Il Punto

L'opinione

Elisabetta Delogu, l’eleganza del vivere

Di Angelica Grivèl Serra*

Elisabetta fissa il plissé appeso al melograno: ha l'impalpabile consistenza dell'acqua nel compiacere i moti del vento, a seconda del suo virare dal brusco al dolce. È una luna di serico pervinca. Il terso verde delle iridi di Elisabetta è immobile sull'ondeggiare del tessuto, che gioca, in un incessante apparire e dissolversi, tra le trame sottili dei rami dell'albero che rosseggia fuori, nel cortile. È una specie di rapimento estatico cui lei si abbandona per attimi. Ora, però, basta riservargli occhiate! Deve lasciare che i soffi d'aria ne asciughino le cromie. D'altronde, la tintura è ancora fresca. Potrà dirsi pienamente pervinca solo ad asciugatura completa.

Elisabetta Delogu, l’eleganza del vivere

La pandemia da ASTIO19

di EMILIANO DEIANA*

Se ci pensiamo: viviamo nell’epoca della Storia umana in cui si scrive di più (messaggistica, post, commenti etc.). Mai, però, nella Storia si è scritto peggio: lessicalmente, sintatticamente e sentimentalmente.

Ma di cosa si scrive in maniera così compulsiva? A quale sentimento risponde questa forma di scrittura così - per darle una definizione - assoluta? Si scrive, in questo 'tempo dell’astio', per dar voce alla rabbia, al rancore, alla forma di violenza verbale che giaceva, incagliata, in qualche recesso dell’anima.

La pandemia da ASTIO19

Pompeo Calvia, Sassari andata e ritorno

Di MATTEO PORRU

Il campanile della chiesa di Santa Caterina a Mores, un piccolo capolavoro neoclassico, lo progettò Salvatore Calvia e Pompeo, suo figlio, ne era orgogliosissimo. Non tanto per il campanile in sè, ma perchè a farlo era stato suo padre, che in quel borgo sassarese c’era nato e che sarebbe stato il suo principale faro umano e culturale negli anni a venire.

Pompeo Calvia, Sassari andata e ritorno

Piano Casa non è sinonimo di libertà

DI ALBERTO MARCEDDU

Oggi più che mai, ci siamo resi conto di quanto siamo fragili, deboli e insicuri in un pianeta che reagisce costantemente ed in maniera naturale alle catastrofi. Ci abbiamo provato con frasi di buon auspicio, un "ce la faremo" e un "andrà tutto bene". Abbiamo cercato di sentirci meno soli cantando l'Inno di Mameli sul balcone, ricordandoci che ci si può sentire più uniti e vicini anche nella lontananza e nella solitudine, riconoscendo una condizione di appartenenza che non è sufficiente sotto un cielo grigio, nemmeno cantando Nel blu dipinto di blu. Quando viene meno la libertà, tutto crolla, tutto si sgretola e si sbriciola in brevissimo tempo.

Piano Casa non è sinonimo di libertà

Queneau, Calvino, la lingua sarda e il giorno del pregiudizio

di EMILIANO DEIANA*

Non si dovrebbe mai scrivere di sé. 

È una vecchia regola buona, naturalmente, per essere infranta. A maggio è uscito il mio primo romanzo “La morte si nasconde negli orologi” edito dalla sarda-sardissima Maxottantottoedizioni. Sono andato molto in giro a presentarlo e, in ogni occasione, dichiaravo un mio limite e un personale “fallimento”. Quel libro, quella storia avrei voluto scriverla - se avessi avuto tutte le parole a disposizione e un’abilità diversa - nella mia lingua, il gallurese o in sardo.

Queneau, Calvino, la lingua sarda e il giorno del pregiudizio

Orotelli: un viaggio nel tempo tra magia, storia e tradizione

di ALESSANDRA DERRIU*

 

 Un progetto di ricerca per la valorizzazione della storia e delle tradizioni locali.

'La ricerca culturale ha un ruolo fondamentale nelle scelte di rilancio di una comunità e del suo territorio, motivo per cui deve essere promossa e diffusa in tutte le sue forme'.

Un concetto di cultura che secondo il primo cittadino di Orotelli, Nannino Marteddu, 'è capace di promuovere e valorizzare il patrimonio materiale ed immateriale'. Orotelli è un paese simbolo, come tanti altri in Sardegna, un microcosmo brulicante di tradizioni ed antiche usanze.

Orotelli: un viaggio nel tempo tra magia, storia e tradizione

Francesco Cucca, voce del verbo viaggiare

Di MATTEO PORRU

Nel 1892, c’è un bambino che ha un anno per ogni dito delle mani e le avvolge intorno a una zappa. Ha perso la mamma e il papà in una manciata di giorni, poco più del tempo che la vita gli ha concesso per diventare grande e servo pastore. Lo deve fare, da fratello maggiore, che Gaetano e Antonio sono troppo piccoli per lavorare così tanto.

Francesco Cucca, voce del verbo viaggiare

Oltre la paura, parlare per cambiare

Di MARGHERITA ZURRU

Ma sù, che qua da voi (in Sardegna, n.d.r.) comandano le donne, non starà un po’ esagerando, avvocato?” Vorrei replicare. Sulla favola del matriarcato sardo e sulla vocale sbagliata – l’italiano non è un’opinione, si dice avvocata, femminile singolare – ma stavolta non raccolgo, sono qui per parlare d’altro. 

Oltre la paura, parlare per cambiare

Elogio delle piccole cose

di MARIA GIOVANNA DESSI'

 

Le piccole cose sono quelle che vediamo con una grande apertura dello sguardo

e alle quali decidiamo di dedicare il nostro tempo.

Non è semplice trovarle, come quando decidiamo in piena notte di fotografare le stelle,

i pianeti o la luna.  Per vedere le piccole cose nella vita di tutti giorni è importante camminare lentamente, con le gambe e con il cuore. Provare a osservare con occhi nuovi ciò che circonda, leggere negli sguardi, capire le sfumature dei colori, sentire il profumo che ci circonda, non dare nulla per scontato.

Le piccole cose nascondono grandi segreti. Possono farci viaggiare nel tempo e nello spazio.

Ci permettono di nutrire la nostra curiosità, di imparare a conoscerci meglio e a comprendere gli altri.

Elogio delle piccole cose

Il tempo di chi non c'è più

di EMILIANO DEIANA*

Parlare della morte non è di moda. Forse non lo è mai stato. Forse non lo sarà mai. 

Eppure, in questo tempo mediano, in questo Medioevo pandemico tornano alla ribalta i morti, le loro storie, le loro vicende minime, gli affetti, i lasciti, le assenze, il vuoto, la lontananza, la distanza messa fra le spoglie e il ricordo di ciò che è stato e mai più sarà. Quante volte abbiamo sentito, in questi lunghi mesi che sembran secoli, le sirene delle ambulanze allontanarsi da città e paesi e il pensiero che si allunga nel suono ansiogeno della domanda: ci rivedremo ancora? O nel terrore asintomatico o cortisonico che fa soffiare la certezza di dire: non ci vedremo più!

Il tempo di chi non c'è più

Cambiare la scuola per cambiare la Sardegna

di DANILO LAMPIS*

Uno dei principali indicatori per valutare lo stato di salute di una democrazia e del suo sistema economico e sociale, è il numero di persone che vengono perse dalla scuola e dal sistema formativo nel suo complesso. La Sardegna non è in forma: se dovessimo mutuare il linguaggio utilizzato per la crisi epidemiologica, viviamo nella zona rossa per quanto riguarda i tassi di abbandono scolastico e povertà educativa.

Cambiare la scuola per cambiare la Sardegna

Cosa è rimasto ai sardi della Sardegna

di LAURA FOIS*

Se dovessi scrivere un pezzo per il finale di quest’anno, probabilmente sarebbe meglio consegnarlo a qualche testata, blog o post di Facebook alle 23:59 del 31 dicembre. L’ultimo minuto disponibile, l’ultimo istante di un 2020 che si è portato via dai più grandi (da Kobe Bryant a Maradona, ma la lista è lunga) ai comuni mortali. Perché mai come quest’anno la morte, la rabbia, la tristezza, la frustrazione, la perdita e la solitudine sono state così evidenti.

Cosa è rimasto ai sardi della Sardegna
Image