Un Carnevale tra i più famosi in Sardegna è quello di Tempio, le cui origini antiche sono difficili da ricostruire. Quello che si sa, con ragionevole certezza poiché confermato da alcune attestazioni scritte, è che, a cavallo tra Settecento e Ottocento, una grande festa popolare iniziava con l’Epifania e terminava con la pentolaccia, coprendo un arco temporale di circa due mesi, durante i quali la terra era messa a riposo e i contadini potevano rilassarsi e godere i frutti del proprio lavoro prima di riprendere l’attività.

 

Oggi, sebbene il Carnevale si consideri aperto con l’Epifania, la festa grande è limitata agli ultimi sei giorni che precedono la pentolaccia.

Il personaggio che domina il Carnevale tempiese è Re Giorgio, che raffigura il potere a tutti i suoi livelli, dal sindaco della città al presidente della Repubblica. Durante i sei giorni della manifestazione, sua maestà Re Giorgio viene celebrato in pompa magna, ma il martedì grasso, verso il tramonto, il suo destino si capovolge improvvisamente e il despota, dopo essere stato processato, viene bruciato nel pubblico ludibrio. 

Il re defunto lascia però sempre un erede, per il Carnevale che seguirà l’anno successivo, attorno al quale vengono costruiti i nuovi carri allegorici e i costumi, le due perle che hanno reso celebre il Carnevale di Tempio in tutta la regione. La preparazione dei carri, composti solitamente di cartapesta con strutture di legno, è un’attività che coinvolge per lunghi mesi un gran numero di cittadini tempiesi che iniziano i loro lavori ben prima della manifestazione vera e propria.

Di solito ne vengono realizzati una ventina, intorno ai quali, al culmine della festa, danzano migliaia di figuranti in costume. Alla sfilata, nel giorno del giovedì grasso, possono assistere fino a cinquantamila spettatori, venuti da varie zone dell’isola per uno dei Carnevali più famosi della Sardegna.

 

Da “101 cose da fare in Sardegna almeno una volta nella vita” di Gianmichele Lisai

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