, ma durante il periodo medioevale era diffuso in tutta l’isola, dove viveva allo stato brado in branchi numerosi. Fino ai primi del Novecento qualche esemplare si trovava ancora nell’isola di Sant’Antioco, mentre oggi i cavallini sopravvivono esclusivamente nel territorio della giara: un altopiano basaltico, dalla vaga forma triangolare, compreso principalmente dai comuni di Gesturi, nel Medio Campidano e di Genoni in provincia di Oristano.

Sembra che qui abbiano trovato il loro habitat ideale. Un’area generosa per il cibo e ricca di acqua che, con le piogge della stagione invernale e di quella primaverile, si deposita nelle depressioni naturali. Le più grandi di queste diventano una sorta di cisterna in cui gli animali che abitano l’altopiano possono abbeverarsi per lungo tempo. Luoghi ideali, questi, intorno ai quali appostarsi nell’attesa di vedere arrivare qualche gruppo di cavallini assetati. Attualmente sono presenti circa cinquecento esemplari, un numero equilibrato se si considera che devono dividere il territorio e i pascoli con altre specie erbivore come bovini e caprini. Mansueti all’apparenza, sono in realtà animali poco affini all’uomo, difficili da avvicinare e ancor più da catturare. Dell’esser domati, poi, non se ne parla. Ma in fondo stanno bene così, allo stato brado, perché cercare di trasformarli in bestie domestiche privandoli di tutto il loro fascino?

Eppure, fino al 1996, questi esseri indomiti appartenevano a privati. Dopo tale data, i circa 120 esemplari allora esistenti sono stati acquisiti dalla Comunità montana della Giara. Da quel momento in poi la popolazione di cavallini, ben inserita in questo ambiente naturale, è progressivamente cresciuta.

Quando li andrete a cercare, sappiate che si muovono in branchi familiari, cui fa da guida il maschio dominante seguito dalle sue femmine e dalla prole.  Potreste però incontrare anche gruppi di maschi scapoli. Soprattutto cavalli ormai troppo vecchi per avere la forza di tenere il loro branco, e quindi fisiologicamente rimpiazzati da eredi più giovani e aitanti.

Non è raro che si verifichino scontri a botte di zoccoli tra maschi dominanti un branco e altri esterni che si avvicinano a un territorio che non appartiene a loro. Addirittura i figli maschi vengono cacciati dal gruppo una volta pronti per accoppiarsi. Diverso il discorso se ad avvicinarsi è una femmina fertile. In questo caso, solitamente, il capofamiglia si mostra ben disposto ad accogliere la straniera. Che maschilisti, ‘sti cavallini della Giara!

Insomma la Giara, o come si dice in Sardegna sa Jara manna (la Giara grande), è il regno incontrastato di questi animali graziosi e gelosi, teneri e nervosi; l’unico posto al mondo dove potrà capitarvi un incontro ravvicinato di questo tipo. Quando accadrà, mi raccomando: attenti a dove mettete i piedi, se non volete veder fuggire via i cavallini come una folata di maestrale.

 

Da “101 cose da fare in Sardegna almeno una volta nella vita” di Gianmichele Lisai 

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