La magia di un territorio sta anche nella sua età. C’è un’area, in Sardegna, che è una delle terre più antiche del mondo. Si tratta del Sulcis Iglesiente, la parte sudoccidentale dell’isola: la sua età geologica risale al pre-Cambrico, qualcosa come cinquecento milioni di anni fa. Il suo sottosuolo è un intrico profondo di grotte e di miniere, ricche di ogni genere di minerali e di metalli; la superficie offre paesaggi marini e montani di rara bellezza; tutta la regione è un singolare patrimonio di civiltà, di cultura, di storia, di tradizioni. Sul territorio è stata di recente istituita la nuova provincia di Carbonia Iglesias: le due città, che sono quelle di maggior rilievo storico ed economico, condividono il ruolo di capoluogo.

Carbonia, costruita alla fine degli anni Trenta per sfruttare quella che era allora la più importante risorsa energetica italiana, il carbone Sulcis, ha conosciuto momenti di splendore economico seguiti nel dopoguerra, con la crisi dell’industria estrattiva, da un  progressivo declino. Oggi la città, coi suoi trentamila abitanti, rivive come centro di terziario avanzato e punta su uno sviluppo turistico legato alle peculiari risorse storico-culturali: il modello urbanistico e architettonico di impianto razionalista, la splendida fortezza fenicio-punica di monte Sirai e l’esaltante epopea mineraria.

Il Centro italiano della cultura del carbone, realizzato negli edifici dismessi della grande miniera di Serbariu, offre percorsi museali e sotterranei di grandissimo interesse. Iglesias è una bella cittadina col centro storico di origine pisana. Dai tempi dei Romani fino al Quattordicesimo secolo è stata capitale della lavorazione dell’argento. Poi è stata sede importante dell’industria minero-metallifera, la cui storia è ben documentata nel Museo mineralogico e nell’imponente miniera di piombo-zinco di Monteponi, di cui si possono visitare il pozzo Sella e la galleria Villamarina. Di straordinaria intensità sono i riti della Settimana Santa, tra i più vibranti e suggestivi dell’isola.

La storia delle miniere si completa con le visite alla galleria Henry di Buggerru (il cui impianto ferroviario sotterraneo a fine Ottocento, quando venne introdotto, si presentava come qualcosa di assolutamente avveniristico) e alla galleria di Porto Flavia, scavata nella roccia viva, che portava il minerale a un’apertura a strapiombo sul mare dalla quale veniva caricato sulle navi alla fonda: percorrerla e sbucare all’improvviso di fronte allo spettacolo del Pan di Zucchero è un’esperienza da non perdere. Il sottosuolo dell’intera provincia è caratterizzato inoltre da un sistema di grotte e di cavità carsiche di grande spettacolarità: la grotta di Santa Barbara a Iglesias, le grotte di Is Zuddas a Santadi, quelle di San Giovanni a Domusnovas e la grotta Su Mannau a Fluminimaggiore si estendono per chilometri e chilometri tra preziose concrezioni policrome di rara suggestione.

Altrettanto importanti sono le vestigia dell’archeologia e della storia: nuraghi, tombe dei giganti, la splendida necropoli prenuragica di Montessu a Villaperuccio, la già citata fortezza fenicio-punica di Monte Sirai, il tophet e gli altri insediamenti fenici di Sant’Antioco i cui preziosi reperti sono raccolti in un moderno e funzionale museo. Il delizioso tempio di Antas, che si erge imponente e solitario nelle campagne di Fluminimaggiore, è dedicato al Sardus Pater, il babbo di tutti i sardi.

L’antico borgo di Tratalias conserva una meravigliosa cattedrale romanica, sede medievale della diocesi sulcitana. L’edificio, dedicato a Santa Maria di Monserrato, risale al 1213, come testimonia un’epigrafe murata all’interno della facciata. Fa da cornice a questo patrimonio culturale un ambiente naturale ricco di eccezionali emergenze paesaggistiche. Montagne boscose in cui vivono numerose colonie di cervi e di mufloni, scogliere selvagge su un mare di cobalto, pendii impervi punteggiati dalle carcasse dei vecchi edifici minerari in disuso: Porto
Pino con le sue altissime dune di sabbia candida, Funtanamare, Nèbida, Cala Domestica, BuggerruNelle isole di Sant’Antioco e di San Pietro, che conservano netta la cultura di origine ligure e tabarchina, da non perdere le visite a Carloforte (con la gastronomia marina che ha il suo momento clou nelle giornate del Girotonno) e a Calasetta, con le caratteristiche case tinteggiate di bianco e di colori pastello e il suo piccolo ma importante museo di arte contemporanea.

Durante l’estate, con il festival “Mare e Miniere” l’intero territorio fa da scenario naturale a oltre sessanta manifestazioni teatrali e musicali che coniugano la magia del mare con le suggestioni storiche, archeologiche e minerarie. Altrettanto interessanti e vivaci i festival “Ai confini tra Sardegna e jazz” di Sant’Anna Arresi e “Narcao Blues” di Narcao, divenuti da tempo imperdibili appuntamenti per gli appassionati di jazz di tutto il mondo.

DI GIORGIO SANNA - FOTOGRAFIE DI ADRIANO MAURI