La Sardegna, per la sua posizione al centro del Mar Mediterraneo, si è sempre trovata nel cammino di chi peregrinava da levante a ponente.

Quindi l’isola è un viaggio “in s’antigòriu” (in sardo “nelle vicende delle civiltà remote”) in una dolce e aspra distesa di terra che rivela all’attento viaggiatore piccoli tesori sparsi ovunque. I siti archeologici, ereditati dai suoi primi abitanti, sono oggi luoghi in cui è possibile trascorrere alcuni giorni in modo del tutto inusuale.

Vivere il territorio che ci ospita, entrare in contatto con la comunità locale, lasciarsi incantare dal magico mondo di un’antica civiltà scomparsa, la cui presenza ancora spira lievemente sulle campagne sarde, nei salti, dietro recinzioni di rovi e arbusti.

Operazione Sulcis. A pochi chilometri da Carbonia, nell’estremo sud occidentale della Sardegna, lungo l’antica via costiera che collega la zona mineraria dell’Iglesiente con il porto di Sulcis (oggi Sant’Antioco), sorge l’insediamento fenicio-punico di Monte Sirai. Ai piedi del monte, in posizione strategica, sono emersi i resti di un villaggio nuragico fondato con molta probabilità nel 1600-1300 avanti Cristo. Il complesso è formato da 4 torri minori disposte secondo i punti cardinali, sovrastate da un mastio al quale si affianca una torre settentrionale. Le mura circostanti racchiudono un cortile, mentre un antemurale di 400 metri delimita il villaggio di cui si possono scorgere le tipiche abitazioni circolari di età nuragica.

Operazione Gallura. A circa 800 metri dal mare, sulla costa famosa per il paesaggio di rocce granitiche dalle immaginifiche forme. Dov’è facile sprofondare tra lecceti, vegetazione spontanea, sotto i voli ieratici dei falchi o lo sguardo di una capra curiosa arrampicata su uno spuntone di roccia. In questo incanto affiora un villaggio composto da circa 40 capanne in località Lu Brandali, a Santa Teresa di Gallura. Si protende verso il mare ai piedi di un nuraghe “a corridoio”. Parti murarie e roccia si alternano e si completano offrendo solidità e riparo in un sito fortemente battuto dai venti. A pochi metri si trova una tomba di giganti. Al suo interno sono stati ritrovati resti umani e materiali riferibili all’età del bronzo medio.

Operazione Nuraghe Mannu. Questo nuraghe monotorre deve il suo nome, probabilmente, all’esteso villaggio sorto intorno, tra i cui resti sono stati ritrovati, nei precedenti periodi di scavo, alcuni residui di laterizi, frammenti di ceramica levigata. L’intervento si svolge in una delle aree più impervie e affascinanti dal punto di vista naturalistico, Cala Gonne, che si erge sulla bellissima cala Fuili. Il vortice di emozioni suscitate dal paesaggio arricchirà ancor di più un’esperienza unica.

Operazione Gennargentu. Nella parte più interna dell’isola, in località Gremanu, alle pendici del monte Gennargentu, è stato riportato alla luce un complesso nuragico risalente al XV secolo avanti Cristo. Si tratta di un’area racchiusa all’interno di un “temenos” (recinto sacro) di oltre 70 metri, comprendente un tempio circolare, un edificio dedicato al culto delle divinità e due capanne circolari in blocchi di granito. La parte interna del recinto sacro era allestita con panchine o gradinate per l’accoglienza dei pellegrini che giungevano con doni e offerte votive. Nella parte più sacra riservata al santuario sono stati ritrovati infatti cocci di basi per il supporto dei bronzi figurati e spade votive.

Operazione Tiscali.

Il progetto è arricchito da opere monumentali di grande interesse. Una di queste riguarda il Supramonte con il monte Tiscali, dall’infinito paesaggio naturale e preistorico. In cima al rilievo, il crollo della volta di una grotta ha originato i resti dell’omonimo villaggio appartenente ad una comunità che, nel Bronzo medio, scelse la cosiddetta “dolina” come rifugio.

Operazione Marmilla. L’ultimo sito archeologico interessato da questo ambizioso progetto è l’area Pinn’ e Maiolu, presso Villanovaforru, centro della provincia cagliaritana. La Marmilla si discosta dal paesaggio aspro e selvaggio delle aride vette che caratterizzano le imponenti catene montuose del Gennargentu o l’intrico boschivo del Supramonte. La selva lascia il passo alle ondulate distese dei campi coltivati. Del sito fanno parte alcune strutture megalitiche nuragiche preistoriche del periodo cartaginese di epoca romana.

Autore dell'articolo
Massimiliano Perlato
Author: Massimiliano Perlato
Di madre sarda, è da sempre legato all’isola per vincoli affettivi e per passione pubblicistica. Nato a Saronno, vive la Sardegna “al di là del mare” con un occhio di riguardo sul mondo dell’emigrazione sarda organizzata che sin dalla giovane età ha frequentato. Per le associazioni sarde presenti sul territorio nazionale ma anche all’estero, dal punto di vista giornalistico è diventato un punto di riferimento.
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